Il Cile verso il ballottaggio in un quadro politico frammentato

Jara e Kast si affrontano il 14 dicembre in uno scenario dove il 50% degli elettori ha scelto altri candidati. La sorpresa Parisi con il 19,71% diventa il vero ago della bilancia

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Il Cile verso il ballottaggio in un quadro politico frammentato

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Davanti a una folla di sostenitori nel cuore di Santiago. Jeannette Jara (Partito Comunista del Cile), la candidata della sinistra dell’Unidad por Chile, celebra una vittoria dal sapore agrodolce. Con il 26,85% dei voti, ha superato il rivale di estrema destra e ammiratyore di Pinochet, José Antonio Kast (23,92%), ma la vera partita si giocherà il 14 dicembre, quando il Cile sceglierà il suo prossimo presidente nel ballottaggio.

“Quasi la metà dei cileni e delle cilene non ha votato né per me, né per Kast. E da domani, usciremo per parlare e ascoltare attentamente loro. Se lo meritano”. Con queste parole Jara lancia la sua sfida per le prossime settimane. Il motivo è chiaro: sa che per vincere dovrà parlare a quel Cile che ieri ha preferito altri candidati, un paese frammentato dove quasi un voto su cinque è andato alla sorpresa Franco Parisi, l’outsider populista di destra che ha conquistato un inatteso 19,71%.

Jara dal palco del suo comitato, nel quartiere París Londres, annuncia di voler “rubare” le migliori idee dagli avversari sconfitti. Cita la proposta di Parisi sul rimborso dell’IVA sui medicinali, le “esquinas deportivas” di Harold Mayne-Nicholls, la riduzione delle liste d’attesa per i pazienti oncologici di Evelyn Matthei. “Queste idee dovranno essere nel programma di governo di chi sarà eletto presidente”.

 
 
 
 
 
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Dall’altra parte della città, nel ricco Barrio Alto, José Antonio Kast ringrazia Dio e i suoi sostenitori. Il candidato del Partito Republicano, ultracattolico e ammiratore di Pinochet, esce rafforzato da un primo turno che ha visto la destra nel suo insieme – con i voti di Kast, Kaiser (13,94%) e Matthei (12,46%) – superare il 50%. La sua retorica è chiara: “La vittoria reale sarà quando chiuderemo le frontiere all’immigrazione illegale”. Promette uno “scudo frontaliero” con recinzioni metalliche e trincee, sullo stile di Bukele in El Salvador, puntando il dito contro i 337.000 migranti irregolari, indicati come i responsabili dell’aumento della criminalità.

Due progetti di paese, due Cile che si guardano in cagnesco. Da una parte Jara, che invoca unità e ascolto, rivendicando con orgoglio le riforme dell’impopolare governo Boric di cui è stata ministra del Lavoro: “Abbiamo aumentato storicamente il salario minimo, approvato le 40 ore settimanali, una riforma pensionistica”. Dall’altra Kast, che promette ordine, mano dura e un ritorno a valori tradizionali.

In mezzo, un’incognita grande come l’inaspettato successo di Franco Parisi. I suoi voti, quasi due milioni, sono ora il tesoro che entrambi i candidati cercheranno di conquistare. Parisi, però, non ha rilasciato “assegni in bianco”. Ai due sfidanti ha lanciato una sfida: “Si guadagnino i voti, si guadagnino la strada”. Un elettorato volatile, figlio del malcontento e del neoliberalismo.

Gli analisti avvertono: Jara ha la strada più in salita. Deve convincere gli elettori moderati, iniziando col prendere le distanze dall’impopolare presidente Boric. Kast, invece, potrebbe vincere semplicemente consolidando il fronte destro, senza bisogno di grandi concessioni a Parisi.

La vncitrice del primo turno, Jeannette Jara, chiude il suo discorso con un’immagine: “Il mio cuore è aperto e disponibile per cercare di convincere e guadagnare coscienze e cuori, non per un incarico, ma per il futuro della nostra patria”. 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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