Il bimbo afgano e Messi: la storia "virale" perfetta per il regime mediatico

Il neocapitalismo non è cattivo: è una lotteria. Distrugge il pianeta ma a qualcuno dà accesso ai suoi pochi paradisi ancora esistenti

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Il bimbo afgano e Messi: la storia "virale" perfetta per il regime mediatico

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di Francesco Erspamer*

I media liberisti sono commossi: Lionel Messi, che guadagna settanta milioni all'anno e sembra tanto un bravo ragazzo, incontrerà un bambino afghano dopo aver visto la sua foto mentre giocava con una maglietta ricavata da un sacchetto di plastica e su cui aveva scritto "Messi".

Una storia perfetta: la celebrity che abbassa il suo sguardo su un comune mortale e lo redime col suo autografo. Evento ancora più toccante perché si tratta di un bambino e di un afghano: in sostanza di una vittima della guerra, dunque (l’implacabile logica della semplificazione) di un potenziale profugo.



La foto lo ritrae mentre gioca nella neve ma le anime belle sono riuscite facilmente a immaginarsi il suo corpicino su una spiaggia, con ovviamente indosso quella povera maglietta coi colori dell’Argentina: che tragedia. Ma questa volta non accadrà: invece di annegare in mare mentre cercava di raggiungere la terra del benessere, è stato salvato dal popolo del web e dai suoi innumerevoli “mi piace”. Dal fatto che la sua immagine sia divenuta “virale”, come piace tanto dire ai giornalisti – un aggettivo che un tempo indicava una brutta cosa, un'infezione, ma adesso è una cosa bellissima, molto meglio della solidarietà.
 
La morale? Che internet è uno spazio incantato in cui tutto può accadere, come nelle fiabe. Certo, la stragrande maggioranza della gente continuerà a vivere nella miseria o nell'ansia, a subire ruberie e ingiustizie, per consentire a pochi vincenti di prendersi tutto; ma basta non pensarci. Tanto l'ansia e la miseria e l’ingiustizia non bucano lo schermo, e potrebbero anzi far venire brutte idee, tipo che non c'è alcuna ragione di permettere ai ricchi di diventare sempre più ricchi. Orrore: ve lo immaginate Messi se gli restasse, dopo aver pagato le tasse, solo un milione all'anno: sicuramente farebbe meno gol e probabilmente preferirebbe fare l’impiegato o l’operaio o il precario a scuola.
 
È così positiva e incoraggiante, invece, la storia della fata che incontra il miserabile, il disgraziato, e lo tocca con la bacchetta magica e lo fa diventare un principe. E vissero per sempre felici e contenti. Come faremmo se non ci fossero fate e milionari? Fidatevi dei media, fidatevi dei giornalisti: può capitare anche a voi. Il neocapitalismo non è cattivo: è una lotteria. Distrugge il pianeta ma a qualcuno dà accesso ai suoi pochi paradisi ancora esistenti. Sfrutta miliardi di persone ma a uno su dieci milioni o giù di lì regala il successo. Potrebbe capitare a voi: per cui chinate il capo e accettate il vostro destino. E se pensate che non sia vero o che non sia giusto è perché siete dei rosiconi.

*Professore ad Harvard di Letteratura e lingue romanze.

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