Guerra all’Iran: tra il trionfalismo di Trump e una realtà militare più complessa
Mentre il conflitto contro l’Iran entra nella sua seconda settimana, le dichiarazioni della Casa Bianca e i segnali provenienti dal campo di battaglia raccontano due storie molto diverse. Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che l’offensiva congiunta di Washington e Israele, la coalizione Epstein, si è rivelata “più facile del previsto”. Secondo il leader statunitense, l’Iran avrebbe perso gran parte delle sue capacità militari: Marina quasi distrutta, difese aeree neutralizzate e migliaia di missili intercettati prima del lancio. Trump ha persino sostenuto che gli Stati Uniti potrebbero “annientare l’Iran in un’ora” se lo volessero davvero.
Anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha parlato di una campagna militare “travolgente e inarrestabile”, assicurando che la guerra procede più velocemente del previsto e che Teheran sarebbe ormai isolata dai suoi alleati regionali. Da Teheran, però, la versione è opposta. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi sostiene che i piani di Washington e Tel Aviv siano falliti e denuncia confusione strategica nelle loro dichiarazioni. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica afferma di aver colpito basi militari statunitensi con missili nell’ambito dell’operazione “Promessa Vera 4”, causando vittime tra i soldati nordamericani.
Secondo diversi analisti militari citati dal The New York Times, l’Iran sta adottando una strategia asimmetrica: invece di confrontarsi direttamente con la superiorità militare statunitense, cerca obiettivi vulnerabili come radar, sistemi antimissile e infrastrutture militari nella regione. Migliaia di droni sarebbero stati lanciati contro basi statunitensi in Qatar, Kuwait e Bahrein. Intanto emergono anche difficoltà logistiche per Washington. Fonti militari parlano di una carenza crescente di missili di difesa aerea nelle basi statunitensi in Medio Oriente, costringendo il Pentagono a trasferire armamenti da altri teatri strategici.
La Casa Bianca avrebbe inoltre chiesto aiuto agli alleati europei e asiatici, ricevendo però numerosi rifiuti. Dopo dodici giorni di guerra e decine di ondate di attacchi missilistici, una cosa appare chiara: al di là delle dichiarazioni trionfali, il conflitto rischia di trasformarsi in uno scontro lungo e imprevedibile, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per l’intero Medio Oriente e per l’equilibrio globale.
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