Il capovolgimento della realtà. Da carnefici a vittime: anatomia di un vittimismo reazionario
di Federico Giusti
I cattivi maestri tornano ad essere evocati, un po’ come accadeva negli anni Settanta e Ottanta per giustificare quella repressione il cui scopo era poi semplice: sradicare ogni consenso sociale a gruppi e movimenti radicali diffondendo paura e rassegnazione.
E nei corsi e ricorsi della storia i “cattivi maestri” tornano in auge ovviamente a sinistra dentro una nuova campagna di odio politico che capovolge la realtà trasformando gli aggressori in aggrediti.
Esigere un tribunale internazionale per giudicare e punire i crimini contro il popolo palestinese o semplicemente scoprire responsabili (dagli stati alle imprese pubbliche e private) e complici con il colonialismo da insediamento prima e la strage dei palestinesi poi, diventa pericoloso e veniamo screditati e prima ancora etichettati come seminatori d’odio, pericolosi antisemiti al pari dei nazisti.
E inizia una campagna denigratoria, costante e capillare, che mira a screditare chiunque oggi chieda verità e giustizia con il popolo palestinese, viene bollato o come fiancheggiatore del terrorismo (e i protagonisti di queste accuse sono sovente giornalisti con un passato a sinistra), amico della Jih?d salvo poi scoprire, se non ci si accontenta dei titoli di certa stampa, di avere solo capovolto la realtà per compiacere il dominante di turno.
Ricordare che i sostenitori di Trump erano i protagonisti dell’assalto al Campidoglio e l’odio contro migranti e settori della società, distinguere tra morto e morto come tra aggrediti e aggressori equivale a ripristinare un clima di odio e di violenza politica di cui le vittime, ieri come oggi, sono le destre politiche.
I cattivi maestri degli anni Settanta e Ottanta individuati come sommi responsabili del radicalismo di una generazione mentre poteri occulti, e manco tali ormai, creavano la strategia della tensione seminando morte e distruzione.
Sulla stampa domenicale apprendiamo la esistenza di un dossier riservato, preparato dall’ufficio studi di Fratelli d’Italia per dettare la strategia comunicativa del Governo e dei suoi partiti all’indomani dell’ omicidio di Kirk, l’obiettivo è far credere che la sinistra di opposizione (anche quella moderata e filo Ucraina) voglia solo avvelenare il clima politico incitando all’odio e alla violenza contro i governanti, giustificare insomma la prevaricazione ai danni di quanti la pensano diversamente, una sorta di squadrismo mediatico e non che minaccerebbe la democrazia (sfidiamo chiunque a trovare un barlume di corretta ed esaustiva informazione nei media pubblici o sulla stampa controllata dal Governo e dai blocchi di potere ad esso legati)
La logica dei due pesi e delle due misure è invece patrimonio politico della destra, si invoca la tolleranza zero contro le occupazioni, si sgombera il Leoncavallo ma non Casa Pound, si scatena la stampa amica (basta leggersela) con un tasso di violenza verbale indicibile contro gli oppositori salvo poi presentarsi nel ruolo di vittime quando qualche giornalista viene pubblicamente contestato.
E la ciliegina sulla torta? La dichiarazione di un politico del centro destra che parla di “clima da Brigate Rosse”.
Una analisi del linguaggio dei social meriterebbe qualche spazio di riflessione collettiva vista la attenzione spasmodica a destra verso organizzazioni sindacali, studentesche e sociali per costruire contro di loro un clima di odio prima, attenzionarli alle forze dell’ordine e ai servizi segreti, escluderli alla fine dall’agire politico.
E in questa nuova, ennesima, caccia alle streghe una cortina di silenzio attorno alle responsabilità governative verso l’operato di Israele fino al sostegno verso Trump, la solidarietà con i palestinesi diventa essa stessa violenza politica, portatrice di minacce e intolleranza.
L’odio politico per FdI starebbe crescendo nel paese (la mobilitazione per Gaza è forse identificabile con l’odio politico?), fomentato da sinistra e dai cattivi maestri e potrebbe portarci rapidamente a una riedizione degli anni di piombo, se la prendono perfino con un illustre matematico, Piergiorgio Odifreddi, che ha avuto l’ardire di rilasciare una dichiarazione alla stampa debitamente decontestualizzata (“sparare a Martin Luther King e a un rappresentante Maga non è la stessa cosa”)
Come la storia insegna quando si arriva a questo punto la strada è già segnata: repressione, carcere, restringimento degli spazi di libertà e democrazia, capovolgimento sistematico della storia e della realtà. Siamo allora tutti cattivi maestri, meglio tali, mai servili a un potere che tace davanti al genocidio del popolo palestinese e soffia ogni giorno sui venti di guerra e del riarmo.


