Homs sotto le bombe ed i civili continuano a morire in Siria
771
In una visita ufficiale a Pechino, il ministro degli esteri siriano Walid Muallem ha ribadito l'impegno del suo governo a rispettare il piano di pace proposto dall'inviato congiunto delle Nazioni e della Lega Araba Kofi Annan e di cooperare con la missione di osservatori inviati dal Consiglio di Sicurezza con l'obiettivo di monitorare il cessate il fuoco. “La decisione delle Nazioni Unite di inviare 250 osservatori è stata ragionevole e logica”, ha aggiunto il ministro siriano.
Nonostante le dichiarazioni di Muallem, il cessate il fuoco sembra sempre più fragile. Mentre le Nazioni Unite hanno aggiornato ad oltre 9 mila le morti nell'anno di rivolta, i civili continuano a morire per le strade siriane. Secondo la Commissione locale di coordinamento, il principale organo d'informazione delle opposizione, e l'Osservatorio siriano dei diritti umani l'azione delle forze di sicurezza di Assad martedì ha causato la morte di 20 civili ad Homs, 6 nella provincia settentrionale di Idlib al confine con la Turchia, tre nella provincia di Deraa, a sud di Damasco, infine, due e tre soldati nel quartiere di Al-Shaar nella città di Aleppo. Anche mercoledì le associazioni dei ribelli riportano intensi bombardamenti nei quartieri Jurat al-Shayah, Al-Qarabis, Khaldiyeh e Bayyada di Homs, che, nonostante un intenso attacco da parte delle forze di Assad daò primo marzo, restano sotto il controllo dei ribelli.
In questo quadro di violenze, i primi osservatori della missione di monitoraggio delle Nazioni Unite hanno iniziato ad operare nel paese. I dettagli devono ancora essere ben formalizzati, in particolare il grado di accesso nelle città, la libertà di movimento e la protezione da parte del governo nelle aree di combattimenti. Sul successo della missione pesa il fallimento di un'operazione simile organizzata dalla Lega Araba il mese scorso.


