Il conflitto in Iran accelera il "Secolo Asiatico"? Intervista a Loretta Dalpozzo (VIDEO)
Come Pechino e il Sud Globale stanno ridisegnando l’ordine mondiale....
"Storia in diretta" di Loretta Napoleoni
31 marzo 2026
Intervista a Loretta Delpozzo, giornalista e già inviata RSI con diciannove anni di esperienza in Asia.
Mentre l’attenzione dei media occidentali rimane concentrata sugli sviluppi militari in Medio Oriente, un movimento strutturale di portata storica sta ridefinendo gli equilibri globali. Non si tratta soltanto di un conflitto regionale, ma di un acceleratore del declino dell’ordine unipolare e dell’ascesa di un sistema multipolare il cui epicentro è l’Asia.
In questa intervista esclusiva, Loretta Dalpozzo — giornalista e già inviata RSI con diciannove anni di esperienza tra Singapore e Pechino — offre una chiave di lettura indispensabile per comprendere come la crisi iraniana stia contribuendo a ridisegnare le gerarchie della geopolizia mondiale.
1. La trappola energetica e il boomerang delle sanzioni
L’Asia non è uno spettatore passivo. Con il 70% delle esportazioni petrolifere mediorientali dirette verso i mercati asiatici, qualsiasi escalation in Iran rappresenta una minaccia esistenziale per le economie della regione. Dal Giappone alle Filippine, gli effetti sono già visibili: stati di emergenza energetica, razionamenti e inflazione. Tuttavia, come sottolinea Dalpozzo, laddove alcuni vedono una crisi paralizzante, altri colgono l’opportunità di un definitivo affrancamento dalla dipendenza dalle rotte e dalle logiche occidentali.
2. La resilienza di Pechino e la strategia della pazienza
Mentre gli Stati Uniti si trovano nuovamente coinvolti — sul piano militare e finanziario — nel complesso teatro mediorientale, la Cina adotta un approccio differente. Grazie a una politica di lungo termine basata su riserve strategiche e su una leadership globale nella transizione energetica, Pechino mostra una vulnerabilità ridotta agli shock petroliferi rispetto al passato. «La Cina acquisisce influenza senza un intervento diretto. Gioca una partita fondata sulla pazienza, non sull’imposizione», osserva Dalpozzo. Ne consegue un duplice effetto: da un lato, cresce la percezione della Cina come partner stabile e affidabile; dall’altro, si riduce progressivamente il margine di manovra strategico degli Stati Uniti nell’Indo-Pacifico.
3. Verso un’Asia sempre più «asiatica»
L’analisi di Dalpozzo mette in luce tre dinamiche spesso trascurate dalla narrazione mainstream:
Il ruolo del Pakistan — Non più semplice pedina, ma potenziale mediatore nucleare tra Teheran e Washington.
Il multiallineamento dell’India — Nuova Delhi rifiuta la logica dei blocchi contrapposti, costruendo margini di autonomia strategica.
Il rischio Malacca — Un blocco dello Stretto di Ormuz potrebbe innescare una reazione a catena fino a Singapore, mettendo in discussione l’intera architettura logistica asiatica.
Il quadro che emerge è quello di un continente che, per necessità e per scelta, diventa sempre più «asiatico»: le alleanze tradizionali cedono il passo a reti di interdipendenza economica, dove la logica degli interessi concreti prevale sugli allineamenti ideologici.
Buona visione:

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