Guatemala, 7700 anni di prigione ai paramilitari che uccisero 256 indigeni durante la dittatura Montt
Forse la giustizia per i crimini commessi durante la dittatura di Rios Montt, che molti cittadini chiedevano in Guatemala, sta arrivando. Dopo il processo che si è aperto a carico del ex generale, dittatore, presidente de facto in uno dei regime più crudeli e bui che l’America Latina abbia mai visto, alcuni aguzzini proprio facenti parte delle efferate Pattuglie di Autodifesa civile, gruppo paramilitare che veniva usato per le operazioni più sporche durante quel periodo in Guatemala, sono stati ritenuti colpevoli dalla magistratura per la strage di Plan de Sanchez.
Episodio tra i più nefasti della storia del paese sudamericano in cui morirono 256 indigeni di etnia achi massacrati torturati e in alcuni casi bruciati vivi dalle crudeli milizie guatemalteche. 7700 sono stati alla fine il computo totale degli anni di carcere a cui sono stati condannati i paramilitari. Toccanti le testimonianze dei sopravvissuti all’eccidio che hanno raccontato l’orrore del massacro. Il Guatemala sembra così finalmente fare i conti con il proprio passato tragico. Proprio l’altra settimana è stato condannato a 6060 anni di prigione Pedro Pimentel, comandante dell’esercito, che sempre durante gli anni della dittatura partecipò al massacro di 201 contadini in una zona rurale del paese.


