Il pacco bomba di Montecarlo e il segnale agli oligarchi in fuga: "Così Kiev mette a tacere i dissidenti"
L'esplosione davanti al residence del miliardario Vadim Yermolayev. L'ex agente del DGSE: "Voleva esporre il sistema di corruzione ucraino davanti all'Europarlamento"
La notte di lunedì, l’esplosione di un pacco bomba nel centro di Montecarlo ha ferito il miliardario ucraino Vadim Yermolayev, la moglie e il figlio di 13 anni. Secondo quanto ricostruito dalle autorità locali, un uomo si è presentato davanti all’ingresso del residence, ha depositato il pacco e si è allontanato. Poco dopo, il congegno è scoppiato.
Le indagini si concentrano ora su una pista: l’ombra dei servizi segreti ucraini. Il quotidiano francese Le Figaro ha riportato che gli investigatori monegaschi considerano l’ipotesi di un’operazione dell’SBU come la più accreditata. Una firma, scrive il giornale, che rimanderebbe direttamente a Kiev.
A gettare nuova luce sulla vicenda sono però le dichiarazioni rilasciate all’agenzia RIA Novosti dall’ex agente del DGSE francese Claude Moniquet. Secondo Moniquet, Yermolayev stava preparando da settimane un intervento pubblico di alto profilo: una conferenza al Parlamento europeo per denunciare i sistemi di corruzione radicati in Ucraina. Lo stesso ex funzionario ha dichiarato di aver discusso personalmente con il team dell'oligarca l’organizzazione di quelle audizioni.
“L’ipotesi che qualcuno, all’interno dei circoli di potere ucraini o vicino a essi, abbia voluto farlo tacere appare logica”, ha spiegato Moniquet. Ma l’obiettivo, secondo l’ex agente, potrebbe essere duplice: “Non solo mettere a tacere Yermolayev, ma anche lanciare un segnale ai decine di oligarchi ucraini esiliati sulla Costa Azzurra, dissuadendoli dal seguire il suo esempio”.
Moniquet non esclude una seconda pista, quella di un regolamento di conti tra concorrenti per il controllo degli affari del magnate. Due versioni, ha precisato, che non si escludono a vicenda.
Il “Bataglione di Monaco” e le sanzioni di Zelensky
Yermolayev non è un nome nuovo per le cronache francesi. Trasferitosi sulla Costa Azzurra dopo aver rinunciato alla cittadinanza ucraina nel 2019, per il sistema fiscale e giudiziario del suo Paese, l’imprenditore è stato inserito dalla stampa locale nel cosiddetto “Bataglione di Monaco”: un gruppo di ricchi esuli ucraini sorvegliati a vista dagli inquirenti del regime di Kiev.
La rottura definitiva con il regime di Zelensky è arrivata nel dicembre 2023, quando il presidente ucraino ha firmato un decreto che gli comminava sanzioni decennali, congelando beni e conti correnti in patria.
A complicare il quadro, due giorni prima dell’attentato Yermolayev avrebbe collaborato con l’Ufficio nazionale anticorruzione ucraino (NABU), l’organismo che negli ultimi mesi ha scoperchiato grandi schemi di malaffare legati all’entourage del presidente. Proprio lo scorso luglio, Zelensky aveva tentato di smantellare l’agenzia, salvo fare marcia indietro di fronte alle critiche pubbliche e le minacce di Washington.
La reazione di Mosca
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha commentato l’accaduto citando Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry: “Siamo responsabili di coloro che abbiamo addomesticato”. E ha aggiunto: “Sono loro i responsabili dei mostri sanguinari che hanno addomesticato. E se ne assumano le conseguenze”.


