Il Congresso Usa autorizza ancora una volta Obama a fornire armi letali all’Ucraina
di Eugenio Cipolla
Era partita bene la trasferta di Petro Poroshenko a New York per assistere alla 71esima Assemblea Generale della Nazioni Unite. Prima l’incontro Hillary Clinton, che aveva ribadito l’appoggio totale e incondizionato all’Ucraina contro «l’aggressione russa», poi il colloquio con Ban-Ki Moon sulla situazione in Donbass e le rassicurazioni sul fatto che l’Onu farà tutto il possibile per disinnescare le tensioni in est ucraina, infine il vertice con Christine Lagarde, la quale ha fatto sapere che Kiev al momento ha tutta la fiducia del Fondo Monetario Internazionale. Ad un certo punto, però, in questo circolo fortunato di eventi qualcosa si deve essere rotto e il presidente ucraino ha visto arrivare il vento della sfortuna.
Che ha cominciato a soffiare quando Donald Trump, secondo quanto riportato da diversi media americani, avrebbe rifiutato un bilaterale con Poroshenko, preferendo altri impegni, peraltro di carattere minore, in giro per gli Stati Uniti. Notizia smentita dal servizio stampa del presidente ucraino, il quale nulla ha potuto qualche ora dopo di fronte all’avvertimento del vicepresidente Usa Joe Biden, nel corso di un incontro a margine del Council of Foreign Relations di New York: se l’Ucraina non farà le riforme attese, allora le sanzioni alla Russia potrebbero essere abolite. Il braccio destro di Obama ha detto che le autorità di diversi paesi dell’Ue sono pronte alla revoca delle sanzioni imposte per la questione della Crimea e del conflitto in Donbass, e che aspetto solo un causu belli. «Sappiamo che ci sono almeno cinque Paesi che sono disposti a dire vogliamo uscire dalle sanzioni contro Mosca», ha affermato Biden.
Secondo il vicepresidente americano, Poroshenko è stato avvertito che bisogna convincere l'Unione Europea che l’Ucraina non è da biasimare per il fallimento degli accordi di Minsk. Biden ha infatti confessato di aver esercitato pressioni su Germania e Francia affinché l’Europa non si lavi le mani della questione ucraina. «Abbiamo fatto pressione soprattutto sulla Merkel e su Hollande perché non tirassero fuori l’Ucraina e la stessa Ue dagli accordi di Minsk», ha detto il vice di Obama ai giornalisti. «Per noi attualmente non ci sono motivi preoccupazione, perché abbiamo raddoppiato gli sforzi affinché in Ucraina sia fatto ciò che si deve fare».
In questo senso conferma è arrivata dal Congresso Usa. Nella notte la Camera dei rappresentanti ha approvato all’unanimità il disegno di legge H.R. 5094 (“Stand for Ukraine act”), proposto dal repubblicano Adam Kinzinger e dal co-presidente della Commissione esteri Eliot Engel. Il provvedimento, che dovrà essere firmato dal presidente Usa per entrare in vigore, pena il decadimento, si pone come obiettivo quello di «per contenere, invertire e scoraggiare l'aggressione russa in Ucraina, per assistere la transizione democratica dell'Ucraina, e per altri scopi».
Il documento prevede che le sanzioni nei confronti della Russia rimangano invariate fino a quando il presidente degli Stati Uniti non certificherà che l’occupazione della Crimea è terminata. Oltre questo ci sono tutta una serie di aiuti nei confronti di Kiev, come la creazione di una strategia mediatica per contrastare “la propaganda” russa, l’invito agli investitori privati ad investire nel paese e l’obbligo per il governo a non sostenere in nessun modo qualsiasi posizione che possa portare al riconoscimento della Crimea come territorio russo. Inoltre, scrive su Facebook la pagina ufficiale dell’ambasciata ucraina negli Usa, nella legge sono «compresi la diplomazia, l’assistenza e la fornitura di sistemi difensivi letali». Non è la prima volta che il Congresso autorizza il presidente Barack Obama a fornire armi letali a Kiev. Già in passato altre proposte simili erano passate con largo consenso, scatenando il dibattito sull’opportunità o meno di compiere un passo del genere. Obama ha sempre tentennato, rinunciando, almeno ufficialmente. Ma con l’arrivo di Hillary Clinton le cose potrebbero cambiare, andando proprio nella direzione auspicata dal Congresso e aumentando le tensioni tra Russia, Ucraina e Stati Uniti.


