Il Jobs Act di Renzi è una misura inutile. Lo spiega chiaramente il FMI nel World Economic Report di aprile
Sapir: "Crollano, davanti ai nostri occhi, i due mostri sacri del discorso economico portato avanti da almeno vent‘anni"
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Nel commentare il World Economic Report di aprile 2015, Jacques Sapir sostiene come il Fondo monetario internazionale contraddice molti dei dogmi indiscussi del discorso economico contemporaneo e vengono sfatati due dei “mostri sacri” di chi continua a difendere l'indifendibile: l'euro.
Il primo punto che emerge da questo studio, prosegue l'economista francese, è che, nelle economie sviluppate, il declino della crescita potenziale è iniziato intorno al 2000 e si è intensificato dopo la crisi del 2007-2009. Questa crescita potenziale è stata in media di circa il 2,25% all’anno nel periodo 2001-2007, mentre nel 1996-2001 raggiungeva il 2,5% all’anno; dal 2008 al 2014 è scesa all’1,3% all’anno, e si prevede che nel periodo 2015-2020dovrebbe risalire soltanto a circa l’1,6% all’anno. La crescita potenziale sembra dunque aver subito una contrazione dello 0,6% all’anno nei paesi sviluppati e addirittura dello 0,9% se si confronta il livello precedente agli anni 2000 con il livello di crescita stimato per i prossimi anni. A questo proposito, fa riflettere lo scarsissimo recupero del cosiddetto periodo “post-crisi”. Si tratta di una novità rispetto alle precedenti crisi finanziarie, caratterizzate comunque da forti contrazioni del credito. Va qui osservato l‘impatto della riduzione della crescita degli investimenti nella zona euro.
Non solo l’euro avrebbe comportato un cambiamento di politica macroeconomica in un senso sfavorevole alla crescita, cosa che si può misurare in maniera molto diretta, ma avrebbe anche avuto degli effetti negativi sul potenziale di crescita, il che comporta un indebolimento strutturale delle economie della zona euro. L’eurozona appare in una situazione peggiore delle altre economie sviluppate, anche se non consideriamo l’effetto del ciclo economico. Questo punto è di grande importanza. Bisogna dire che nello studio del FMI compaiono solo 4 paesi della zona euro, Germania, Francia, Italia e Spagna. Ma questi paesi realizzano da soli circa l’80% del PIL della zona euro. E’ quindi chiaro, e può essere considerato come dimostrato, che l’euro ha avuto degli effetti negativi non solo sulla politica macroeconomica, ma anche sulla crescita potenziale. “Qui crolla davanti ai nostri occhi il primo dei mostri sacri”, afferma Sapir.
Ma lo studio del Fondo monetario internazionale non si ferma qui. Le due misure che possono avere il maggiore impatto a medio termine (o in un orizzonte temporale di 5 anni) sulla crescita sono, secondo il rapporto, gli investimenti in tecniche di ricerca e sviluppo e gli investimenti in comunicazione e informazione. Gli autori riferiscono che gli investimenti in infrastrutture possono avere un effetto cumulativo. I cambiamenti nella regolamentazione del mercato del lavoro (e questi cambiamenti sono naturalmente misure di maggiore flessibilità del lavoro) non producono alcun effetto. Ancora più interessante; se ora consideriamo un orizzonte di breve termine, di meno di tre anni, vediamo che le misure relative alla flessibilità e ai cambiamenti delle regole del mercato del lavoro portano a ridurre la crescita potenziale.
Sono le stesse misure che da oltre 15 anni queste misure vengono difese come misure che necessariamentedevono portare a un aumento della produttività e della crescita potenziale. E' il Jobs Act per intenderci che Renzi e la stampa a lui complice stanno spacciando come la panacea di tutti i problemi di rigidità dell'economia italiana.
Tutto questo porta Sapir a concludere affermando che il discorso sulle “riforme strutturali” nel campo del mercato del lavoro è solo un discorso ideologico e che persino un modello, come quello del FMI, fortemente improntato all’economia neoclassica, non si rivela in grado di dimostrare alcun effetto positivo di queste misure. “E qui crolla, davanti ai nostri occhi, il secondo dei mostri sacri del discorso economico portato avanti da almeno vent‘anni. Non si potranno mai ringraziare abbastanza gli esperti del FMI per l’opera di utilità pubblica che hanno svolto”.
Per la traduzione completa dell'articolo si rimanda e si ringrazia a Voci dall'estero

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