Il caso di Leonard Peltier, prigioniero politico negli Usa e la doppia morale occidentale sui diritti umani

Dirigente dell'American Indian Movement (AIM), scrittore e poeta, Leonard Peltier si trova recluso negli Stati Uniti dal 1976 dopo aver subito un processo farsa

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Il caso di Leonard Peltier, prigioniero politico negli Usa e la doppia morale occidentale sui diritti umani

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di Fabrizio Verde


«Per noi che siamo qui incarcerati è molto importante essere ricordati», questo il grido lanciato nel settembre del 1998 da Leonard Peltier, dalla prigione di Leavenworth in Kansas. Chi non dimentaica il caso di Peltier è Ricardo Alarcón de Quesada, scrittore e politico cubano già ambasciatore all'Onu, ministro degli Esteri di Cuba e per ben 20 anni Presidente dell'Asamblea Nacional del Poder Popular de Cuba (Parlamento). 

 

Alarcón attraverso uno scritto invita a «non dimenticare Leonard Peltier» che languisce da 40 anni in carcere, proprio mentre a Cuba si trova il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che vorrebbe impartire lezioni di democrazia e pontificare sul rispetto dei diritti umani. 

 

Dirigente dell'American Indian Movement (AIM), scrittore e poeta, Leonard Peltier si trova recluso dal 1976. Per questo risulta essere uno dei prigionieri politici incarcerati da più anni a livello mondiale. A causa della sua attività in favore dei popoli indigeni, Peltier, ha presto conosciuto il carcere e la repressione del regime nordamericano. 

 

Leonard Peltier è stato condannato al carcere a vita, per l'omicidio di due agenti dell'Fbi, in seguito a un processo farsa viziato da manipolazioni e illegalità varie. Le accuse rivoltegli furono letteralmente fabbricate dagli agenti dell'Fbi, mentre grazie agli sforzi dei sui avvocati difensori anni dopo si è riuscito ad appure che delle testimonianze furono completamente false, altre invece ottenute sotto ricatto o tortura. Nel corso di un'audizione dinanzi alla Corte d'Appello nel 1978, uno dei procuratori dovette ammettere: «Non sappiamo realmente chi ha sparato gli agenti». La Corte, tuttavia, confermò la condanna. 

 

Il processo farsa contro il leader indiano è stato anche raccontato da Robert Redford in un documentario prodotto nel 1992, 'Incident at Oglala: the Leonard Peltier Story', una pellicola che però davvero pochi cittadini statunitensi conoscono, visto che 'la più grande democrazia del mondo' ha esercitato su di essa una severa censura. Il motivo è facilmente intuibile come scriveva il Washington Post del 22 maggio 1992: «É molto difficle vedere 'Incident at Oglala' senza concludere che Leonard Poltier è innocente e il suo processo fu una farsa preparata dal governo». 

 

Per la liberazione di Poltier si sono mobilitate personalità del calibro di Nelson Mandela, uno che ha conosciuto la durezza del carcere da innocente, e leader politici come Evo Morales che in occasione di una riunione sul clima nel 2015 ha espressamente chiesto agli Stati Uniti la sua liberazione. 

 

Detenuto in un carcere di massima sicurezza, ridotto quasi alla cecità, Leonard Peltier ormai attende solo il sopraggiungere della morte. Ancora una volta dobbiamo amaramente evidenziare la doppia morale dell'occidente, con i suoi media in prima fila, pronto a strumentalizzare vicende giudiziarie per destabilizzare stati sovrani e governi legittimi come nel caso del golpista venezuelano Leopoldo Lopez, e al contempo occultare veri e propri scandali, lampanti violazioni dei più elementari diritti umani come nel caso di Leonard Peltier che ha avuto l'unico torto di provare a difendere i diritti di un popolo privato delle proprie terre e spoliato di ogni bene. 






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