I due ginkgo che spostarono una stazione – da Beijing, una storia cinese di biodiversità
Non è la metropolitana a decidere il destino degli alberi. A volte, sono loro a cambiare la nostra strada.
A Beijing, nel distretto di Shijingshan, vivono due ginkgo millenari. Piantati 700 anni fa durante la dinastia Yuan, rischiarono di essere abbattuti per la costruzione della linea 1 della metropolitana negli anni Sessanta. L’allora premier Zhou Enlai disse: «Non si toccano». E la stazione fu spostata. Oggi i due patriarchi sono circondati dal piccolo parco “Lingfu Ginkgo”, simbolo di un’idea profonda: proteggere un albero significa proteggere il mondo.
In occasione della Giornata Internazionale della Biodiversità 2026, il tema scelto dalle Nazioni Unite è “Agire a livello locale per un impatto globale”. La Cina lo sa bene.

Nel deserto di Maowusu, la contadina Yin Yuzhen ha piantato alberi per quarant’anni, trasformando l’80% di quella terra arida in verde. Anche a Saihanba un deserto è diventato un mare di alberi. Il ritorno della vegetazione ha richiamato gli animali: quest’anno, per la prima volta al mondo, biologi cinesi hanno liberato in natura le morette di Baer, anatre a rischio estinzione. Lo storione cinese si riproduce spontaneamente, e le popolazioni di panda gigante, ibis crestato e gibbone di Hainan continuano a crescere.

Cosa possiamo fare noi? Osservare da lontano, non disturbare, diventare “scienziati cittadini”. Perché la biodiversità non è lontana: è il ginkgo sotto casa, è una metropolitana che cambia tracciato per due alberi. La prosperità di ogni essere vivente è la nostra stessa prosperità.


