di Simone Nastasi
Il Vice direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale Zhu Min parlando dopo l’incontro autunnale con i membri della Banca Mondiale, ha dichiarato che la fine del programma del Quantitative Easing (QE) - il programma di acquisto massiccio di Treasury Bond messo a punto dalla Federal Reserve (la banca centrale americana) come stimolo all’economia a stelle e strisce – potrebbe avere ancora ripercussioni sulla salute delle economie emergenti proprio come accaduto, nel maggio 2013, in occasione dell’annuncio del Tapering – la riduzione progressiva del QE - da parte dell’allora presidente della Fed Ben Bernanke.
In quell’occasione bastarono le parole di Bernanke che disse che, se lo stato di salute dell’economia americana lo avesse concesso, avrebbe avviato la riduzione del programma di acquisti mensili, allora fissato in 85 miliardi distribuiti in Treasury e titoli garantiti da mutui, per provocare un’ondata di vendite massicce sui mercati cosiddetti emergenti (i mercati dei Paesi Brics) che riguardarono sia le valute che le azioni e le obbligazioni. Il rischio che sorse allora ed è quello che potrebbe ripresentarsi adesso, è legato alla capacità di finanziamento di questi mercati una volta che vengano a mancare i capitali. Infatti, tre anni di politica monetaria espansiva da parte della Federal Reserve, hanno significato l’afflusso nei mercati emergenti di circa 650 miliardi di dollari e adesso, fanno sapere dal FMI, se questi capitali venissero a mancare, l’impatto sull’economie emergenti, in termini di deflusso di capitali, potrebbe essere notevole.
Al momento però, il condizionale è d’obbligo perché non è detto che le cose vadano come allora. Detto in termini più cari agli operatori finanziari, i mercati potrebbero avere già “scontato” la notizia e provveduto a suo tempo ad una tempestiva riallocazione dei portafogli. Come ricorda anche lo stesso Zhu Min infatti, il valore di mercato delle obbligazioni emesse da società aventi sede legale in Paesi Emergenti , che sono attualmente detenute dai cinque più importanti fondi esteri, supera anche il valore dell’equivalente mercato americano.
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