"Gringos, andate al diavolo!": Diosdado Cabello denuncia i piani imperialisti USA

Cabello contro Trump e l'opposizione: "Il vero cartello è a Nord"

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Caracas alza la voce contro quelle che definisce le mire coloniali di Washington. In risposta alle recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, le più alte cariche venezuelane lanciano un duplice atto di accusa: gli Stati Uniti, dietro il pretesto fasullo della democrazia e della lotta al narcotraffico, mirano in realtà all'appropriazione delle immense risorse naturali del paese sudamericano. Una "maschera caduta", che rivela l'essenza predatoria dell'aggressione imperialista.

Diosdado Cabello, segretario generale del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e ministro degli Interni, ha tuonato nel suo programma televisivo "Con el Mazo Dando", definendo quella di Trump una "vera confessione". Come evidenziato da Cabello, la narrativa su diritti umani o terrorismo è solo una facciata per coprire il vero fine: il controllo del petrolio, delle terre e delle ricchezze nazionali. "Quello che infastidisce gli Stati Uniti è la dignità del popolo venezuelano", ha affermato, sostenendo che da 17 mesi il governo nordamericano conduce un "terrorismo psicologico" attraverso campagne mediatiche false per giustificare sanzioni e blocchi.

Il ministro ha respinto con forza anche le accuse sul narcotraffico, bollandole come menzogne costruite per criminalizzare la nazione bolivariana, e ha attaccato ferocemente l'opposizione estremista e golpista venezuelana, definendola "lacche dell'impero". In particolare, ha preso di mira María Corina Machado, accusandola di essere una pedina di potenti multinazionali petrolifere come la ExxonMobil e di politici statunitensi, promuovendo narrative che cercano di giustificare interventi militari. "Solo una persona con l'anima profondamente decomposta può affermare che il 60% dei venezuelani sono narcotraficanti", ha dichiarato, riferendosi a sue recenti dichiarazioni che sono dirette a criminalizzare un'intera popolazione pur di giustificare un intervento militare.

Sulla stessa linea, il presidente Nicolás Maduro ha parlato di un chiaro tentativo di "imporre un governo fantoccio" per trasformare il Venezuela in una colonia. "La verità è stata svelata", ha detto Maduro, definendo le intenzioni statunitensi una "pretesa guerrafondaia e colonialista". Il presidente ha ribadito con forza la sovranità nazionale sulle risorse: "Il petrolio e le nostre ricchezze naturali appartengono al loro unico legittimo proprietario: il sovrano popolo venezuelano". Ha garantito che il commercio delle risorse proseguirà, sfidando quelle che deuncia come minacce illegali al libero scambio.

Entrambi i leader hanno sottolineato l'irremovibile difesa della Costituzione venezuelana e l'unità del popolo e delle forze armate per respingere qualsiasi pretesa esterna. Maduro ha anche affermato di aver portato all'attenzione del Segretario Generale dell'ONU, António Guterres, questa "escalation di aggressioni", esprimendo fiducia nel sostegno dei popoli latinoamericani e della comunità internazionale per far prevalere il diritto internazionale. Il messaggio da Caracas è uno solo: il Venezuela bolivariano non cederà mai la sua sovranità. "Il cartello è a nord", ha concluso Cabello, "e vuole il nostro petrolio".

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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