Il discorso di Vito Petrocelli al "Wanshou Dialogue on Global Security"
Pubblichiamo l'intervento che Vito Petrocelli, ex presidente della Commissione affari esteri del Senato, ha tenuto questo venerdì a Pechino per la cerimonia di apertura della quinta edizione del prestigioso "Wanshou Dialogue on Global Security".
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Signore e Signori,
è con un grande senso di responsabilità che desidero affrontare un tema che riguarda il destino stesso della comunità internazionale: la trasformazione e la ridefinizione dell’ordine globale della sicurezza.
Stiamo vivendo un’epoca segnata da profonde tensioni geopolitiche, da conflitti che minacciano la pace internazionale, dall’emergere di nuove forme di competizione strategica e da sfide globali che nessuna nazione può affrontare da sola. La sicurezza non può più essere interpretata esclusivamente in termini militari: comprende anche la stabilità economica, la sicurezza energetica, la tutela del clima, la cybersicurezza, la sicurezza alimentare e la salvaguardia dei diritti fondamentali di ogni popolo.
L’ordine internazionale istituito dopo la Seconda guerra mondiale ha garantito, nonostante i suoi limiti e le sue contraddizioni, molti anni di progresso e cooperazione. Oggi, tuttavia, esso appare sottoposto a forti pressioni. Crescono le tendenze unilaterali, si indebolisce la fiducia reciproca tra gli Stati e vengono messi in discussione i principi fondamentali del diritto internazionale.
In questo contesto il mio Paese, l’Italia, riafferma con fermezza il valore del multilateralismo, del dialogo e della cooperazione tra le nazioni. Nessuna potenza, indipendentemente dalla propria forza, può pretendere di garantire da sola la stabilità globale. La sicurezza comune nasce dalla responsabilità condivisa, dal rispetto delle regole internazionali e dal ruolo centrale delle istituzioni multilaterali.
Dobbiamo evitare una frammentazione del mondo in blocchi contrapposti. La storia ci insegna che la logica del confronto permanente conduce all’instabilità, all’impoverimento e al conflitto. Dobbiamo invece costruire un ordine internazionale fondato sull’equilibrio, sulla dignità dei popoli e sulla tutela della pace.
La comunità internazionale è chiamata ad assumersi un grande compito: adattare le proprie istituzioni alle trasformazioni del ventunesimo secolo senza rinunciare ai principi fondamentali della convivenza. Pace, libertà, cooperazione, sviluppo umano e rispetto dei diritti non sono valori negoziabili; rappresentano il fondamento di ogni autentica sicurezza.
L’Italia deve continuare a sostenere ogni iniziativa volta al dialogo, alla mediazione e alla cooperazione internazionale, convinta che solo attraverso un impegno comune sarà possibile garantire alle future generazioni un mondo più stabile, più giusto e più sicuro.
La strada da seguire per l’ordine globale della sicurezza non può essere una competizione incontrollata né la supremazia di pochi attori internazionali. È necessario promuovere un modello di sicurezza cooperativa, nel quale la sicurezza di una nazione non venga costruita a discapito delle altre.
Dobbiamo rafforzare il dialogo diplomatico, prevenire i conflitti attraverso strumenti politici e investire nella fiducia reciproca tra gli Stati. La deterrenza può avere una sua funzione, ma non può sostituire la diplomazia. Una pace duratura si costruisce attraverso il dialogo, la cooperazione economica e il rispetto del diritto internazionale.
La sicurezza globale deve inoltre affrontare nuove minacce transnazionali: il terrorismo, gli attacchi informatici, le pandemie, il cambiamento climatico e le crisi migratorie. Sfide di questa natura richiedono risposte coordinate e multilaterali.
È inoltre necessario evitare nuove divisioni ideologiche e geopolitiche che rischiano di paralizzare la comunità internazionale. L’obiettivo deve essere un ordine mondiale inclusivo, capace di valorizzare il dialogo tra culture, sistemi politici e diverse aree regionali.
In una fase di transizione internazionale, ogni Paese — grande o piccolo — è chiamato ad assumersi responsabilità specifiche.
Le grandi potenze hanno il dovere di agire con equilibrio e lungimiranza, evitando escalation che potrebbero compromettere la stabilità globale. La forza economica, tecnologica o militare comporta una responsabilità proporzionale nei confronti della pace e della sicurezza collettiva.
I Paesi emergenti devono essere coinvolti sempre di più nei processi decisionali internazionali. Un ordine globale stabile non può essere costruito escludendo intere parti del mondo o ignorando le esigenze dei Paesi in via di sviluppo.
Anche le nazioni di medie dimensioni, come l’Italia, possono svolgere un ruolo importante nel favorire il dialogo, costruire ponti diplomatici e sostenere il sistema multilaterale.
La responsabilità internazionale implica inoltre il rispetto dei diritti umani, della sovranità degli Stati e delle norme internazionali. Nessuna logica geopolitica può giustificare la violazione dei principi fondamentali della convivenza civile.
Per promuovere la riforma della governance della sicurezza globale, le istituzioni internazionali devono diventare più rappresentative, più efficaci e meglio preparate ad affrontare le sfide contemporanee.
Le Nazioni Unite restano un pilastro indispensabile della governance globale, ma necessitano di riforme che riflettano i cambiamenti avvenuti negli equilibri internazionali, come l’abolizione del diritto di veto. È necessario rafforzarne la capacità di prevenzione dei conflitti, di mediazione diplomatica e di intervento umanitario.
Occorre inoltre incoraggiare una maggiore cooperazione tra organizzazioni regionali e organismi internazionali, promuovendo una governance multilivello della sicurezza.
La riforma deve riguardare anche la governance economica e tecnologica globale. Le disuguaglianze economiche, l’accesso alle risorse strategiche e il controllo delle tecnologie emergenti influenzano sempre più la stabilità internazionale.
Particolare attenzione deve essere dedicata alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, della cybersicurezza e delle nuove tecnologie militari, garantendo che il progresso tecnologico rimanga al servizio dell’umanità e non diventi una fonte di instabilità.
Vi ringrazio molto.


