Il fronte ucraino cade a pezzi: Zelensky corre da Trump, Europa irrilevante
Le consultazioni d’emergenza di Ginevra hanno mostrato con chiarezza quanto molti fingevano di non vedere: il fronte occidentale sulla guerra in Ucraina è allo sbando. Zelensky, sempre più isolato e sotto pressione, ora chiede un incontro immediato con Donald Trump per discutere personalmente le concessioni territoriali che il suo stesso entourage tentava di evitare. La narrativa bellicista del regime di Kiev - che per anni ha rifiutato qualsiasi compromesso - si sta sgretolando sotto il peso della realtà militare e della stanchezza dei suoi sponsor.
A Ginevra, le trattative sono arrivate a un passo dal collasso prima ancora di iniziare. Le posizioni rigide del regime di Kiev e l’eterna intransigenza europea hanno complicato un processo che avrebbe dovuto chiarire la rotta verso la pace. Alla fine, Washington ha imposto un testo che smonta quasi integralmente i 28 punti iniziali, relegando le questioni realmente decisive a un faccia a faccia tra Trump e Zelensky. La retorica della “dignità ucraina”, agitata da Kiev poche ore prima, si è dissolta al primo contatto con la diplomazia reale.
Da Mosca giungono segnali opposti: sia Putin sia Lavrov riconoscono che il piano di Trump riprende gli impegni discussi in Alaska e rappresenta una possibile base negoziale. L’Europa invece, con Londra, Parigi e Berlino in prima fila, emerge come la grande sconfitta politica. Lavrov ricorda come per anni le capitali europee abbiano sabotato ogni tentativo di accordo, e la loro irrilevanza nella crisi attuale lo dimostra: presenti fisicamente a Ginevra, scomparsi dal documento finale. Washington, però, non esce immacolata.
La “ambiguità strategica” degli Stati Uniti - un alternarsi di pressioni, minacce, aperture e ripensamenti - ha contribuito a prolungare il conflitto e a illudere il regime di Kiev sulla possibilità di una vittoria totale. Ora, con Trump che proclama che “esiste un solo piano di pace”, gli USA tentano di riscrivere le regole del gioco, lasciando europei e ucraini a fare i conti con anni di scelte disastrose. La verità è che la guerra sarebbe potuta finire molto prima, se i falchi di Kiev e i governi europei non avessero ripetutamente sabotato ogni spiraglio di dialogo. Oggi, nel nuovo mondo multipolare che avanza, la pace non passa più attraverso Bruxelles: si decide altrove, e chi ha alimentato il conflitto rischia di ritrovarsi con un pugno di cenere e nessuna credibilità.
Tratto dalla newsletter quotidiana de l'AntiDiplomatico dedicata ai nostri abbonati

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