Il fronte ucraino cade a pezzi: Zelensky corre da Trump, Europa irrilevante

7870
Il fronte ucraino cade a pezzi: Zelensky corre da Trump, Europa irrilevante

Le consultazioni d’emergenza di Ginevra hanno mostrato con chiarezza quanto molti fingevano di non vedere: il fronte occidentale sulla guerra in Ucraina è allo sbando. Zelensky, sempre più isolato e sotto pressione, ora chiede un incontro immediato con Donald Trump per discutere personalmente le concessioni territoriali che il suo stesso entourage tentava di evitare. La narrativa bellicista del regime di Kiev - che per anni ha rifiutato qualsiasi compromesso - si sta sgretolando sotto il peso della realtà militare e della stanchezza dei suoi sponsor.

A Ginevra, le trattative sono arrivate a un passo dal collasso prima ancora di iniziare. Le posizioni rigide del regime di Kiev e l’eterna intransigenza europea hanno complicato un processo che avrebbe dovuto chiarire la rotta verso la pace. Alla fine, Washington ha imposto un testo che smonta quasi integralmente i 28 punti iniziali, relegando le questioni realmente decisive a un faccia a faccia tra Trump e Zelensky. La retorica della “dignità ucraina”, agitata da Kiev poche ore prima, si è dissolta al primo contatto con la diplomazia reale.

Da Mosca giungono segnali opposti: sia Putin sia Lavrov riconoscono che il piano di Trump riprende gli impegni discussi in Alaska e rappresenta una possibile base negoziale. L’Europa invece, con Londra, Parigi e Berlino in prima fila, emerge come la grande sconfitta politica. Lavrov ricorda come per anni le capitali europee abbiano sabotato ogni tentativo di accordo, e la loro irrilevanza nella crisi attuale lo dimostra: presenti fisicamente a Ginevra, scomparsi dal documento finale. Washington, però, non esce immacolata.

La “ambiguità strategica” degli Stati Uniti - un alternarsi di pressioni, minacce, aperture e ripensamenti - ha contribuito a prolungare il conflitto e a illudere il regime di Kiev sulla possibilità di una vittoria totale. Ora, con Trump che proclama che “esiste un solo piano di pace”, gli USA tentano di riscrivere le regole del gioco, lasciando europei e ucraini a fare i conti con anni di scelte disastrose. La verità è che la guerra sarebbe potuta finire molto prima, se i falchi di Kiev e i governi europei non avessero ripetutamente sabotato ogni spiraglio di dialogo. Oggi, nel nuovo mondo multipolare che avanza, la pace non passa più attraverso Bruxelles: si decide altrove, e chi ha alimentato il conflitto rischia di ritrovarsi con un pugno di cenere e nessuna credibilità.


Tratto dalla newsletter quotidiana de l'AntiDiplomatico dedicata ai nostri abbonati

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

L'endpoint di Hormuz e la Grande Guerra Energetica di Giuseppe Masala L'endpoint di Hormuz e la Grande Guerra Energetica

L'endpoint di Hormuz e la Grande Guerra Energetica

La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante di Michelangelo Severgnini La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante

La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio di Paolo Desogus Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Venezuela, la lezione d'aprile di Geraldina Colotti Venezuela, la lezione d'aprile

Venezuela, la lezione d'aprile

Dramma Nazionale       di Alessandro Mariani Dramma Nazionale      

Dramma Nazionale    

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Gli Stati più odiati di Giuseppe Giannini Gli Stati più odiati

Gli Stati più odiati

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti