Il Canada, un paese in guerra da 13 anni, si riscopre scioccato se un suo soldato è attaccato da "un terrorista"
"Parte del successo della retorica sul terrore risale al fatto che non esiste un consenso sul significato di 'terrorismo'"
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In Quebec, lunedi 20 ottobre, due soldati canadesi sono stati investiti da una macchina guidata da Martin Couture-Rouleau, un canadese di 25 anni che, come riporta The Globe and Mail , "si è convertito all'Islam di recente e si chiama Ahmad Rouleau”. Uno dei soldati è morto così come Couture-Rouleau, raggiunto dagli spari della polizia. La polizia ha ipotizzato che l'incidente sia stato intenzionale, con Couture-Rouleau che avrebbe aspettato per due ore prima di colpire i soldati, uno dei quali indossava una divisa. L'incidente è avvenuto nel parcheggio di un centro commerciale a 30 miglia a sud est di Montreal ", a pochi chilometri dall'Accademia Militare di Saint-Jean gestita dal Dipartimento della difesa nazionale."
Il governo canadese, scrive Glenn Greenwald su The Intercept, non ha perso tempo per utilizzare l'accaduto al fine di promuovere la sua agenda sul terrorismo, che comprende una legislazione per conferire alla sua agenzia di intelligence, CSIS, maggiori poteri in nome della lotta contro l’ ISIS.
Durante il question time parlamentare, un deputato conservatore ha chiesto al primo ministro Stephen Harper se l’episodio è stato considerato un "attacco terroristico"; in risposta, il primo ministro ha ammesso che l'incidente era "ovviamente estremamente preoccupante." Il ministro della Pubblica Sicurezza Steven Blaney ha giudicato l'incidente "chiaramente legato all’ideologia terrorista", e i giornali hanno seguito l'esempio, definendolo un "sospetto attacco terroristico" e " terrorismo interno". Per il portavoce del CSIS, Tahera Mufti, "l'evento è stato l'espressione violenta di una ideologia estremista promossa da gruppi terroristici con seguaci in tutto il mondo" e ha aggiunto: "Il fatto che qualcosa di simile è accaduto in una comunità pacifica canadese come Saint-Jean-sur -Richelieu mostra la portata globale di queste ideologie. "
In sintesi, lo stato d'animo nazionale e il discorso in Canada è praticamente identico a quello che prevale in tutti i paesi occidentali ogni volta che un incidente come questo accade: shock e sconcerto sul perché qualcuno vorrebbe portare la violenza in un paese così buono e innocente ("una comunità pacifica canadese come Saint-Jean-sur-Richelieu "), seguita da affermazioni su come l'incidente dimostri quanto primitiva e selvaggia sia “l’ideologia terrorista degli estremisti musulmani”, seguita dalla rabbia e dalla richiesta di ancora più militarismo e privazione della libertà. Ci sono due punti che secondo la Greenwald vale la pena fare sottolineare
In primo luogo. Il Canada ha trascorso gli ultimi 13 anni proclamandosi una nazione in guerra. Ha partecipato attivamente durante l'invasione e l'occupazione dell'Afghanistan ed è stato un partner entusiasta in alcuni degli abusi più estremi perpetrati dagli Stati Uniti durante la Guerra al Terrore. All'inizio di questo mese, il Primo Ministro ha rivelato, con il supporto di una grande maggioranza dei canadesi, che "il Canada è pronto a entrare in guerra in Iraq per combattere gli estremisti islamici".
E' sempre sorprendente quando un paese che ha esportato violenza e forza militare in numerosi altri paesi si riscopre sconvolto e disorientato quando qualcuno restituisce una piccola frazione di quella violenza. Indipendentemente dalle personali opinioni sulla giustificabilità delle azioni militari del Canada, non è minimamente sorprendente o difficile capire perché le persone esposte alle bombe e ai proiettili canadesi dovrebbero decidere di attaccare il responsabile di quella violenza.
Questa è la natura della guerra. Un paese sguazza per anni nella gloria di guerra, invadendo e bombardando gli altri, senza il rischio di essere esposto esso stesso alla violenza.
Il problema qui non è una giustificazione (nessuno giustificherebbe un attacco contro i soldati in un parcheggio di un centro commerciale). Il problema è il nesso di causalità. Ogni volta che uno di questi attacchi si verifica – dall’11/9 in poi - i governi occidentali fingono che si tratti di azioni non provocate, un atto di violenza "senza senso" causato da un estremismo religioso primitivo, irrazionale, selvaggio, inspiegabilmente diretto verso un paese innocente. Hanno anche inventato il racconto per spiegare alla popolazione perché succede: ci odiano per le nostre libertà.
Questi racconti sono inganno puro. Tranne in rarissimi casi, la violenza ha chiaramente cause facili da identificare e capire: vale a dire, la rabbia per le violenze che il governo del paese ha commesso per anni. Le dichiarazioni di coloro che sono accusati dall’occidente di terrorismo hanno definitivamente chiarito ciò che motiva questi atti: vale a dire, la rabbia per le violenze, gli abusi e le interferenze da parte dei paesi occidentali. Le stesse politiche del militarismo e dell’erosione delle libertà civili giustificate in nome di fermare il terrorismo sono in realtà ciò che alimenta il terrorismo e assicura la sua continuazione senza fine.
Se si vuole essere un paese che da oltre un decennio si proclama in guerra ed esporta violenza, allora ci si dovrebbe aspettare di essere esposti alla stessa violenza. Lungi dall'essere il sottoprodotto delle religioni primitive e imperscrutabili, questo comportamento è la reazione naturale dell'uomo preso di mira con la violenza.
In secondo luogo. Come può questo avvenimento essere definito un attacco "terroristico"? Come la Greenwald ha scritto molte volte negli ultimi anni, e come sostengono alcuni dei migliori studiosi , "terrorismo" è una parola del tutto priva di significato oggettivo e coerente. E' poco più di un termine totalmente malleabile, propagandistico, utilizzato dai governi occidentali (e quelli non occidentali ). Come il professor Tomis Kapitan ha scritto in un brillante saggio sul New York Times : "Parte del successo di questa retorica risale al fatto che non esiste un consenso sul significato di 'terrorismo'".
Ma nella misura in cui il termine non ha alcun significato condiviso, finisce per comprendere la deliberata (o totalmente sconsiderata) presa di mira di civili con la violenza a fini politici. Ma in questo caso, in Canada, non sono stati i civili ad essere presi di mira. Se si crede alla ricostruzione del governo dell'incidente, l'autista ha aspettato due ore fino a quando non ha visto un soldato in uniforme. In altre parole, sembra che abbia volutamente evitato di attaccare i civili e abbia colpito un soldato, un militare che sta combattendo una guerra.
Ancora una volta, il punto non è la giustificabilità.
La definizione funzionale più comune di "terrorismo" nel discorso occidentale è abbastanza chiara. A questo punto, vuol dire poco più di: "violenza contro gli occidentali da parte dei musulmani". Il termine "terrorismo" è diventato nient'altro che un'arma retorica per legittimare ogni forma di violenza da parte dei paesi occidentali, e delegittimare ogni violenza contro di loro, anche quando la violenza chiamata "terrorismo" è chiaramente intesa come rappresaglia per la violenza occidentale.
Si tratta di molto più di semantica. Come il professor Kapitan scrive sul New York Times :
"Anche quando una definizione è condivisa, la retorica del "terrore" è applicata in maniera selettiva e incoerente. Nei media americani, l'etichetta di "terrorista" è di solito riservata a coloro che si oppongono alle politiche degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Per contro, alcuni atti di violenza che costituiscono terrorismo nella maggior parte delle definizioni non sono identificati come tali - per esempio, il massacro di oltre 2000 civili palestinesi nei campi profughi di Beirut nel 1982 e l'uccisione di più di 3000 civili in Nicaragua nel corso degli anni ‘80, o il genocidio nel quale hanno perso la vita di almeno mezzo milione di ruandesi nel 1994. Ed invece alcune azioni che non dovrebbero rientrare sotto l’etichetta di terrorismo sono identificati come tali – e oncludono gli attacchi da parte di Hamas, Hezbollah o ISIS, per esempio, contro i soldati in uniforme in servizio.
Storicamente, la retorica del terrore è stata utilizzata da chi detiene il potere non solo di influenzare l'opinione pubblica, ma di distogliere l'attenzione dai propri atti di terrorismo."


