Il Movimento 5 Stelle nel Parlamento europeo: oltre la destra e oltre la sinistra
La vera sfida è tra sovranità e internazionalismo "negativo". L'analisi di Paolo Becchi
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di Paolo Becchi
Siamo alle solite. Il Movimento 5 Stelle lascia votare i suoi iscritti per scegliere il gruppo di appartenenza per il prossimo Parlamento europeo e si accende il solito, vuoto, frastuono mediatico.
Sono state date tre possibilità di voto ed è stata esclusa la quarta, quella che la stampa e televisioni di regime avevano già deciso per il “bene” del M5S e cioè i verdi. La decisione è stata presa dopo che quest'ultimi hanno rifiutato pubblicamente le trattative, chiarendo come non erano disposti a negoziare un ingresso da pari del Movimento.
Ho già esposto in altra sede i motivi per cui questa scelta sarebbe stata fallimentare: i verdi sono un puntello della politica social-democratica tedesca, che a sua volta è un puntello dell'austerità della Merkel. Oggi tutti i giornali scrivono sul fatto che votando per Farage il Movimento 5 Stelle si sposta a destra e come loro avrebbero preferito la sinistra guerrafondaia e favorevole all'austerity dei verdi o quella nostalgica di Tsipras, che non prevede alcuna misura credibile sul come uscire da quest'impasse drammatico, ma si limita ad alcuni slogan vuoti come “basta all'Europa dei banchieri”. Un'alleanza con questi gruppi avrebbe frenato la forza propulsiva di rottura da parte del Movimento verso l'attuale architettura istituzionale dell'Unione Europea. E, non è un caso, era esattamente quello che i media di regime volevano. Pensateci. Ma il giochetto non è riuscito.
Un'ultima riflessione su destra e sinistra, categorie politiche ormai prive di ogni senso e completamente a-storiche. La destra e sinistra tradizionali governano insieme in molti paesi europei e si fonderanno anche nel prossimo Parlamento e nella prossima Commissione europea senza che nessuno capirà mai quale esponente appartenga all'uno o all'altro schieramento. E questo semplicemente perchè non hanno nessuna differenza e la pensano allo stesso modo su tutto, abbracciando quell'ideologia onnicomprensiva neo-liberista che ha portato l'occidente al collasso. Si possono oggi definire di “sinistra” i vari partiti socialisti in Europa? E' di sinistra la SPD tedesca autrice delle riforme del lavoro Hartz IV che neanche la Thatcher avrebbe partorito per la loro brutalità? Si può definire di “sinistra” il Pasok in Grecia che ha, in nome dei principi del neo-liberismo imposti dalla Troika, annientato la sua popolazione? E' di “sinistra” il Pd del Job act in Italia? Sono di “sinistra” i Civati, i sellini, rivoluzionari a parole e poi sempre pronti a tornare con il partito loro padrone se gli servono voti decisivi?
La sfida del futuro è tra sovranità e internazionalismo “negativo”, vale a dire quella delega in bianco che i governi, senza il permesso dei popoli, hanno concesso ad organizzazioni sovranazionali con il compito di calpestare diritti e conquiste sociali decennali. Nel prossimo Parlamento europeo ci saranno in gioco due idee di Europa: quella degli Stati Uniti d'Europa, che oggi significa la germanizzazione della periferia della zona euro ed è questo che il Movimento avrebbe abbracciato aderendo ai Verdi; oppure la rinegoziazione di tutto questo processo iniziato con l'imposizione del trattato di Maastricht e dell'euro alle popolazioni. La capacità di integrare le differenze senza annullarle, distingueva l'Europa dagli altri ordinamenti politici mondiali. In ballo non è più la destra o la sinistra, categorie del secolo scorso, ma la sopravvivenza delle diverse identità culturali e politiche che da sempre hanno costituito l'idea di Europa.


