Global Times - Il Pentagono usa Taiwan per tenere in ostaggio gli alleati?

1064
Global Times - Il Pentagono usa Taiwan per tenere in ostaggio gli alleati?

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

Global Times 

Il Pentagono sta esercitando pressioni sul Giappone e sull'Australia affinché chiariscano quale ruolo avrebbero in caso di guerra tra Stati Uniti e Cina per il controllo della regione di Taiwan, secondo quanto riportato dal Financial Times. Questo equivale a esercitare pressioni affinché si impegnino ad assumere ruoli di primo piano in caso di “emergenza Taiwan”. Secondo l'articolo, questa mossa ha lasciato Tokyo e Canberra “frustrate”, dato che gli stessi Stati Uniti non hanno dato “una garanzia incondizionata a Taiwan”. Fonti vicine alla questione hanno rivelato che il Pentagono ha “insistito sulla questione negli incontri con i funzionari della difesa giapponesi e australiani negli ultimi mesi”, con Elbridge Colby, sottosegretario alla Difesa per la politica degli Stati Uniti ed estremista falco a Washington, come principale promotore.

La questione di Taiwan è interamente un affare interno della Cina ed è la prima linea rossa che non può essere superata nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti. In nessun momento la questione di Taiwan può essere trattata come una merce di scambio. La mossa del Pentagono di provocare sensibilità regionali al limite di questa linea rossa è altamente irresponsabile. Non solo contraddice le dichiarazioni di lunga data degli Stati Uniti sull'adesione alla politica di “una sola Cina”, ma costituisce anche una palese interferenza nelle posizioni di politica estera indipendenti dei suoi alleati. Interrogato sulla questione durante la sua visita in Cina domenica, il primo ministro australiano Anthony Albanese ha chiarito che “sosteniamo lo status quo per quanto riguarda Taiwan. Non sosteniamo alcuna azione unilaterale in quella zona”. Proprio la settimana scorsa, durante un incontro con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi a Kuala Lumpur, anche il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya ha ribadito che “la parte giapponese non ha cambiato la sua posizione sulla questione di Taiwan, come affermato nella dichiarazione congiunta Giappone-Cina del 1972”. Il principio di “una sola Cina” è il fondamento e il prerequisito sia per le relazioni Cina-Australia che per quelle Cina-Giappone. Il Pentagono non ha l'autorità di coinvolgere altri paesi nella questione di Taiwan.

Da tempo il Giappone e l'Australia sono stati designati dagli Stati Uniti come “pietre angolari dell'Indo-Pacifico” e hanno subito pressioni affinché prendessero posizione nelle rivalità geopolitiche. Tuttavia, la questione di Taiwan è molto più delicata rispetto ad altri punti caldi della regione ed entrambi i paesi sono ben consapevoli dei costi che comporterebbe il coinvolgimento in un potenziale conflitto in quella zona. Quando il Pentagono spinge incautamente per una definizione dei ruoli, la risposta istintiva di Tokyo e Canberra è stata cauta. Nessuno dei due paesi è disposto a pagare il conto dei calcoli strategici di Washington, né è pronto a rischiare un colpo devastante alle proprie relazioni con la Cina. Se fossero passivamente ridotti a strumenti di interferenza degli Stati Uniti, e persino ad armi anti-Cina, la loro stessa sicurezza potrebbe alla fine risentirne. Il Pentagono può credere che la coercizione generi conformità, ma in realtà sta accelerando le forze centrifughe all'interno dell'alleanza.

La mossa del Pentagono invia un segnale sbagliato alle forze indipendentiste di Taiwan. In realtà, Washington non ha mai cambiato la sua visione strategica di Taiwan come pedina, uno strumento per contenere la Cina. Taiwan è qualcosa che gli Stati Uniti sono pronti ad abbandonare se le circostanze lo richiedono, non sacrificheranno mai i propri interessi nazionali per le forze indipendentiste di Taiwan. L'ultima mossa del Pentagono non si è discostata da questa posizione, ma ha piuttosto confermato ulteriormente i calcoli di Washington. È ridicolo che le autorità del Partito Democratico Progressista e le forze indipendentiste di Taiwan continuino a sperare di “affidarsi agli Stati Uniti per ottenere l'indipendenza”, mentre gli Stati Uniti si stanno già preparando a passare questa patata bollente ai propri alleati.

Recentemente, il Pentagono ha spesso dispiegato forze militari nella regione Asia-Pacifico, esortando i suoi alleati nella regione ad aumentare la spesa per la difesa come i paesi della NATO e conducendo continuamente esercitazioni militari congiunte contro la Cina. Ciò evidenzia il disallineamento strategico del Pentagono. Questa mossa rivela che l'intervento militare di potenze esterne è il principale fattore scatenante dello scoppio di un conflitto nello Stretto di Taiwan, con alcuni a Washington che agiscono come fomentatori disposti a minare la pace e la stabilità nella regione Asia-Pacifico. Come ha affermato un portavoce del Ministero della Difesa cinese, l'esercito cinese ha la capacità di contrastare qualsiasi forma di azione secessionista per l'“indipendenza di Taiwan” e difenderà con determinazione la sovranità nazionale e l'integrità territoriale. Se il Pentagono insisterà ad agire in modo sconsiderato, ne subirà sicuramente le conseguenze.

Dopo che gli è stato chiesto di aumentare la spesa per la difesa, il Giappone ha annullato una riunione ministeriale con gli Stati Uniti. Questo rivela la cruda realtà di essere “strumentalizzati” dagli Stati Uniti, che sta risvegliando in alcuni paesi un senso di autonomia strategica. Proprio mentre il Pentagono sta costringendo i suoi alleati a “schierarsi”, il primo ministro australiano Albanese ha intrapreso la sua prima visita in Cina dalla rielezione, alla guida di una nutrita delegazione che comprende dirigenti di grandi aziende come BHP e Fortescue. L'itinerario di sette giorni copre tre città cinesi, mettendo in evidenza la vivace vitalità della cooperazione economica e commerciale tra Cina e Australia. Questi fatti illustrano chiaramente che mantenere la stabilità, rafforzare le interazioni economiche e commerciali e cercare una cooperazione vantaggiosa per tutti sono le aspirazioni comuni e il tema principale dei paesi della regione Asia-Pacifico, e che provocare scontri tra fazioni non ha né mercato né futuro in quest'area.

La regione Asia-Pacifico è una terra di sviluppo pacifico e prosperità condivisa, non un campo di battaglia per giochi geopolitici. Se gli Stati Uniti desiderano sinceramente la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan, dovrebbero allineare le loro parole alle azioni, aderire al principio di “una sola Cina” e alle disposizioni dei tre comunicati congiunti Cina-USA, opporsi all'“indipendenza di Taiwan” e sostenere la riunificazione della Cina. Il Pentagono dovrebbe correggere immediatamente le sue pratiche impopolari e fuorvianti, cessare ogni interferenza nello Stretto di Taiwan e sostenere sinceramente la pace e la stabilità nella regione Asia-Pacifico come grande potenza responsabile.

(Traduzione de l'AntiDiplomatico)

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia di Giuseppe Masala L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo   Una finestra aperta CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo

CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO) di Fabio Massimo Paernti Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN di Alessandro Bartoloni USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN

USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

L’illusione neoliberale tra diritti civili e sociali di Paolo Desogus L’illusione neoliberale tra diritti civili e sociali

L’illusione neoliberale tra diritti civili e sociali

L'interregno globale e le faglie dei BRICS di Geraldina Colotti L'interregno globale e le faglie dei BRICS

L'interregno globale e le faglie dei BRICS

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina di Giorgio Cremaschi Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti