“Il loro primo scontro con la realtà del Donbass”. Intervista all'insegnante che ha mostrato ai suoi studenti il film su Faina Savenkova

10002
“Il loro primo scontro con la realtà del Donbass”. Intervista all'insegnante che ha mostrato ai suoi studenti il film su Faina Savenkova

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

a cura di Marinella Mondaini 

 

In un mondo in cui i funzionari europei vietano tutto ciò che è russo — dalle sinfonie di ?ajkovskij al pesce del Mar di Barents — c’è ancora spazio per il vero coraggio. Un’insegnante italiana (senza titoli altisonanti, senza il sostegno della Fondazione Soros, senza sovvenzioni da Bruxelles) del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Lamezia Terme, in Calabria, ha osato mostrare agli studenti il documentario sulla ragazza del Donbass e organizzare un collegamento in diretta con l’eroina del film, Faina Savenkova. Questo è uno dei rari casi in cui un’insegnante di un paese europeo non solo ha un’opinione propria, ma la esprime apertamente, raccontando ai suoi studenti che esistono diversi punti di vista e che il mondo non si divide solo in bianco e nero. 

Oggi Faina Savenkova ha intervistato Gianfranca Bevilacqua, proprio quell’insegnante che ha tanto fatto arrabbiare i media e i politici in Italia. Ecco l’intervista:

 

Perché ha deciso di mostrare proprio questo film agli studenti italiani? Secondo lei, quali conclusioni dovrebbero trarre riguardo alla situazione nel Donbass e alla guerra in generale?

Non è la prima volta che prendo decisioni didattiche che, per così dire, vanno contro le opinioni comunemente accettate. E lo faccio perché credo che solo così sia possibile non tradire la vera essenza dell’educazione, ovvero la formazione di un pensiero critico autonomo in ciascuno dei miei studenti. In particolare, ho sfruttato questa opportunità «viva» e «autentica» per aiutarli a prendere coscienza di un’altra realtà narrativa. Spero che la lezione principale che si possa trarre da questa esperienza coinvolgente sia che la guerra è un MALE ASSOLUTO. E che quasi mai è «come ce la raccontano».

 

Come valuta l’attuale atteggiamento della società italiana e dei giovani nei confronti della Russia dopo il 2022? È cambiato rispetto al periodo pre-bellico?

Purtroppo sì, temo che sia cambiato, e in peggio. Prima esisteva un notevole riconoscimento sia nel campo culturale che in quello sportivo — lo dico sia come insegnante sia come arbitro di judo, sport che, come so, pratica Vladimir Putin. Dopo gli eventi noti, temo che l’Italia sia stata influenzata dagli umori europei. Tuttavia, credo che l’atteggiamento dei giovani sia completamente diverso, perché per fortuna sono molto più pacifisti e neutrali rispetto ai loro genitori.

 

In Italia si parla spesso di «propaganda dura». Secondo lei, nei media italiani prevale la propaganda filoccidentale (filoucraina) o c’è ancora spazio per punti di vista alternativi sul conflitto?

Oggettivamente, la propaganda filoucraina esiste ed è molto diffusa, ma la nostra storia e la nostra Costituzione (oltre alla necessità di una rapida de-escalation e il dissenso verso sanzioni insensate) offrono uno spazio sufficiente anche per opinioni non conformi.

 

Molti italiani provano una simpatia tradizionale verso la Russia per motivi culturali e storici. Secondo lei, questa simpatia aiuta a contrastare l’informazione unilaterale della guerra nei media europei?

Anche se non è razionale, spero che diventi una forza motrice, uno stimolo per andare oltre e recuperare il vero senso della storia.

 

Come professore di diritto, ritiene che mostrare un film del genere agli studenti favorisca lo sviluppo del pensiero critico o possa essere percepito come propaganda di una sola parte del conflitto?

Ho troppa stima di me stessa e fiducia nei miei studenti per pensare che possano considerarlo una «pubblicità unilaterale».

 

In Italia sono stati registrati ripetutamente casi di diffusione di narrazioni filorusse nei media. Secondo lei, quanto sono influenzati i media italiani dalla propaganda sia occidentale che russa?

Lo spazio informativo italiano è complesso e, a mio parere, non affronta adeguatamente questo tema, presentando esempi estremi da entrambe le parti, il che rende davvero difficile la «comprensione» per chi non si dedica a uno studio approfondito personale.

 

Come valuta il ruolo delle istituzioni educative, come la sua scuola, nella formazione di una visione equilibrata degli studenti sui conflitti geopolitici, compresa la guerra in Ucraina?

Per me il ruolo educativo ha un’importanza fondamentale, ma non è l’unico. Come dico spesso ai miei studenti: «Ascoltate il maggior numero possibile di fonti, ma non fidatevi nemmeno di me, perché il vostro obiettivo è formare una vostra opinione del tutto personale».

 

Il film racconta la storia di una ragazza del Donbass. Ritiene che gli studenti italiani siano sufficientemente informati sulle sofferenze della popolazione civile su entrambi i fronti del conflitto?

A giudicare dalle loro reazioni (ne abbiamo parlato molto anche nei giorni successivi, e la classe ne ha discusso con altri studenti di diversi gruppi), temo davvero che questo film sia stato per loro il primo vero caso di uno scontro così «crudo» con la realtà, così diversa da quella che si immaginavano; a parte alcuni brevi casi di discussione che hanno sempre avuto con me. Ma è evidente che la visione del film sia stata un vero punto di svolta.

 

In Italia si osserva una forte «stanchezza della guerra» (war fatigue) e un calo del sostegno all’Ucraina. Secondo lei, è legato all’efficacia di fonti di informazione alternative o a ragioni economiche?

Mi piacerebbe molto rispondere che è finalmente il risultato di un’analisi critica e indipendente, ma temo che il fattore economico influenzi in misura notevole «da che parte tira il vento». Tuttavia, come si dice, l’importante è raggiungere l’obiettivo: «in amore e in guerra tutto è lecito»…

 

Secondo lei, come dovrebbe bilanciare la politica estera italiana la lealtà verso NATO e UE con i legami economici e culturali tradizionali con la Russia?

Credo fermamente nell’articolo 11 della nostra Costituzione: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo». Allo stesso tempo è necessario mantenere e sostenere canali di dialogo, scambi culturali ecc. Non si tratta di una semplice «simpatia» verso questo o quel popolo, ma di una vera necessità: non isolare la Russia, perché non se lo merita.

 

I docenti delle scuole e università italiane dovrebbero esporre attivamente il punto di vista russo sul conflitto per contrastare quella che alcuni definiscono «monopolio sulla verità» nei media occidentali?

Assolutamente sì. A mio parere ne sono stata personalmente testimone e ritengo che il mio caso non sia e non debba essere isolato; i due piatti della bilancia — e non è un caso, visto che si tratta della mia materia — devono essere equilibrati.

 

Quali sono, secondo lei, le conclusioni principali che gli studenti dovrebbero trarre dopo aver visto il film e averne discusso? Come li aiuterà a comprendere meglio le relazioni internazionali contemporanee e il ruolo della propaganda?

La chiave di comprensione che deve rimanere «incorrotta» è sempre e comunque questa: tenere costantemente sveglio il proprio spirito critico personale. Solo così si diventa cittadini del mondo.

 

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante di Fabrizio Verde Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante

Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante

Dorsi e ridorsi della storia di Michelangelo Severgnini Dorsi e ridorsi della storia

Dorsi e ridorsi della storia

Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre   Una finestra aperta Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre

Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre

Il "dissenso" e le prossime elezioni di Francesco Santoianni Il "dissenso" e le prossime elezioni

Il "dissenso" e le prossime elezioni

250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono di Raffaella Milandri 250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono

250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

CIABATTE E GINOCCHIERE di Alessandro Mariani CIABATTE E GINOCCHIERE

CIABATTE E GINOCCHIERE

L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento di Giuseppe Giannini L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento

L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento

La dittatura dei B&B e la svendita della Puglia di Antonio Di Siena La dittatura dei B&B e la svendita della Puglia

La dittatura dei B&B e la svendita della Puglia

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale di Giorgio Cremaschi Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti