Hormuz, le compagnie di navigazione dicono no agli USA: "Troppo pericoloso, comanda l'Iran"
Le compagnie di navigazione internazionali stanno evitando di attraversare lo Stretto di Hormuz utilizzando il corridoio alternativo protetto dagli Stati Uniti. Secondo fonti del settore marittimo interpellate da Reuters, gli armatori preferiscono non rischiare il transito lungo il litorale omanita per il forte timore di ritorsioni e attacchi da parte delle forze iraniane.
La decisione arriva dopo una serie di raid mirati condotti dall'Iran contro le navi che tentavano di aggirare i canali di navigazione designati da Teheran, stabiliti dal memorandum d'intesa (MoU) tra i due Paesi. Questa situazione sta spingendo i colossi marittimi a mettere in discussione la reale sicurezza ed efficacia della scorta militare statunitense nell'area.
"Gli Stati Uniti non sembrano avere alcun controllo sulla situazione", ha rivelato una fonte del settore, spiegando che la propria azienda ha preferito sospendere completamente i transiti nello stretto per tutelare l'incolumità degli equipaggi a fronte di un drammatico peggioramento della sicurezza.
Il fallimento della rotta alternativa e il crollo dei transiti
"La costante capacità dell'Iran di colpire le navi lungo la rotta omanita dimostra che la soluzione proposta dall'amministrazione Trump per garantire il transito difficilmente potrà funzionare", ha spiegato Torbjorn Solvedt, analista capo per l'Asia occidentale presso la società di intelligence Verisk Maplecroft.
Con la ripresa dei raid statunitensi contro l'Iran e il ripristino del blocco navale americano sui porti e sulle rotte commerciali iraniane, il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz si è quasi del tutto paralizzato. I dati forniti dalla piattaforma di tracciamento Kpler rivelano che nel primo giorno del rinnovato blocco statunitense solo sette navi hanno attraversato lo stretto, contro le 13 del giorno precedente.
Hormuz risks deepen further
— Kpler (@Kpler) July 15, 2026
Confirmed Strait of Hormuz crossings rose slightly on 14 July, with 21 monitored transits recorded, dominated by commercial traffic carrying crude, LPG, methanol and iron ore. However, the security outlook deteriorated further as three additional… pic.twitter.com/ePEfykLST0
Appena prima del blocco, il 14 luglio, Kpler aveva registrato 21 transiti monitorati: quasi tutte le imbarcazioni avevano scelto di percorrere la rotta approvata dall'Iran, lasciando il corridoio omanita scortato dagli USA completamente vuoto. La stessa società di analisi ha confermato altri tre attacchi al largo dell'Oman, che portano il tragico bilancio complessivo a 56 incidenti e 17 marinai morti.
Chi controlla davvero lo Stretto?
A riprova di chi gestisca effettivamente i flussi nell'area, i dati diffusi dall'Autorità dello Stretto del Golfo Persico (PGSA) mostrano che nelle tre settimane tra la firma del memorandum d'intesa USA-Iran e lo scoppio delle ostilità, oltre 200 navi non iraniane hanno formalmente richiesto a Teheran permessi di transito e coperture assicurative.
L'autorità iraniana ha accolto il 79% delle richieste. Tra queste, le petroliere rappresentavano la fetta più grande (il 41%), con Cina e India come principali destinazioni commerciali (circa un quinto ciascuna). Numeri significativi che si riferiscono esclusivamente ai transiti autorizzati dall'Iran, escludendo del tutto la rotta sotto scorta americana.


