Global Times - L'essenza del deficit commerciale dell'Europa con la Cina, vista attraverso un condizionatore d'aria

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Un'ondata di calore "mortale" sta investendo il continente europeo. Si stima che abbia causato circa 15.000 decessi, molti dei quali tra persone anziane che vivono in appartamenti e case di cura senza aria condizionata. Nel mezzo dell'ondata di calore, i condizionatori d'aria prodotti in Cina sono andati a ruba nei principali centri commerciali europei. Sui social media, molti utenti europei hanno commentato che "i condizionatori cinesi sono economici" e che "l'Europa dovrebbe importarne di più". Scene come queste meritano un'attenta riflessione da parte dei responsabili politici dell'UE.

Dal 2020, gli eventi di caldo estremo sono diventati significativamente più frequenti in Europa. Prendiamo ad esempio il 2025: le temperature in alcune zone dell'Europa occidentale hanno superato i 46 °C a giugno, mentre le aree vicino al Circolo Polare Artico hanno registrato l'ondata di calore più lunga di sempre, durata tre settimane consecutive a luglio. Un altro dato significativo è che durante l'anno di raffreddamento 2025 (termine utilizzato nel settore della climatizzazione, che si riferisce al periodo da agosto 2024 a luglio 2025), le importazioni europee di condizionatori d'aria cinesi sono aumentate di circa il 40%, diventando il principale motore della crescita globale delle esportazioni cinesi di condizionatori. Oltre ai condizionatori d'aria, anche una vasta gamma di prodotti rinfrescanti di fabbricazione cinese, dai cappelli da sole con ventola integrata ai ventagli portatili e alle coperte rinfrescanti, ha guadagnato popolarità in tutta Europa.

Questo costituisce il vero contesto in cui si inserisce il recente clamore suscitato da alcuni politici europei riguardo al cosiddetto "deficit commerciale con la Cina". Per molte famiglie europee, i requisiti sono semplici: prezzi accessibili, facilità di installazione, efficienza energetica e minimo impatto sulle abitazioni più datate. In risposta a queste esigenze pratiche e impellenti, aziende cinesi come Midea Group, Haier e Gree hanno introdotto prodotti ben adattati e ben accolti. Si tratta di soluzioni economiche scelte dai consumatori europei, che si trovano ad affrontare le reali difficoltà legate al caldo estremo, all'invecchiamento delle abitazioni e ai budget limitati.

Alcuni consumatori europei hanno persino condiviso online storie di lunghi viaggi per accaparrarsi un condizionatore d'aria cinese. Un utente ha raccontato di aver trascorso due giorni a cercare in tutta l'UE, percorrendo infine 200 chilometri per acquistare l'ultimo apparecchio disponibile, a un prezzo già aumentato di 100 euro. Un altro ha commentato senza mezzi termini: "Se ci fossero condizionatori d'aria francesi, comprerei quelli francesi. Ma prima di tutto, ci deve essere l'aria condizionata. Se la Francia permette l'importazione di prodotti cinesi, comprerò quelli cinesi". Queste osservazioni colgono la dimensione reale e concreta del deficit commerciale tra Europa e Cina.

La corsa dei consumatori europei all'acquisto di condizionatori d'aria cinesi rappresenta solo una piccola parte del più ampio mosaico delle relazioni economiche e commerciali tra Cina ed Europa, ma riflette un quadro ben più vasto. Non c'è coercizione, né la cosiddetta "dominazione industriale" né alcuno "shock". La logica è semplice: la domanda genera ordini, la scarsità spinge le importazioni e i prezzi competitivi sostengono i consumi. La domanda reale della società è il fondamento degli scambi commerciali tra Cina ed Europa. Molte esportazioni cinesi verso l'Europa soddisfano esigenze diverse: alcune sono beni intermedi necessari per la produzione industriale, altre sono prodotti di consumo per la vita quotidiana e altre ancora supportano la transizione verde europea. In sostanza, la cooperazione economica e commerciale tra Cina ed Europa si basa sul mutuo vantaggio e su risultati vantaggiosi per entrambe le parti.

La carenza di condizionatori d'aria in Europa ci ricorda che il problema non è che la Cina produca troppo bene, ma che alcuni paesi non si sono preparati a sufficienza in termini di capacità industriale e politiche pubbliche. Per decenni, la progettazione architettonica, la strategia energetica e l'assetto industriale europei si sono basati sul presupposto di un clima relativamente mite, sottovalutando la prospettiva che il caldo estremo diventasse la norma. Oggi, la capacità produttiva interna, i servizi di installazione, la riqualificazione degli edifici obsoleti e l'accessibilità economica dell'energia sono tutti sottoposti a una pressione crescente a causa dei cambiamenti climatici. Di fronte a queste carenze strutturali, le barriere commerciali non possono abbassare le temperature interne e le accuse reciproche non possono aumentare l'offerta. L'unica soluzione efficace è rispettare le dinamiche di mercato e colmare i divari di capacità attraverso una cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Osservando le relazioni Cina-Europa attraverso la lente di un singolo condizionatore d'aria, la conclusione è semplice: i consumatori europei ottengono prodotti migliori, le aziende cinesi conquistano mercati più ampi ed entrambe le parti trovano percorsi più concreti verso una transizione verde.

In effetti, l'UE ha già imposto in passato barriere tariffarie sui condizionatori d'aria cinesi per motivi ambientali. Tuttavia, queste misure non hanno migliorato la competitività dei produttori europei né hanno significativamente migliorato la qualità della vita dei cittadini. Spinti da un mercato competitivo consolidato e da una filiera industriale ben strutturata, i produttori cinesi di condizionatori d'aria sono passati rapidamente ai refrigeranti di nuova generazione. In parole semplici, mentre l'Europa discuteva ancora sull'effettiva necessità dell'aria condizionata, le aziende cinesi avevano già realizzato prodotti migliori. Questo esempio dimostra che le barriere commerciali non possono modificare la traiettoria generale dei legami economici tra Cina ed Europa; al contrario, hanno imposto costi maggiori alla società europea stessa.

Il caldo torrido che sta colpendo l'Europa avrebbe dovuto essere sufficiente a far aprire gli occhi a qualcuno. Se i politici europei tengono davvero all'opinione pubblica, dovrebbero scendere in piazza e porre ai cittadini una semplice domanda: sosterrebbero dazi più elevati sui condizionatori d'aria di fabbricazione cinese o quote di importazione che ne limitino la disponibilità? I politici europei, che da tempo si presentano come paladini della democrazia, non dovrebbero ignorare l'opinione pubblica più genuina. È ora che l'élite politica europea smetta di dormire sonni tranquilli.

(Traduzione de l'AntiDiplomatico)

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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