Hillary potrebbe fornire armi letali all’Ucraina: il rischio di una nuova escalation in Donbass

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Hillary potrebbe fornire armi letali all’Ucraina: il rischio di una nuova escalation in Donbass

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di Eugenio Cipolla

L’ultimo rapporto dell’Onu sulla guerra in Donbass diffuso la scorsa settimana ha fornito numeri chiari sulla situazione che continua a persistere in est Ucraina: da aprile 2014, cioè dall’inizio del conflitto tra le truppe governative e i miliziani separatisti, sono morte 9.569 persone. Segno che la guerra è tutt’altro che finita. Sulla linea del fronte si continua a combattere senza sosta, con l’esercito ucraino che bombarda i territori ribelli, provocando la medesima reazione da parte dei filorussi. Anche la diplomazia, come la componente militare, è piuttosto attiva. Russia e Ucraina, con la mediazione di Francia, Germania e Usa, stanno provando a uscire da una impasse che dura da quasi due anni e mezzo, ma le distanze tra le due posizioni sono ancora siderali. L’incendio, dunque, è ancora in corso.

Intanto ieri a gettare benzina sul fuoco ci ha pensato un eurodeputato ceco del Ppe, Jaromir Stetina. Vicepresidente della Commissione per la sicurezza e la difesa all’Europarlamento, Stetina è andato in visita in Donbass assieme ad altri due colleghi, Rebecca Harms e Michael Boni. A Marinka, sulla linea di demarcazione che separa il Donbass ucraino da quello filorusso, l’esponente del Partito Popolare europeo, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Unian, ha detto che «l’unico modo per porre fine al conflitto in Ucraina è la fornitura di armi da guerra a Kiev». Per Stetina gli accordi di Minsk sono inefficaci, ma soprattutto servirebbero ulteriori sanzioni alla Russia da parte dell’Unione Europea.

Le parole di Stetina fanno seguito a quelle di Leon Panetta, ex capo della CIA dal 2009 al 2011, il quale aveva detto che l’Ucraina per risolvere il conflitto sul suo territorio ha bisogno di armi difensive, per poter parlare con la Russia in una posizione di forza. Una svolta in questo senso è nell’aria. La situazione, apparentemente tranquilla e in fase di stallo, potrebbe cambiare subito dopo le elezioni presidenziali americane, quando si conoscerà il vincitore tra Donald Trump e Hillary Clinton. Proprio di quest’ultima aveva parlato diversi giorni fa Michael McFaul, ex ambasciatore della Casa Bianca in Russia in un’intervista al magazine ucraino Apostrophe. «Se Hillary diventerà presidente – aveva detto – Washington rivedrà formalmente l’intera politica estera, compresa la Russia e l’Ucraina». Ovviamente anche la questione «riguardante la fornitura di armi letali all’Ucraina verrà nuovamente sollevata, ma è difficile oggi dire come finirà la questione. Lo staff di Obama ne discusse in maniera molto attiva, ma decise di non farlo».

In precedenza anche Valery Chaly, ambasciatore straordinario dell’Ucraina negli Usa, aveva parlato di un possibile cambio di strategia in tal senso da parte della nuova amministrazione americana. La questione delle armi letali all’Ucraina, insomma, non è ancora chiusa. Le prime prove di intesa sono arrivate giuste oggi, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove Hillary Clinton ha incontrato il presidente ucraino Poroshenko. «Questo incontro è molto importante per me. Sono grato per la vostra posizione definitiva a sostegno della sovranità dell'Ucraina, l'integrità territoriale, l'indipendenza e le riforme degli ultimi due anni», ha detto Poroshenko alla Clinton. Secondo quanto riportato da Interfax, Clinton ha risposto a Poroshenko che vorrebbe conoscere le riforme compiute dall'Ucraina e discutere i progressi e le trasformazioni «sullo sfondo dell'aggressione russa all'Ucraina». «Hanno inoltre rilevato l'efficienza della politica delle sanzioni nei confronti della Russia», ha fatto sapere il servizio stampa del presidente ucraino. Le premesse per un nuova escalation in Donbass ci sono tutte. E paradossalmente a deciderlo non saranno né i russi né gli ucraini, ma gli elettori americani.

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