Golpe elettorale in Honduras: portavoce del CNE ribadisce le accuse di brogli

Ochoa chiede uno scrutinio integrale voto per voto per garantire trasparenza, ma la maggioranza del consiglio elettorale ha deciso di limitare la verifica

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Golpe elettorale in Honduras: portavoce del CNE ribadisce le accuse di brogli

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Dopo che sono passate oltre due settimane dalle elezioni presidenziali e legislative, l’Honduras è ancora prigioniero di un’incertezza che mina le fondamenta stesse della sua democrazia e conferma il paventato golpe elettorale favorito dalle ingerenze USA. Il centro della tormenta è il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), accusato di negare risposte alle gravissime denunce di frode nel Sistema di Trasmissione dei Risultati Elettorali (TREP) e di perpetuare così uno stallo carico di tensione.

In una sessione plenaria tenutasi martedì, il portavoce del CNE, Marlon Ochoa, ha lanciato un monito drammatico. Ha denunciato la necessità improrogabile di procedere a un conteggio voto per voto delle 19.167 actas (verbali) del livello presidenziale, delle quali ben 16.839 presentano, come evidenzia, irregolarità di varia natura. Tra queste figurano voti in numero superiore a quelli registrati dal sistema biometrico, somme che non collimano e firme assenti. Un quadro che getta un’ombra lunga sulla regolarità del voto del 30 novembre.

Secondo Ochoa, la fiducia nel sistema non può essere ricostruita “a gocce”, in attesa di accordi tra quelle “cupole specializzate nell’alterare i verbali elettorali”, un chiaro riferimento alle ombre che offuscarono anche le contestate elezioni del 2017. La risposta dell’organismo, tuttavia, sembra andare in direzione opposta. I consiglieri del CNE avrebbero infatti deciso di limitare lo scrutinio speciale a soli 553 verbali presidenziali, aggiungendole ai 1.081 già selezionati in una sessione precedente.

Una misura che, per il portavoce, è del tutto insufficiente e pericolosa. Ochoa ha affermato senza mezzi termini che questa scelta “non va a garantire che si conosca la volontà del popolo honduregno”, con il rischio concreto di proclamare un “falso vincitore”. La sua denuncia si è fatta ancora più specifica, sostenendo l’esistenza di una precisa intenzione di limitare la revisione dei verbali, compromettendo la trasparenza totale e lasciando nell’ombra migliaia di irregolarità potenzialmente in grado di alterare l’esito finale.

La disputa elettorale honduregna si è così interamente trasferita all’interno dello stesso organo che dovrebbe garantirne l’imparzialità. Ochoa insiste pubblicamente che l’unica via per uscire dalla crisi e adempiere alla responsabilità democratica è una sola: uno scrutinio integrale, voto per voto, di tutti i verbali presidenziali. Solo questo, sostiene, potrebbe restituire legittimà a un processo ormai sfilacciato e scongiurare il pericolo che l’Honduras affondi in una nuova, profonda instabilità. Il paese attende, in un silenzio carico di apprensione, una risposta chiara che sembra non arrivare mentre le proteste dei militanti del partito Libre vengono represse dalle forze di polizia.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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