Il "Piano Trump" per il Libano: la Siria tra le pressioni USA e il nodo Hezbollah

1962
Il "Piano Trump" per il Libano: la Siria tra le pressioni USA e il nodo Hezbollah

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

Il Presidente statunitense Donald Trump ha ripetutamente suggerito di affidare la gestione e il controllo di Hezbollah al nuovo Presidente siriano Ahmed al-Sharaa. Questa insistenza ha riacceso a Beirut i timori di un nuovo e invasivo coinvolgimento militare di Damasco, nonostante le secche smentite della Siria.

Le dichiarazioni sempre più esplicite della Casa Bianca sembrano smentire quanto affermato in precedenza dall'inviato speciale statunitense per la Siria, Tom Barrack, che aveva liquidato come "false e inaccurate" le indiscrezioni su presunte pressioni USA per spingere le truppe siriane oltre il confine libanese.

Le ultime uscite di Trump risalgono al 21 giugno, quando ha manifestato a Fox News la propria insoddisfazione per le modalità con cui Israele sta conducendo le operazioni:

"Non riescono a fare nulla senza demolire gli edifici. Sono sul punto di cedere il controllo alla Siria."

Il tycoon non ha specificato la natura di questo "passaggio di consegne", lasciando nel vago se si riferisse a un intervento armato, a una mediazione diplomatica, a un blocco delle frontiere o a una cooperazione strategica con le istituzioni di Beirut. Tuttavia, la continuità dei suoi interventi pubblici dimostra come Washington consideri ormai Damasco un partner chiave per arginare la presenza di Hezbollah in Libano.

I retroscena: il "no" di Damasco alle pressioni di Washington

I primi segnali di questa strategia sono emersi il 17 marzo, quando l'agenzia Reuters ha svelato che gli Stati Uniti avevano caldeggiato l'invio di contingenti siriani nel Libano orientale per disarmare Hezbollah.

Fonti vicine ai colloqui hanno confermato che la proposta – già abbozzata nel 2025 e rilanciata a fine febbraio in concomitanza con lo scontro militare tra l'asse USA-Israele e l'Iran – ha subito incontrato la forte riluttanza della Siria, decisa a non farsi trascinare in un conflitto regionale su larga scala e a non alimentare tensioni settarie interne.

Nonostante il tweet di smentita di Tom Barrack, una fonte riservata ha confermato a Middle East Eye che il Presidente al-Sharaa ha subito riunito i leader delle fazioni armate siriane:

  • I vertici militari hanno concordato l'assoluta mancanza di volontà di intervenire militarmente.

  • Beirut ha ricevuto canali diretti di rassicurazione da Damasco.

  • Per resistere alle pressioni americane, la Siria ha attivato una rete di sponda diplomatica con i partner regionali, in particolare Arabia Saudita, Qatar e Turchia.

Per eludere le richieste della Casa Bianca, al-Sharaa ha risposto alzando la posta, ponendo a Washington condizioni preliminari estremamente rigide e difficili da soddisfare.

Da Meet the Press al G7: l'escalation diplomatica di Trump

L'apertura pubblica di Trump verso Damasco è iniziata il 5 giugno su NBC, quando ha dichiarato che Washington avrebbe potuto "raccomandare l'intervento della Siria", lodando la leadership di al-Sharaa e definendolo "felice di aiutare".

Il salto di qualità diplomatico è avvenuto il 16 giugno, durante il vertice del G7 a Evian-les-Bains, in Francia:

"Ho suggerito a Israele di lasciare che sia la Siria a occuparsi di Hezbollah, perché, a essere sincero, penso che lo sappiano fare meglio."

Trump ha elogiato il "lavoro straordinario" del leader siriano nel consolidare il controllo sul Paese, aggiungendo che ad al-Sharaa "non piace Hezbollah". Il giorno successivo, interrogato dai cronisti, il Presidente USA ha confermato di aver discusso la questione direttamente con al-Sharaa, provando che non si tratta di una semplice provocazione teorica ma di un tavolo negoziale aperto.

La posizione della Siria: cooperazione economica, non militare

Nelle ultime settimane, la presidenza siriana ha cercato di disinnescare i rumors. Ahmed Muwaffaq Zaidan, consigliere della presidenza, ha spiegato ad Al Arabiya che Damasco ha rifiutato qualsiasi ruolo di sicurezza o militare in Libano, preferendo sostenere la sovranità dello Stato libanese attraverso il rafforzamento delle sue istituzioni civili.

Il Presidente al-Sharaa è intervenuto direttamente il 21 giugno su Al Mashhad TV, spiegando che le parole di Trump sono state fraintese come il preannuncio di un'invasione imminente:

"La nostra visione si basa sul sostegno allo Stato libanese e sul consolidamento delle sue istituzioni. Stiamo cercando canali di cooperazione economica tra Libano e Siria, non militari."

Al-Sharaa si è detto comunque pronto a dialogare con tutte le forze politiche libanesi, inclusa la leadership di Hezbollah. Ha ammesso che il ruolo del gruppo sciita nella guerra civile siriana ha lasciato una "profonda ferita siriana", ma ha anteposto la realpolitik: se un incontro servirà agli interessi bilaterali di Libano e Siria, l'appuntamento si farà.

Il Presidente libanese Joseph Aoun ha accolto con favore questi chiarimenti, che hanno contribuito ad allentare il clima di apprensione a Beirut e a spegnere le speculazioni. Resta tuttavia aperto l'interrogativo di fondo: quale ruolo reale intendono imporre gli Stati Uniti a Damasco nel futuro assetto del Medioriente?

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni" di Francesco Erspamer  Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro di Marinella Mondaini Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

I persuasori occulti. Come manipolare le masse occidentali di Giuseppe Giannini I persuasori occulti. Come manipolare le masse occidentali

I persuasori occulti. Come manipolare le masse occidentali

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA! di Giorgio Cremaschi ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti