Il dialogo riprende ma le distanze restano: cosa si sono detti Lavrov e Rubio
Lavrov ribadisce la fedeltà russa agli accordi di Anchorage, Rubio parla di "nuove idee". Un colloquio breve che non nasconde le divergenze
Dopo dieci mesi di silenzio, i capi della diplomazia di Russia e Stati Uniti sono tornati a guardarsi negli occhi. È successo a Manila, nelle Filippine, durante il vertice ASEAN. Sergej Lavrov e Marco Rubio hanno stretto le mani e si sono seduti allo stesso tavolo per poco più di mezz'ora. Un tempo breve, se paragonato ai colloqui precedenti che duravano il doppio, ma sufficiente per mandare un segnale chiaro: il dialogo tra Mosca e Washington non si è interrotto.
L'iniziativa è partita dalla parte nordamericana, ma anche la Russia aveva domande da porre e bisogno di riceve alcuni chiarimenti. Alla vigilia dell'incontro, Sergej Lavrov aveva già anticipato le sue intenzioni, dichiarando di voler conoscere "l'attuale posizione degli Stati Uniti sulla soluzione della crisi ucraina". Una volta seduti al tavolo, il ministro degli Esteri russo ha ribadito la posizione di Mosca, confermando la disponibilità della Russia a cercare una soluzione diplomatica. Nel comunicato ufficiale diffuso al termine dei colloqui si legge che "Lavrov ha ribadito la disponibilità della parte russa a una soluzione diplomatica del conflitto in Ucraina" e che "Mosca rimane fedele alle proposte avanzate dalla parte statunitense durante l'incontro di Anchorage, alle quali il leader russo ha dato il proprio consenso".
Di quei contenuti non si è saputo molto nei dettagli, ma sembra che includano questioni territoriali, compreso il ritiro delle forze ucraine da alcune aree del Donbass.
Rubio, dal canto suo, ha sottolineato che Washington è pronta a svolgere un ruolo costruttivo nel processo di pace. Ma poi ha aggiunto qualcosa che ha acceso l'attenzione degli osservatori: ha parlato della necessità di cercare "nuove proposte e nuove idee", precisando che gli Stati Uniti sono pronti a presentare "alcune di queste in un contesto e in una forma appropriati". Parole che lasciano spazio a molti interrogativi. Significano forse un allontanamento dagli accordi di Anchorage? Al momento non è chiaro.
A gettare luce su questo scenario è Ivan Loshkarev, docente del MGIMO, secondo cui l'amministrazione Trump sta giocando su più fronti. Da una parte c'è la necessità di mostrarsi aperti al negoziato, dall'altra il peso di un Congresso sempre più ostile verso Mosca. Loshkarev ha osservato che "l'amministrazione Trump aderisce a una strategia di incertezza strategica e può avanzare obiettivi che si escludono a vicenda". Inoltre, ha spiegato che la recente scomparsa del senatore Lindsey Graham ha rafforzato "il consenso bipartitico anti-russo al Congresso", spingendo per sanzioni più dure e misure economiche contro la Russia.
I contatti recenti tra i due presidenti, Putin e Trump, e l'incontro di Ankara tra il leader USA e Zelensky mostrano un'attività febbrile dietro le quinte. Eppure, a Mosca non c'è ottimismo eccessivo. Lo ha confermato anche Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, sottolineando che "i contatti tra Russia e Stati Uniti continuano attraverso i canali esistenti su base permanente, ma non si può ancora parlare di un'accelerazione del processo di pace". Si respira cautela, come se si aspettasse il passo falso, il ripensamento che potrebbe arrivare da un momento all'altro.
Ma il colloquio di Manila non si è limitato all'Ucraina. C'è un altro tema caldo, forse altrettanto urgente, che preoccupa entrambe le potenze: l'Iran. Mentre i diplomatici parlavano, gli aerei USA continuavano a colpire obiettivi iraniani per la dodicesima notte consecutiva. Il comando centrale delle forze armate statunitensi ha dichiarato che i raid sono mirati a "obiettivi militari, inclusi mezzi navali, depositi di missili e droni, posti di osservazione costieri e sistemi di difesa aerea". Teheran risponde con droni e missili. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha annunciato attacchi notturni con droni contro "il centro di supporto logistico, i serbatoi di carburante e il deposito di munizioni" di basi USA in Kuwait. Il prezzo del gas in Europa ha superato i 750 dollari, e la Gran Bretagna ha già ritirato i suoi diplomatici dall'Iran. I pasdaran hanno inoltre dichiarato che la parte meridionale dello Stretto di Hormuz è stata minata, invitando le compagnie di navigazione a non utilizzare quella rotta. Nel Mar Rosso, gli Houthi dello Yemen hanno rivendicato un attacco contro due petroliere saudite, annunciando di fatto un blocco per le navi legate all'Arabia Saudita che transitano nello stretto di Bab el-Mandeb.
Grigorij Lukjanov, ricercatore del Centro di studi arabi e islamici dell'Istituto di Studi Orientali dell'Accademia Russa delle Scienze, ha osservato che "la Russia e gli Stati Uniti desiderano una normalizzazione della situazione e l'avvio di una nuova fase di ricostruzione della regione". Il problema, spiega, è che "le parti vedono in modo diverso i mezzi e gli strumenti accettabili per la soluzione". In questo contesto, Mosca potrebbe svolgere un ruolo importante grazie ai suoi buoni rapporti sia con l'Iran che con i paesi del Golfo, anche se una piattaforma bilaterale Russia-USA per il Medio Oriente appare al momento irrealizzabile a causa delle altre tensioni nei rapporti tra i due paesi.
C'è poi il capitolo dei rapporti bilaterali, un cantiere aperto che procede a rilento. Si parla di sanzioni personali, di visti, di proprietà diplomatiche confiscate. Ogni passo avanti è legato a doppio filo con l'evoluzione del conflitto ucraino, e questo rende tutto più complicato. Egor Toropov, analista della Scuola Superiore di Economia, ha sottolineato l'importanza del rilancio dei contatti tra i parlamenti, definendo "l'espansione della comunicazione interparlamentare e la costruzione di relazioni personali tra i legislatori" un fondamento che "può svolgere un ruolo molto più significativo in futuro, in un contesto di riscaldamento su larga scala delle relazioni bilaterali". Qualche segnale positivo arriva dallo spazio: la collaborazione tra Roscosmos e NASA continua, e il recente lancio di un equipaggio misto verso la Stazione Spaziale Internazionale è un esempio di come la cooperazione possa sopravvivere anche quando la politica internazionale è in tilt.
In fondo, l'incontro di Manila dimostra che Mosca e Washington non rinunciano al dialogo, nonostante le divergenze su molti temi cruciali. Due potenze nucleari non possono permettersi di non parlarsi. Anche quando le posizioni sembrano inconciliabili, il canale di comunicazione deve restare aperto.


