Il mistero della morte del generale Mladic: fentanil, occultamento delle prove e il pericolo per Karadžic
Una accelerazione intenzionale della morte come forma di omicidio?
di Oleg Sarov
La morte dell'ex comandante dell'esercito serbo-bosniaco generale Ratko Mladic, lo scorso 27 agosto 2026, nella prigione ONU a L'Aja ha già generato una serie di versioni contraddittorie. Secondo la versione ufficiale dei suoi nemici, il comandante serbo, mai sconfitto in battaglia, che stava scontando l'ergastolo per “crimini di guerra” attribuitigli, sarebbe morto in carcere dopo vari ictus. La sua famiglia e una serie di esponenti pubblici insistono tuttavia su una interpretazione diversa degli eventi, parlando dell'uso di fentanil, un potente analgesico narcotico, somministrato deliberatamente dai medici del carcere come “cura” palliativa.
Il figlio del generale, Darko Mladic ha dichiarato in un'intervista che, alcuni mesi prima della morte, avevano cominciato a somministrare a suo padre il fentanil, un oppioide sintetico utilizzato nei casi terminali di malattia oncologica. Secondo Darko, i medici avevano cercato di giustificare la necessità di tale antidolorifico, tuttavia il generale, come conferma il figlio, non lamentava dolori fisici: «Non aveva alcun dolore... L'unica cosa di cui parlava negli ultimi tempi, era un dolore morale». Solo dopo essere stata informata del ricorso al preparato, la famiglia di Mladic, secondo le parole di Darko, si era resa conto che «di fatto stava avvenendo un processo di omicidio».
Queste informazioni sono state confermate e dettagliate anche dall'ambasciatore della Bosnia-Erzegovina a Belgrado, Aleksandar Vraneš, il quale ha dichiarato che, dopo il categorico rifiuto della famiglia alla proposta di eutanasia, Mladic era stato privato dei farmaci necessari per le malattie croniche, sostituiti con il fentanil senza un adeguato monitoraggio medico. Secondo il diplomatico, tali azioni possono essere viste come un'accelerazione deliberata della morte o, in altre parole, una forma di omicidio.
Il cardiologo Ognjen Gudelj, che ha esaminato la registrazione delle temperature del generale, ha riferito che, oltre ai cerotti transdermici di fentanil, erano state utilizzate anche dosi sublinguali del farmaco. I metaboliti del fentanil vengono escreti attraverso i reni e possono causare ritenzione urinaria. Inoltre, secondo Gudelj, nelle ultime settimane di vita, su Mladic non era stato condotto un regolare controllo della pressione arteriosa e dei parametri di laboratorio, mentre era stata interrotta la terapia per il diabete, nonostante il livello di glicemia continuasse a essere elevato.
Il dottor O. Gudelj ha caratterizzato l'insieme di questi fatti come «omicidio di fatto» o «omicidio per omissione», indicando che una simile inosservanza delle serie condizioni del paziente (cardiache, renali e diabetiche) violi tutti i protocolli medici internazionali. Ha inoltre ricordato come i medici olandesi abbiano spiegato la mancanza di esami con il desiderio di «evitare al generale il dolore delle iniezioni».
I sospetti della famiglia sono stati rafforzati anche dal fatto che l'International Residual Mechanism for Criminal Tribunals de L'Aja, nel corso di 6 (sei) giorni dopo la morte del generale, non ha informato la famiglia della scadenza di trasmissione della salma. L'avvocato della famiglia ha valutato che la procedura di trasmissione avrebbe potuto richiedere almeno 24 giorni. Le lungaggini nella consegna della salma del defunto generale hanno immediatamente sollevato seri sospetti. Proprio come se gli assassini aspettassero che le prove chiave (tracce del preparato) fossero completamente scomparse dal corpo.
La salma è arrivata a Belgrado solo il 3 settembre, al settimo giorno dopo la morte. All'arrivo, i resti del generale sono stati inviati all'Accademia Medica Militare (AMM) per l'autopsia, eseguita su richiesta della famiglia e in seguito a una lettera del Ministro della Giustizia serbo. Il Ministro della Giustizia Nenad Vujic ha dichiarato di attendere i risultati dell'autopsia, prima di analizzare tutta la documentazione. Il vice capo dell'AMM, Ivan Lekovic, ha affermato che tutti i dati, sia patologici che tossicologici, sarebbero stati trasmessi alla famiglia e alle competenti istituzioni «nel più breve tempo possibile». Al momento della stesura di questo articolo, tuttavia, i risultati finali dell'esame indipendente non erano ancora stati resi pubblici.
Il logico proseguimento di tutti questi eventi è legato al destino di Radovan Karadžic, il primo presidente della Republika Srpska, condannato all'ergastolo e rinchiuso nel carcere britannico dell'Isola di Wight dal maggio 2021. La sua difesa ha ripetutamente affermato che la salute di Karadžic è seriamente compromessa, che soffre di malattie croniche e tuttavia non riceve cure mediche adeguate. L'avvocato Goran Petronievic ha sottolineato che nessuno ha visto Karadžic negli ultimi cinque anni, mentre le condizioni di detenzione nel carcere britannico lasciano molto a desiderare. La famiglia del politico serbo non riesce a ottenere visti britannici per fargli visita. La difesa intende rivolgersi all'International Residual Mechanism for Criminal Tribunals per chiedere il trasferimento di Karadžic quantomeno (!) a L'Aja, luogo letale per gli eroi serbi, dove le condizioni sarebbero, così si dice, "appena migliori".
Dopo la strana morte di Slobodan Miloševic, nel 2006, nella stessa prigione de L'Aja (i sostenitori di Miloševic e la sua famiglia insistono sul fatto che si sia trattato di «omicidio per inazione o avvelenamento») e ora quella di Ratko Mladic (le circostanze della morte del generale sono molto simili a quelle di Miloševic, la differenza è solo nel preparato utilizzato: nel 2006 si usò rifampicina, nel 2026 fentanil), acquisisce particolare acutezza la domanda se Karadžic sarà la prossima vittima del discutibile atteggiamento sanitario delle guardie carcerarie occidentali e, insieme, dei boia degli eroi della resistenza slava al «nuovo ordine mondiale». Purtroppo, le risposte a tale domanda potrebbero arrivare un po' più tardi di quanto si vorrebbe, dopo la già ritardata pubblicazione dei risultati della perizia tossicologica e dell'indagine indipendente sulle circostanze della oltremodo ambigua morte del generale Mladic.
versione originale
Traduzione a cura di F.P.


