Golpe in Burkina Faso: accusato l'ex leader Damiba, finanziamenti dalla Costa d'Avorio

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Golpe in Burkina Faso: accusato l'ex leader Damiba, finanziamenti dalla Costa d'Avorio

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Il governo del Burkina Faso ha reso noti i dettagli di un complotto, definito di "altissimo tradimento", volto ad assassinare il capo di Stato, il capitano Ibrahim Traoré, e a destabilizzare il Paese per aprire la strada a un intervento militare straniero. A rivelarlo è stato il ministro della Sicurezza, Mahamadou Sana, che ha dipinto il quadro di un piano eversivo ben orchestrato, fortunosamente smantellato dai servizi il 3 gennaio scorso.

Secondo la ricostruzione delle autorità, la tentata sovversione, prevista per le 23:00 di quello stesso giorno, aveva obiettivi sanguinari e precisi. L'obiettivo principale del piano era l'eliminazione fisica del presidente Traoré, da attuarsi con un agguato a fuoco o facendo esplodere la sua residenza. L’ondata di violenza avrebbe dovuto colpire sistematicamente altre alte autorità civili e militari, mentre una base di droni governativa sarebbe stata neutralizzata per paralizzare ogni capacità di reazione. Il passo successivo, ha affermato Sana, sarebbe stata la provocazione di un’intervento armato estero.

 
 
 
 
 
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Il ministro ha indicato senza mezzi termini il principale istigatore nell’ex tenente colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba, già a capo di una precedente giunta, accusandolo di aver concepito l’operazione, raccolto fondi e reclutato complici. La trama, ha sottolineato Sana, si avvaleva di una doppia rete, militare e civile, quest’ultima incaricata di fornire copertura e sostegno popolare ai golpisti. Un elemento cruciale dell’accusa riguarda il finanziamento dall’estero. Sana ha dichiarato che una parte significativa dei fondi proverrebbe dalla Costa d’Avorio, citando una recente transazione di circa 125.000 dollari.

Mentre le indagini proseguono per identificare tutte le ramificazioni della rete, le autorità esortano la popolazione alla calma e alla vigilanza, pur ringraziando i cittadini che la notte del complotto si sono mobilitati spontaneamente per proteggere il presidente. L’episodio si inserisce in un contesto regionale teso. Burkina Faso, Mali e Niger, uniti nell’Associazione degli Stati del Sahel (AES), perseguono un percorso di integrazione a forte impronta sovranista e panafricana, apertamente critico verso le ex potenze coloniali e le ancora forti interferenze imperialiste.

I tre paesi, che hanno attivato una forza congiunta anti-terrorismo e progetti economici comuni, hanno anche siglato un patto di mutua difesa in caso di minacce esterne alle loro sovranità. 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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