Il parallelismo tra Usa e Italia tra securitarismo e svolte autoritarie. Fin troppo numerose le analogie tra Meloni e Trump

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Il parallelismo tra Usa e Italia tra securitarismo e svolte autoritarie. Fin troppo numerose le analogie tra Meloni e Trump

 

di Federico Giusti

I più poveri votano a destra, non pensiamo sia un ragionamento valido per ogni paese ma senza dubbio lo è per alcune nazioni, di sicuro le fasce sociali meno abbienti si stanno mangiando le mani a pensare di avere mandato al potere Trump.
 
In Italia, non pochi hanno votato il centro destra in particolare Lega e FdI, eppure tanto l’Italia quanto gli Usa sono due paesi nei quali, per ragioni diverse, gli Esecutivi hanno fatto ben poco per le fasce povere della popolazione dopo averle ammaliate in campagna elettorale promettendo loro cambiamenti tangibili nelle politiche sociali, previdenziali, economiche.
 
Negli Usa quello 0,1 per cento più ricco della popolazione è decisamente più ricco di quanto lo fosse un anno fa, in Italia poi si pagano tasse sulle eredità che risultano in assoluto tra le più basse.
 
Se il centro sinistra ha riservato storicamente attenzione ai ceti medi dimenticando le classi un tempo di riferimento (almeno lo erano fino al compromesso storico), se le destre devastano il welfare state, chi penserà ai ceti sociali meno abbienti?
 
Il voto popolare è servito ad acquisire maggiore potere, negli Usa come in Italia, per stravolgere le prerogative costituzionali o almeno iniziare quel lungo cammino che porta a realizzare questo disegno.
 
  E’ ben noto il progetto Trumpiano di liberare l’operato del Presidente Usa da tutti quei controlli che denuncia, fin dal suo insediamento, come ostacoli, attacca le Corti federali, scatena per le strade gruppi paramilitari come l’Ice trasformando la democrazia in autocrazia; se fino a pochi anni fa ridevamo del potere assoluto, chiesto a gran voce contro ogni attore istituzionale, oggi l’incubo si va trasformando in realtà.
 
Preoccupa non solo la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi uomini ma anche il desiderio di potere assoluto da parte della Politica che non disdegna svolte autoritarie trasformando le piazze e le opposizioni in fiancheggiatori del terrorismo; per quanto diversi siano i toni usati in Italia rispetto agli Usa troviamo analogie preoccupanti e anche sui toni ci sarebbe da ricredersi se leggessimo alcuni giornali con maggiore attenzione.
 
Il populismo di destra alla fine si ritrova concorde su un punto: lo sfruttamento dei lavoratori, la svolta autoritaria dello Stato, i processi striscianti di privatizzazione preceduti dallo stravolgimento del welfare. Se non finanzi la scuola pubblica e opti per buoni spesa a favore di quella privata, se non aiuti la sanità pubblica potrai un giorno asserire di non avere favorito processi speculativi e privatizzazioni?
 
Allo stesso tempo Trump attacca le agenzie amministrative federali indipendenti appositamente create decenni or sono per gestire i programmi di servizio sociale. L’obiettivo di Trump è quello di indebolire il ruolo dello Stato e per questo, nella sua breve parentesi al potere, il capo della Tesla aveva ipotizzato licenziamenti di massa
 
Definanziando le agenzie federali e licenziandone i dipendenti con farea dir poco arbitrario si minano le basi dei progetti sociali, questo è il disegno, in corso di attuazione di Trump.
 
In Italia si usano toni soft per spingere istruzione e sanità verso il privato, per indebolire il welfare universale favorendo quello aziendale, da una parte (negli Usa) si smantella il deep state, dall’altra (in Italia) si delegittima il welfare.
 
Ma in entrambi i paesi, con le debite differenze, sono i salari da fame a prendere il sopravvento, negli Usa siamo decisamente avanti nel lavoro e perfino nello smantellamento dei diritti sociali se pensiamo, ad esempio, che un ventennio fa una grande multinazionale vinse la causa con cui non coprirono le spese dei medicinali contraccettivi per i loro dipendenti. In Italia siamo ancora lontani da questa intromissione nelle nostre vite e il capitalismo vincente non è quello corporate dalle pratiche disumane, tuttavia proprio lo strapotere delle multinazionali e la debolezza dei diritti sociali sono fattori dirimenti per comprendere la direzione intrapresa.
 
E in entrambi i paesi i temi gettonati dalla propaganda politica sono abbastanza simili: l’odio per i migranti, le logiche securitarie, lo smantellamento del pubblico, il ridimensionamento dello Stato e non ultimo il potere accordato alle forze dell’ordine per liberarle da ogni forma di controllo democratico.
 
Le analogie sono fin troppo numerose e preoccupanti per voltarsi dalla parte opposta.
 

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"Questo genocidio non si è limitato a distruggere la mia vita o tutto ciò che possedevo: è andato ben oltre. Mi ha distrutto dall’interno.
Ha spazzato via la pace dal mio cuore, ha frantumato la stabilità della mia mente e mi ha contagiato con una strana sindrome dell’anima. "

Potrebbero benissimo essere parole di un sopravvissuto alla Shoah… 
In realtà sono parole di Wasim Said, sopravvissuto al genocidio a Gaza autore di questa testimonianza esclusiva:

https://www.ladedizioni.it/prodotto/linferno-del-genocidio-a-gaza/

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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