Il business dei mondiali di calcio per il Brasile? Esiste ma conta pochissimo.

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Il business dei mondiali di calcio per il Brasile? Esiste ma conta pochissimo.

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di Ludovica Morselli
 
La presidentessa Dilma Rousseff avrà pensato che questi brasiliani bisogna pur distrarli e tenerli buoni così che abbandonino le proteste e facciano continuare i lavori (tra l’altro molto indietro a quasi due mesi dall’inizio della competizione) e ha dunque deciso di travolgere la popolazione con promesse fuorvianti: i mondiali di calcio non solo sono un onore per il Brasile che li ospita ma sono un’importante opportunità di crescita.

Effettivamente c’è chi ci potrebbe cascare, alla fine eventi sportivi di questo tipo solitamente generano un impatto economico importante peccato che questo non sia il caso. Il Ministro del Turismo sbandiera orgoglioso cifre su cifre:  i mondiali di calcio frutteranno al Brasile 27.7 miliardi di dollari secondo le stime del ministero senza dimenticare il successo della Confederations Cup dello scorso anno ovvero 4.3 miliardi di dollari in cassa. Dal ministero ci tengono anche a precisare che questi ricavi sono rimasti per il 58% alle città che hanno ospitato la competizione e solo meno della metà sono andati a tutti gli altri. Come dire, gli sforzi sono stati ben ripagati. E ancora, il report del ministro Lages sottolinea come durante gli eventi dello scorso anno siano stati creati più di 300.000 posti di lavoro con impatti sull’intero paese poiché il 40% di questi riguarda città che non ospitavano eventi e dunque ne ha guadagnato il turismo e l’economia di tutto il paese non solo delle città interessate dalla manifestazione. Quest’anno invece i mondiali saranno giocati in 12 città diverse e si stimano 600.000 visitatori ecco perché il governo si aspetta un giro d’affari tre volte tanto quello dell’anno scorso.
 
Da Moody’s invece replicano che il governo ha fatto i conti senza l’oste, come si suol dire. L’agenzia ha comunicato che l’incremento in termini di PIL dei mondiali di calcio sarà solo dello 0,4% e l’analista Barbara Mattos ha aggiunto: “L’economia brasiliana è molto vasta e dunque, a causa della breve durata della World Cup e degli investimenti molto limitati in alcune città o stati, l’impatto non sarà così importante”.  Il Financial Times addirittura parla di impatto irrisorio, una realtà molto diversa da quella descritta dal governo Rousseff. C’è da dire però che gli sforzi del governo di convincere la popolazione o almeno di tacciare il suo scetticismo al riguardo, sono degni di nota. Hanno promesso addirittura 3,6 milioni di posti di lavoro in più quando uno studio da poco pubblicato ha evidenziato la diffidenza della popolazione e una percezione di eccessiva spesa per l’evento. Giusto per dare un’idea l’autista di autobus di Sao Paulo Luiz Enrique esprime ciò che molti pensano: “I mondiali di calcio sono molto costosi e il Brasile dovrebbe avere altre priorità. Basta guardare a questo autobus che ogni giorno è stipato. Non credo che questo sia il momento giusto per il Brasile di ospitare il mondo intero”.
 
L’agenzia Moody’s ha riconosciuto il potenziale di questo evento ma ha anche frenato: è vero che potrebbe aumentare la statura del Brasile nel mondo ma “disordini sociali durante i giochi o problemi con le infrastrutture sporcherebbero l’immagine del paese”.  Sembra molto probabile che questo accada considerate le proteste dell’anno scorso ma anche solo quelle di un mese fa e l’inefficienza delle infrastrutture con la maggioranza degli stadi in costruzione in clamoroso ritardo. 
 
Però cosa sarebbe un mondiale di calcio senza polemica: storicamente tutti ne sono stati vittima comprese le olimpiadi. Basta pensare a Sochi e forse in confronto la preparazione del Brasile non è cosi tragica.

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