Il NAM a Belgrado, tra non allineamento e mondo multipolare
di Gianmarco Pisa
Belgrado, capitale della Serbia, gloriosa capitale di quella che fu la Jugoslavia socialista, ospiterà l'incontro commemorativo di alto livello in programma il 31 agosto e 1 settembre 2026, nell’occasione delle celebrazioni per il 65° anniversario della prima Conferenza del Movimento dei Paesi Non Allineati, che si svolse, proprio a Belgrado, il 1° settembre 1961 e che la Belgrado odierna ricorda con un monumento importante ma negletto, l’Obelisco dei Non Allineati, opera dell’architetto e scultore Svetislav Li?ina. Parteciperanno all'incontro commemorativo le principali figure istituzionali di quello che la stampa serba ha definito il “nucleo storico”, i Paesi partecipanti alla prima conferenza del 1961, nonché rappresentanti di vertice del Movimento, in primo luogo Azerbaijan, Uzbekistan, e Uganda, presidente di turno.
L’incontro si inserisce nel contesto di un panorama internazionale segnato da guerre e conflitti, con i principali avamposti dell’imperialismo (Stati Uniti e Israele) promotori di guerre praticamente in tutti i quadranti strategici (dall’Europa orientale al Mediterraneo, dal Vicino e Medio Oriente sino alla rinnovata escalation di tensione, che coinvolge direttamente Corea del Sud e Giappone, in Asia orientale, in chiara funzione anti-cinese), il genocidio del popolo palestinese tuttora in corso e nuovi scontri, diplomatici ed economici, che segnano la traccia della guerra multidimensionale della nostra epoca, dalla quale non è immune l’Europa del Sud Est. Come indicato da diversi analisti, la stessa questione del Kosovo sarà tra i temi dell'incontro. Secondo quanto riferito dal diplomatico Zoran Milivojevi?, le guerre e le crisi attuali impongono all’attenzione le questioni relative al rispetto del diritto internazionale e i principi fondativi della Carta delle Nazioni Unite.
«In questo senso, la Serbia rafforza le proprie argomentazioni a difesa dell'integrità territoriale e della questione del Kosovo e Metohija». Proprio l’aggressione contro la Jugoslavia, del resto, fu il banco di prova del nuovo concetto strategico e della nuova configurazione operativa della Nato, della ridefinizione della Nato nella forma in cui la conosciamo oggi, maturata nel contesto del Vertice di Washington (23-25 aprile 1999) e nel disegno del Nuovo concetto strategico dell'Alleanza Atlantica, e quella guerra si concluse con l’avvio del processo che avrebbe portato il Kosovo a proclamare la propria indipendenza unilaterale il 17 febbraio 2008, in violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale, ad esempio sanciti nell’Atto finale di Helsinki (1975), e in violazione della stessa Risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di Sicurezza, che prevede una “sostanziale autonomia” e nessuna indipendenza, in linea con i principi fondamentali dell’ordinamento.
I principi stabiliti alla Conferenza di Bandung del 1955 (i Dieci principi della coesistenza pacifica) e riaffermati alla I Conferenza del Movimento a Belgrado nel 1961 (nella Dichiarazione di Belgrado) riacquistano dunque importanza nonostante la trasformazione complessiva, radicale, del panorama internazionale, che ha fatto seguito, prima, alla fine della contrapposizione bipolare e, poi, al superamento dell’unipolarismo e alla formazione del mondo multipolare. «Innanzitutto, la sovranità nazionale e l'integrità territoriale, la non ingerenza nelle questioni interne dei singoli Paesi, la cooperazione paritaria, la risoluzione pacifica delle controversie e così via. Tutti questi principi, compreso il primato del diritto internazionale, saranno riaffermati all'incontro di Belgrado. Il punto è che il mondo sta cambiando, l'ordine internazionale sta cambiando, e questi principi stanno tornando in primo piano nelle attività e negli interessi del Sud del mondo. La Serbia vi farà certamente riferimento, sarà in prima linea, quindi il Kosovo e Metohija sarà un argomento inevitabile».
Nel quadro della presidenza ugandese (2024-2027), il 19° Vertice dei capi di stato e di governo del Movimento (Kampala, 19-20 gennaio 2024) ha prodotto una Dichiarazione finale che ha ribadito i temi centrali dell'agenda del Movimento, con particolare enfasi (§ 2), sul «rivitalizzare e rinvigorire il ruolo del Movimento nell'attuale contesto internazionale [...] per impegnarsi a favore di un mondo pacifico, equo e prospero». L'organizzazione (§ 6) «condanna fermamente l'illegale aggressione militare israeliana nella Striscia di Gaza, gli attacchi indiscriminati contro civili palestinesi e obiettivi civili, lo sfollamento forzato della popolazione palestinese e chiede inoltre un cessate il fuoco immediato e duraturo» e condanna altresì (§ 8) «la continua costruzione di insediamenti e le attività di espansione di Israele in tutto il territorio palestinese occupato, nonché nel Golan siriano occupato, sottolineando che la crisi in Palestina e i gravi rischi che essa comporta per la pace e la sicurezza regionale e internazionale richiedono l'attenzione della comunità internazionale, compreso il Consiglio di Sicurezza. È giunto il momento di porre fine a questa abominevole occupazione, che continua a essere imposta in flagrante violazione del diritto internazionale, e garantire l'attuazione delle innumerevoli risoluzioni» Onu.
Ha inoltre lanciato un appello (§ 3) a «rafforzare le Nazioni Unite, in quanto principale organizzazione multilaterale, dotandole di una capacità sostanziale per adempiere pienamente ed efficacemente agli scopi e ai principi sanciti nella Carta, e consolidando il suo carattere democratico e intergovernativo, in particolare attraverso la rivitalizzazione dell'Assemblea Generale e il rafforzamento della sua autorità [...], nonché accelerando la riforma del Consiglio di Sicurezza, in conformità con la Risoluzione 62/557, in modo globale e integrato, al fine di rendere il Consiglio di Sicurezza un organo più democratico, trasparente e rappresentativo».
Ha richiamato infine (§ 25) l’esigenza di promuovere e sviluppare l’avanzata del Sud globale e del Mondo multipolare, «continuando a rafforzare la cooperazione Sud-Sud, Nord-Sud e triangolare, e a promuovere, preservare e riformare il multilateralismo, a rispettare i principi del diritto internazionale e i principi concordati a livello internazionale, al fine di rafforzare la cooperazione nell'affrontare le minacce e le sfide che i Paesi emergenti si trovano ad affrontare nel promuovere lo sviluppo economico e il progresso sociale».
Almeno tre sono, in questa fase storica, le priorità al centro dell’attenzione del Movimento. Intanto, la riforma delle Nazioni Unite, in relazione alla quale, dal Movimento, sono state mosse critiche alle attuali strutture e dinamiche delle Nazioni Unite, auspicando la riforma del Consiglio di Sicurezza, affermando che l'organizzazione è stata utilizzata da stati potenti, piegandola ai propri interessi e ai propri scopi, in modi che violano i principi del Movimento stesso, oltre che, evidentemente, il dettato della Carta. È la questione della manipolazione dei consessi multilaterali, diffusamente esercitata da parte statunitense, denunciata e condannata più volte, ad esempio, dalla Federazione Russa e dalla Repubblica Popolare Cinese. Il Movimento ha più volte formulato raccomandazioni finalizzate a rafforzare la rappresentanza dei Paesi non allineati. Il Consiglio di Sicurezza è l'elemento considerato più distorto e problematico, se non altro perché la sua composizione, frutto degli equilibri del mondo alla fine della II Guerra Mondiale, è distante dalla dinamica internazionale attuale.
Quindi, la costruzione di una traiettoria di sviluppo nel contesto di un equilibrio multilaterale, fuori e contro la logica del doppio standard, perché la sicurezza e lo sviluppo di alcuni Paesi non siano realizzati a detrimento dello sviluppo e della sicurezza di altri. Il Movimento ha posto l’accento sui principi dello sviluppo sostenibile e il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, ritenendo che le potenze occidentali abbiano di fatto violato il diritto allo sviluppo sovrano di ciascun Paese. Tra i fattori che ostacolano lo sviluppo, ad esempio, la globalizzazione dei mercati, l'onere del debito, le pratiche commerciali sleali, la riduzione degli aiuti allo sviluppo, le condizionalità imposte dai donatori, i meccanismi dei processi decisionali finanziari internazionali. Il contrario della logica cui si informa la cooperazione internazionale della Repubblica Popolare Cinese che, come è noto, persegue una logica di mutuo beneficio e di «cooperazione reciproca e paritaria».
E ancora, la critica alla politica di potenza e alla dinamica da blocchi contrapposti che soprattutto gli Stati Uniti e i Paesi imperialisti stanno alimentando, determinando minacce e rischi crescenti per l’intero sistema delle relazioni internazionali. Asse euro-atlantico, Blocco occidentale, Occidente collettivo sono tutte espressioni che fanno riferimento alla logica da blocchi contrapposti che presiede orientamenti e scelte delle potenze occidentali. L'invasione dell'Iraq del 2003, le c.d. guerre al terrorismo e al narcotraffico pretestuosamente perseguite, i tentativi di soffocare i programmi nucleari legittimi di Iran e Corea Popolare, sono stati, ad esempio, denunciati dai membri del Movimento come tentativi di calpestare la sovranità di nazioni più piccole a esclusivo vantaggio del potere delle nazioni più ricche. Non meno importanti le questioni legate alla lotta per la piena decolonizzazione e la liberazione dei popoli sotto regime di occupazione o di tipo neocoloniale. Tra queste, ovviamente, la questione dell’autodeterminazione di Porto Rico, dell’autodeterminazione del Sahara Occidentale, della piena liberazione, indipendenza e sovranità della Palestina.
Si torna così allo snodo cruciale: la lotta di resistenza e liberazione del popolo palestinese. Il Movimento ha ribadito (Dichiarazione di Kampala), «l'importanza della questione palestinese, sottolineando che le posizioni comuni e di principio su questo tema devono essere difese, preservate e promosse, nell'ambito dei continui sforzi per porre fine al colonialismo, all'oppressione, all'occupazione e al dominio nei territori palestinesi occupati». C’è da aspettarsi che anche l’assise di Belgrado confermerà la portata strategica di questo tema e rinnoverà il sostegno dell’organizzazione alla salvaguardia dei principi fondamentali di diritto e di giustizia internazionale: eguaglianza sovrana degli Stati, difesa della sovranità e dell’integrità territoriale, non ingerenza nelle questioni interne, autodeterminazione dei popoli in lotta per la propria liberazione da occupazioni e regimi coloniali e neocoloniali, rifiuto della logica di potenza e del doppio standard, risoluzione pacifica dei conflitti.
Immagine: Obelisco dei Non Allineati, 1961, Belgrado, foto di G. Pisa


