Grecia ancora nel caos. Nuove elezioni il 17 giugno, il ritorno alla dracma sempre più probabile

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Grecia ancora nel caos. Nuove elezioni il 17 giugno, il ritorno alla dracma sempre più probabile

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Fallito l'ultimo tentativo del presidente Papoulias di formare un governo, i leader dei partiti politici ricevuti dal capo dello Stato hanno spiegato che saranno convocate nuove elezioni il 17 giugno prossimo e costituito un governo ad interim.  Il clima con cui Atene affronterà questa nuova campagna elettorale è quello di grande polarizzazione e pieno di incognite per l'economia ed il futuro del paese. 
Stando a quanto riferito oggi dal quotidiano Kathimerini, martedì il leader della Sinistra democratica Fotis Kouvelis ha avanzato un'ultima proposta per superare la resistenza della sinistra radicale Syriza di entrare a far parte di un governo al fianco dei leader socialista e conservatore, Evangelos Venizelos e Antonis Samaras, che hanno firmato il piano di aiuti con Unione europea (Ue) e Fondo monetario internazionale (Fmi). Secondo la proposta di Kouvelis, Venizelos e Samaras avrebbero potuto impegnarsi a sostenere l'iniziativa del nuovo governo di Atene di avviare un graduale disimpegno dal piano di aiuti Ue-Fmi. "La nostra proposta è stata respinta perché sembra che alcune forze politiche abbiano deciso di andare a nuove elezioni in modo da servire gli interessi del loro partito", ha denunciato ieri Kouvelis. 
“Purtroppo la Grecia va verso nuove elezioni per colpa di qualcuno che ha messo i propri temporanei interessi politici al di sopra degli interessi della nazione”. Questo l'acido commento del leader socialista del Pasok, Evangelos Venizelos, all'uscita dalla riunione del presidente Papoulias con i leader dei partiti. Bersaglio di Venizelos è Alexis Tsipras, leader della sinistra radicale, vincitore morale del voto del 6 maggio, che ha opposto una serie di rifiuti e di veti alle varie combinazioni proposte da chi di turno era incaricato di formare il governo. La sinistra radicale di Syriza è al primo posto delle preferenze dei greci, con oltre il 20 per cento dei consensi. Seguono Nea Democratia di Samaras con il 19, il Pasok con il 12. Mentre l' 81,4 per cento degli intervistati si è detto a favore della permanenza della Grecia nell'euro. Tsipras rispecchia questa tendenza: contrario agli accordi con Bce e Fmi sui prestiti in cambio di grandi sacrifici, favorevole alla permanenza della Grecia nell'Unione europea. Ma, purtroppo per i greci, e non solo per loro, l'uno esclude l'altra, almeno per come stanno le cose in questa fase. E martedì il segretario del FMI Lagarde ha dichiarato possibile un'uscita controllata dall'euro.

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