Il 27 luglio è la “Giornata della memoria per i bambini vittime della guerra nel Donbass”. Anche l'Italia ricorda!
di Eliseo Bertolasi
Il 27 luglio la Repubblica Popolare di Donetsk celebra la Giornata in Memoria dei Bambini Vittime della Guerra nel Donbass.
La data ricorda il 27 luglio 2014, era una domenica, quando le Forze Armate Ucraine lanciarono un massiccio attacco di missili Grad sul centro della città di Gorlovka. Nell’attacco morirono 22 civili tra cui 4 bambini.
Tra le vittime anche Kristina Zhuk, 23 anni con la figlia Kira di soli 10 mesi, entrambe colpite mentre passeggiavano in un parco cittadino. Le foto di mamma e figlia riverse sul prato annerite e dilaniate dall’esplosione divennero tristemente famose: in un ultimo straziante gesto d’amore materno la mamma abbracciò la figlioletta. Per questa sua posa, Kristina venne in seguito chiamata la “Madonna di Gorlovka”.
Gli eventi del 27 luglio sono passati alla storia del Donbass come la “domenica di sangue”.
Qual è il senso militare, tattico di questi bombardamenti indiscriminati che, di fatto, vanno a colpire solo persone innocenti e infrastrutture civili? I bambini non possono essere considerati una minaccia e nemmeno un obiettivo militare!
Di cosa possono essere responsabili o colpevoli i bambini del Donbass agli occhi di Kiev e agli occhi di chi in Occidente consente a Kiev di commettere questi crimini? A questi bambini viene negato il diritto a un’infanzia normale, il diritto alla felicità, il diritto ad avere un futuro, semplicemente il diritto a vivere.
Nonostante ciò l’Occidente continua a chiudere gli occhi: politici, intellettuali, pacifisti, democratici… tutti zitti, girati dall’altra parte!
Il silenzio dell’Occidente diventa complice e uccide ulteriormente questi bimbi nel momento in cui, non parlandone, ne insabbia la morte e il ricordo. Siamo davanti alla perdita dei più basilari principi morali e di civiltà.
Nel “giardino occidentale” non si vedono “fiori”, ma i frutti amari del degrado e della perversione dilagante: indifferenza e cinismo persino davanti all’uccisione di bambini.
Ma gli italiani non dimenticano; stiamo parlando d’italiani dal buon cuore e che non solo a parole amano la pace. L’ODV “Aiutateci a Salvare i Bambini” ha organizzato un evento significativo, dal forte impatto emotivo, in memoria di questa tragedia: nella città di Rovereto, simbolicamente chiamata “città della pace”, ma dove la pace non viene mai effettivamente menzionata, un grande pannello itinerante circolerà per le strade fino al 27 luglio. Raffigura la prima vittima-bambina della guerra, Polina Sladskaya (1 gennaio 2008 – 8 giugno 2014), sul pannello si legge: “Il sangue dei bambini del Donbass è rosso come il sangue dei nostri bambini”.
Ecco le parole di Ennio Bordato presidente dell’ODV “Aiutateci a Salvare i Bambini” promotore dell’iniziativa:
«Il 27 luglio, Giornata del Ricordo, è una delle date più importanti e sentite per tutti noi. Da oltre dodici anni i bambini del Donbass vivono sotto le bombe, sotto i droni. Da oltre dodici anni è stata levata loro l’infanzia. Da quattro i bambini delle regioni di confine della Federazione Russa vivono la stessa situazione.
Un’immensa, smisurata vergogna. Ma la vergogna ancor più grande sta nel fatto che l’Occidente non parli di Pace e continui a “pompare” di armi il regime di Kiev, armi con le quali l’esercito ucraino colpisce i bambini del Donbass e della Russia. Azioni che non costruiscono la pace.
Ogni giorno non sull’esercito russo ma sulle città del Donbass e della Russia cadono droni. Cadono su obiettivi civili intenzionalmente individuati: abitazioni private, asili, ospedali, scuole, autoambulanze, chiese …
Ricordiamo i 369 bambini morti a causa delle armi ucraine ed occidentali in Donbass, i 102 nelle regioni della Federazione Russa; gli oltre duemila feriti di cui il 30 per cento rimasti disabili a vita. I bambini mutilati dalle mine “a petalo”, dalle bombe a grappolo vietate dalle Convenzioni internazionali, o dagli ordigni camuffati da giocattoli.
Noi ricordiamo le parole della Dottoressa Liza: “Io non sono schierata da nessuna parte, io sono schierata dalla parte dei bambini feriti e indifesi che per qualche ragione sono lasciati senza aiuto e assistenza”. Ma da una parte si, siamo schierati da sempre: dalla parte della verità e della giustizia!».
- Signor Bordato, perché è così importante ricordare questa tragedia oggi, in Italia e in Occidente?
«Viviamo in un contesto dove gli spazi di dialogo e confronto sono sempre più negati dalla UE e dai governi nazionali. Oggi in Europa chi parla di Pace viene isolato, censurato, in alcuni stati perseguito.
La nostra Associazione dal 2001, aiutandola, racconta la vita della gente comune della Russia e dal 2014 del Donbass.
È fondamentale raccontare, dar conto della verità, della situazione drammatica in cui si vive da oltre dodici anni in Donbass.
Così come ricordiamo Beslan il 3 settembre di ogni anno, in particolare il 27 luglio, ricordiamo che nel Donbass ci sono persone, compresi i bambini, che sono diventate bersagli militari, e i loro drammi, le loro tragedie sono il risultato dei crimini di guerra del regime di Kiev, il braccio armato dell’Occidente collettivo. I bambini del Donbass per loro non sono mai esistiti, anzi il loro sangue non è rosso come il sangue dei loro bambini. Non vale nulla.
Quindi per riportare la verità a chi non sa, o a chi non vuole sapere abbiamo deciso di organizzare la nostra azione, perché per noi, che aiutiamo tutti i bambini anche dell’Ucraina, i bambini piangono tutti nella stessa lingua. Ricordarlo è per noi una priorità assoluta. Speriamo che un sentimento di umanità pervada finalmente tutti e si inizi a chiedere, a gridare, a pretendere la Pace!».


