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Golpe in Zimbabwe, esponente socialista spiega: «Mugabe non ha mai accettato completamente l'agenda neoliberista»

 

Secondo il socialista dello Zimbabwe Munya, interpellato dalla rivista britannica Socialist Worker, «questa è una cristallizzazione di una lotta fra le forze all'interno della classe dirigente e riflette una crisi economica»

 

Le forze armate dello Zimbabwe hanno preso il controllo della capitale Harare ed arrestato il presidente Robert Mugabe. Si tratta del risultato di una crisi politica tra due fazioni del partito di governo Zimbabwe African National Union Patriotic Front (ZANU - PF) esplosa la scorsa settimana quando l’anziano Mugabe ha deciso di allontanare il suo vicepresidente Emmerson Mnangagwa, fino al quel momento indicato come prossimo successore del novantatreenne ormai ex capo di Stato.

 

Secondo il socialista dello Zimbabwe Munya, interpellato dalla rivista britannica Socialist Worker, «questa è una cristallizzazione di una lotta fra le forze all'interno della classe dirigente e riflette una crisi economica».

 

 

L’esponente socialista ha spiegato che la classe dirigente dello Zimbabwe è divisa su come affrontare la crisi economica.

 

«La fazione raccolta intorno a Mnangagwa e l'esercito potrebbero volere riforme che vadano nel senso del libero mercato. Ed anche aprire lo Zimbabwe alle potenze imperialiste occidentali, inclusi gli ex governanti coloniali britannici».

 

Munya poi spiega: «Mugabe non ha mai accettato completamente l'agenda neoliberista. La fazione Mnangagwa comprende l'ex ministro delle finanze che ha lavorato a stretto contatto con il Fondo Monetario Internazionale».  

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