Grecia: sale la pressione dei leader europei prima delle elezioni del 17 giugno
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I leader europei iniziano a fare pressioni al popolo greco prima delle elezioni legislative del 17 giugno, che si sta trasformando in un referendum sull'euro o ritorno alla dracma. “Se vogliono restare nella zona euro, i greci non possono pronunciarsi per partiti che la faranno uscire dall'unione monetaria”. Ad affermarlo è il nuovo ministro degli esteri francesi, Laurent Fabius, sottolineando come sia “necessario che si spieghi senza arroganza ai nostri amici greci che se vogliono restare nell'euro devono scegliere le formazioni politiche che glielo permetteranno”. Dal summit Nato di Chicago, anche il primo ministro David Cameron ha dichiarato di ritenere che le elezioni greche saranno un referendum sull'euro e spetta al popolo decidere se restare nell'unione monetaria o meno. In quest'ultimo caso, l'euro zona dovrà essere pronta a dolorose azioni di “salvagente” per prevenire gli effetti collaterali.
Il partito di estrema sinistra Syriza, secondo partito nazionale nelle legislative del 6 maggio e favorito in quelle del 17 giugno, ha già dichiarato che annullerà le misure restrittive imposte dai creditori internazionali in cambio del pacchetto di aiuti necessario ad evitare il default del paese. Nell'impossibilità di formare un governo di coalizione, per la mancanza dei numeri parlamentari dei partiti, la Grecia ha dovuto indire una nuova tornata elettorale: una vittoria dei partiti tradizionali, Nuova democrazia ed il socialista Pasok (socialistes), è tutt'altro che garantita per il clima che si respira nel paese. L'ipotesi peggiore sarebbe quella di una nuova tornata in cui nessuna formazione politica sarà in grado di avere i numeri per governare. Le conseguenze sociali potrebbero essere drammatiche. Possibili scenari sono stati illustrati dal vice primo ministro inglese e leader del partito liberale britannico, Nick Clegg, in un'intervista al giornale tedesco Der Spiegel. “Un collasso della zona euro creerebbe "le basi ideali per la crescita degli estremismi e della xenophobia", il monito di Clegg, che ha anche sottolineato come, dato il livello della crisi greca, la moneta unica potrà sopravvivere solo con la disciplina fiscale. Rispetto alla dottrina predominante Obama-Hollande a favore della crescita e contro l'eccessivo rigore di Berlino, Clegg propende per la linea della cancelliera Merkel, purché “flessibile e non eccessivamente dogmatica”.


