Greggio in rialzo del 3% e droni kamikaze: cosa sta succedendo tra Stati Uniti e Iran
I prezzi del petrolio registrano un'impennata verticale — con il Brent che balza di oltre il 3% superando i 78 dollari al barile e il WTI che si attesta sopra i 73 dollari — a seguito dell'annuncio, da parte del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), di una nuova e massiccia offensiva aerea contro l'Iran.
Quest'ultima ondata di raid si colloca nel contesto di un progressivo e pericoloso inasprimento delle tensioni militari tra Washington e Teheran. In precedenza, lo stesso CENTCOM aveva comunicato che le proprie forze avevano preso di mira ben 140 obiettivi iraniani nella notte tra sabato e domenica, siglando così la terza incursione su vasta scala contro la nazione persiana. Stando a quanto riferito dal comando americano, l'operazione è scattata come risposta immediata al fuoco aperto dalla Marina dei Guardiani della Rivoluzione Islamica contro un'imbarcazione straniera nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito energetico globale.
La spirale di violenza ha preso il via lo scorso 8 luglio, momento in cui Washington ha riavviato i bombardamenti con l'obiettivo dichiarato di infliggere "costi elevati" a Teheran, ritenuta responsabile di presunti attacchi ai danni di navi mercantili in transito nello stretto.
La controffensiva iraniana non si è fatta attendere: per rappresaglia, Teheran ha bersagliato con missili balistici le installazioni militari statunitensi presso la base aerea Prince Hassan, in Giordania. Contemporaneamente, un attacco combinato di droni ha colpito un sistema missilistico Patriot, un deposito di munizioni e una stazione radar dell'esercito americano in Kuwait, mentre droni kamikaze hanno preso di mira un centro comunicazioni e una postazione radar degli Stati Uniti in Bahrein.


