Guerra dei visti all'ONU: così gli Stati Uniti hanno tentato di fermare l'Iran
L'Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver tentato in ogni modo di impedire la partecipazione del Presidente Masoud Pezeshkian all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, imponendo ostacoli e restrizioni che Teheran ha fermamente respinto.
Mohsen Hayi Mirzai, capo dell'ufficio del presidente iraniano, ha dichiarato durante un'intervista televisiva che Washington ha imposto numerosi ostacoli per evitare che la delegazione dell'Iran arrivasse a New York. "Gli Stati Uniti non volevano che partecipassimo e hanno usato ogni stratagemma per impedire che la nostra voce raggiungesse il mondo", ha affermato il funzionario, aggiungendo che, nonostante le pressioni, il discorso "in tempo di guerra" di Pezeshkian ha inviato un messaggio chiaro alla comunità internazionale.
La battaglia dei visti e il blocco ai media
Secondo Hayi Mirzai, tra le precondizioni avanzate da Washington c'era l'obbligo per i diplomatici iraniani di recarsi prima in Svizzera per dei colloqui. Teheran ha respinto l'imposizione, avvertendo che l'intero viaggio sarebbe stato annullato. Alla fine, gli Stati Uniti hanno fatto marcia indietro, ma i visti sono stati rilasciati soltanto due notti prima della partenza, lasciando la delegazione nell'incertezza fino all'ultimo momento.
Inoltre, Washington ha negato il visto all'intero team dei media e della comunicazione iraniano. Di fronte a questa restrizione, all'emittente statale IRIB è stato chiesto di intensificare la copertura direttamente sul campo a New York, sebbene la struttura potesse contare su una sola persona e un'unica telecamera.
La scelta di andare all'ONU
La decisione di volare a New York è arrivata al termine di un vertice di esperti voluto da Pezeshkian, nonostante i pareri contrari di diversi consiglieri. A far pendere la bilancia a favore della partecipazione è stata la necessità di contrastare la narrativa di Washington e Tel Aviv: sapendo che sia il Presidente statunitense sia il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbero parlato dell'Iran, Teheran ha ritenuto fondamentale essere presente per evitare che si imponesse una versione unilaterale dei fatti.
Negli incontri a margine dell'Assemblea, Pezeshkian ha presentato l'Iran come vittima di un'aggressione e non come aggressore, ribadendo che il Paese non ha mai iniziato un conflitto, non teme di difendersi fino all'ultimo respiro, ma rimane aperto ai negoziati per la pace.
I nodi del discorso: sanzioni e vittime civili
Nel suo intervento e nei colloqui bilaterali, il Presidente iraniano ha denunciato i drammatici costi umani del conflitto e l'impatto delle sanzioni occidentali sulla popolazione, definendole una vera e propria "morte silenziosa" che priva i cittadini di farmaci e beni essenziali.
Pezeshkian ha pronunciato il suo discorso ai leader mondiali il 23 settembre, esattamente il giorno successivo alle dichiarazioni del Presidente statunitense Donald Trump, che dallo stesso palco aveva minacciato di "annientare" la Repubblica Islamica in assenza di un rapido accordo per porre fine alle ostilità.


