Il Dipartimento della Difesa Usa dietro lo studio del "contagio emozionale" di Facebook?
Lo spionaggio basato su fonti pubbliche può assumere una varietà di forme ma tra le più utili ci sono i dati di Facebook e Twitter
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Critici hanno messo nel mirino un recente studio su come si diffondono le emozioni su Facebook, lamentando che circa 600.000 utenti non sapevano di prendere parte a un esperimento. Quello che è invece più allarmante, scrive Patrick Tucker su The Atlantic, è che i ricercatori hanno deliberatamente manipolato i sentimenti degli utenti per misurare un effetto chiamato “contagio emotivo”.
Anche se la Cornell University, sede di almeno uno dei ricercatori, ha affermato che lo studio non ha ricevuto finanziamenti esterni, è emerso che l’università sta attualmente ricevendo fondi dal Dipartimento della Difesa per una ricerca che suona estremamente simile: l’analisi del “sentimento” dei commenti sulle reti sociali, cioè di come si sentono le persone, nella speranza di identificare “momenti critici” sociali.
I momenti critici in questione comprendono “la rivoluzione egiziana del 2011, le elezioni russe della Duma nel 2011, la crisi delle sovvenzioni per i carburanti in Nigeria nel 2012 e le proteste del 2013 a Gezi Park, in Turchia”, secondo il sito web della Minerva Initiative, un progetto di sociologia del Dipartimento della Difesa.
E’ il genere di lavoro che l’esercito statunitense finanzia da anni, nel caso più famoso con il programma degli indicatori di fonte pubblica, un programma delle Attività Progettuali di Ricerca Avanzata d’Intelligence (IARPA) che osservava Twitter per prevedere turbolenze sociali.
Se l’idea che il governo vi controlla e persino vi manipola su Facebook vi procura un brivido freddo, la cattiva notizia è che potete aspettarvi che la comunità dei servizi segreti spenderà molto altro tempo e denaro a indagare i sentimenti e le relazioni attraverso reti social come Facebook. In realtà, appaltatori della difesa e dirigenti alto livello dei servizi statunitensi affermano che i dati delle reti sociali sono diventati uno degli strumenti più importanti che essi utilizzano per raccogliere informazioni.
Defense One ha recentemente raggiunto il generale di corpo d’armata Michael Flynn, direttore dell’agenzia dei servizi d’informazione della difesa (DIA), che ha affermato che l’esercito statunitense ha “completamente rivisitato” il modo in cui raccoglie informazioni incentrandolo sulle vaste fonti di dati pubblicamente disponibili e specialmente sui media sociali come Facebook. “Le informazioni che siamo in grado di ricavare dai media sociali ci stanno offrendo conoscenze che francamente non abbiamo mai avuto prima”, ha affermato.
In altri termini, il capo di una delle più vaste agenzie d’informazioni militari statunitensi ha bisogno che stiate su Facebook.
“Solo poco più di un decennio fa, quando ero un alto funzionario dei servizi, passavo la maggior parte del mio tempi nel mondo degli ‘ints’ – grafici di spionaggio di segnali e informazioni umane – e usavo giusto un po’ di informazioni di fonte pubblica per arricchire le valutazioni che conducevamo. Facciamo un avanti veloce fino al 2014 e all’esplosione dell’ambiente informatico soltanto negli ultimi pochi anni. Le fonti pubbliche sono oggi uno spazio cui dedico la maggior parte del mio tempo. Il mondo aperto dell’informazione ci offre la maggior parte di ciò di cui abbiamo bisogno e i vecchi ‘ints’ si limitano ad arricchire le valutazioni che siamo in grado di fare sulla base delle informazioni di fonte pubblica”.
Lo spionaggio basato su fonti pubbliche può assumere una varietà di forme ma tra le più utili ci sono i dati di Facebook e Twitter. La disponibilità di quel genere d’informazioni sta cambiando il modo in cui la DIA addestra gli operativi dello spionaggio. Superate da tempo sono le vecchie spie che frugavano nella spazzatura per indizi sui soggetti. Oggi sono consolidati gli occhi che scorrono le vostre foto delle vacanze.
La crescita dei social media non ha cambiato soltanto la vita quotidiana di agenzie come la DIA, ha anche dato il via a una mini corsa all’ora negli appalti della difesa. L’esercito spenderà una quota crescente del suo bilancio da 50 miliardi di dollari per lo spionaggio in appalti a privati per la raccolta e l’analisi di informazioni di fonte pubblica. Sempre più numerose sono le società che si offrono per fornire tali servizi.
Alcune di esse sono ben note, come la Palantir, il gigante della visualizzazione di dati della Silicon Valley.
Altre società che svolgono questo genere di lavoro per conto del governo sono, invece, piccole realtà di cui probabilmente non avete mai sentito parlare. E, idealmente, non dovevate sentirne parlare.
Una di esse è una società di Austin, Texas, SnapTrends, fondata nel 2012 e che offre un servizio di “ascolto sociale” che analizza i messaggi per fornire notizie sulla situazione del mittente. La principale di queste è la sua localizzazione. Un tweet e sono in grado di trovarti.
La SnapTrends afferma che lo strumento è stato estremamente utile nell’indagine seguita agli attentati del 2013 alla Maratona di Boston.
Ma anche se i dati sociali possono essere uno strumento importante per la raccolta d’informazioni, non si può certo affermare che siano permanenti.
Quando è stato chiesto al generale Michael Flynn, direttore dell’agenzia dei servizi d’informazione della difesa (DIA), se lo preoccupasse che le persone potessero cominciare a smettere di utilizzare Facebook, Twitter e altre reti sociali in conseguenza delle attività dei servizi d’informazione statunitensi ha risposto imperturbato: “Sì.”
La DIA ha ancora del tempo prima che la rete si svuoti. Oggi Facebook resta il social numero uno in Medio Oriente. Il servizio è usato da più del 90% dell’utenza Internet di Qatar, Arabia Saudita, Libano, Egitto, Tunisia e Emirati Arabi Uniti.
Se milioni di persone decidessero di abbandonare la rete e di cercarne un’altra per collegarsi al mondo esterno e comunicare con esso, la comunità dei servizi d’informazione statunitensi probabilmente sarebbe già lì.


