“I neonazisti di Pravij Sektor? Un Frankenstein creato da Usa e Ue”. Daniel McAdams

"Questo movimento è un esercito ideologico. Sono spinti da altri motivi rispetto ai soldati dell’esercito regolare"

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“I neonazisti di Pravij Sektor? Un Frankenstein creato da Usa e Ue”. Daniel McAdams

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di Eugenio Cipolla

La temperatura in Ucraina, e non solo quella meteorologica, è sempre più alta. Le polemiche sul caso di Mukachevo, che L’Antidiplomatico vi ha raccontato l’altro giorno, dove si sono registrati violenti scontri tra la polizia e alcuni militanti del movimento di estrema destra Pravij Sektor, non accennano a placarsi. Ieri il Parlamento di Kiev ha approvato la proposta governativa per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sui fatti avvenuti lo scorso 11 luglio, cosicché si possa fare luce sulle responsabilità e vengano chiarite le posizioni di alcuni deputati, accusati da stampa e opinione pubblica di aver mosso guerriglieri addestrati per difendere i propri interessi illegali.
 
Sotto il tiro del governo, che ha promesso la mano dura contro i responsabili (Poroshenko ha chiesto un giro di vite sui gruppi armati paramilitari, sostenendo che le forze politiche non dovrebbero avere questi tipi di formazioni a propria disposizione, ndr), è finito anche Dmitro Yarosh, leader del Pravij Sektor, il quale, durante i negoziati con i militanti del suo stesso movimento nascosti nei boschi intorno a Mukachevo, ha avuto un ruolo influente per evitare nuovi spargimenti di sangue. Contro di lui il ministero dell’Interno, guidato da Arsen Avakov, nemico giurato di Yarosh, al quale il Pravij Sektor chiede la dimissioni da una settimana con un presidio permanente sotto il palazzo dell’amministrazione presidenziale ucraina, ha preparato un documento per privarlo dell’immunità parlamentare. La tesi degli uomini di Akavok è che Yarosh in qualità di leader del suo movimento non potesse non sapere cosa stesse per succedere a Mukachevo. La partita è ancora lunga e il braccio di ferro tutto interno all’amministrazione di Poroshenko si annuncia piuttosto difficile. Lo scontro si è sposato anche sui social, dove ieri hacker vicini al movimento di Yarosh hanno bucato gli account Twitter del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa, del ministro Avakov e del presidente Poroshenko, provocando non poco imbarazzo tra gli addetti ai lavori.
 
Intanto in Ucraina occidentale la tensione rimane alta. Ieri a Lviv, importante città al confine con la Polonia, e culla dell’ultranazionalismo ucraino, due ordigni sono esplosi davanti a due stazioni di polizia, causando il ferimento grave di altrettanti agenti in servizio. L’SBU, il servizio di sicurezza del paese, ha definito le esplosioni «atti di terrorismo» riconducibili agli eventi di questi giorni in Transcarpazia, parlando di un piano non meglio definito «per destabilizzare l’intera Ucraina e trascinarla nel caos».
 
Ed è l’ulteriore caos in una zona geopoliticamente vulnerabile a preoccupare Mosca. «I nazionalisti radicali ucraini stanno sfuggendo al controllo delle Forze armate ucraine e presto detteranno le proprie condizioni alle autorità del paese», ha detto intervistato da Rossija24 Kostantin Dolgov, commissario per i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto del ministero degli Esteri russo. «Il caos in termini di diritti umani e la mancanza di Stato di diritto di Ucraina – ha spiegato – rappresentano una minaccia non solo per Kiev e per l’unità del paese, ma l’Europa intera». Secondo la Russia, Ue e Usa non stanno rispondendo seriamente a questi eventi e alla minaccia incombente di un allargamento a macchia d’olio del nazionalismo radicale ucraino.
 
«La verità – ha detto qualche giorno fa il politologo Daniel McAdams, direttore del Ron Paul Institute – è che Usa e Ue, di fronte a questo mostro Frankenstein, da loro stessi creato, non sanno cosa fare. Il Pravij Sektor è in Ucraina ciò che Al-Qaeda è in Siria. Sono stati necessari per gli Stati Uniti e l’Unione europea, sono stati da loro sostenuti perché sono i migliori combattenti. Questo movimento è un esercito ideologico. Sono spinti da altri motivi rispetto ai soldati dell’esercito regolare». 

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