Il disastroso impatto del Nafta sul mercato del lavoro nel Nord America

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Il disastroso impatto del Nafta sul mercato del lavoro nel Nord America

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Il principio base del NAFTA (North American Free Trade Agreement), secondo il quale le imprese statunitense potevano delocalizzare la propria produzione oltre i confini e rivendere i propri prodotti negli Stati Uniti, ha limitato fortemente il potere di contrattazione dei lavoratori americani, che sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale aveva catalizzato l’espansione della classe media. Il risultato? 20 anni di salari stagnanti e redistribuzione di reddito, ricchezza e potere politico verso l’alto, non verso il basso. 
Secondo Jeff Faux - fondatore dell’Economic Policy Institute - per l’economia americana il NAFTA ha prodotto tutta una serie di trasformazioni. 
 
Aumento della disoccupazione nelle aree maggiormente colpite dalla delocalizzazione (California, Texas, Michigan...) per un ammontare intorno ai 700.000 posti di lavoro. 
 
Rafforzamento del potere contrattuale ma da parte dei datori di lavoro, maggiormente in grado di costringere i lavoratori ad accettare salari più bassi.
 
Il NAFTA ha condotto milioni di lavoratori e famiglie messicane ad abbandonare l’agricoltura e ha reso la vita difficile a migliaia di piccoli imprenditori, invasi dal flusso di prodotti americani a basso costo. Questa una delle ragioni fondamentali dell’immigrazione illegale oltre confine, che ha peraltro causato un’ennesima pressione dei salari verso il basso. 

Le imprese si sono trovate in una posizione di tutela di fronte alle leggi per la tutela del lavoro che potevano intaccare i loro profitti: l’accordo ha stabilito corti speciali per giudicare controversie contro il governo e allo stesso tempo ha negato ai lavoratori e ai sindacati il diritto di difendersi proprio a causa di questa giurisdizione cross-border.

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