IL PRESIDIO AL PARLAMENTO CONTRO IL DDL SULL’ANTISEMITISMO E LE SUE DIVERSE ANIME
Il presidio al Parlamento del 9 settembre contro l’approvazione del DDL sull’Antisemitismo ha visto la presenza - oltre che di numerosi gruppi e movimenti pro-Palestina - anche di varie realtà vicine ai partiti dell’area del Campo Largo, e di vari parlamentari della stessa area. Si sono fatti vedere Laura Boldrini del PD, Riccardo Ricciardi e Stefania Ascari di 5Stelle, Marco Grimaldi di AVS, oltre che esponenti di ARCI, ANPI, Amnesty International, FNSI, e persino di Più Europa.
Mentre si alternavano gli interventi al microfono (da cui però sono stati esclusi con varie scuse gli interventi di organizzazioni più vicine alla Resistenza palestinese, come il Coordinamento per la Palestina, che nei mesi precedenti aveva pubblicato e diffuso uno studio accurato sugli orrori e gli inganni del DDL) ha destato tensione l’apparire di bandiere vicine alla Resistenza e all’Asse della Resistenza che si oppone concretamente al Sionismo nell’Asia Occidentale.
Sono apparse bandiere del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, di Hamas, di Hezbollah, dell’Iran e dello Yemen, mentre si alzavano cori a favore della liberazione della Palestina dal fiume Giordano al mare.
Chi scrive, avendo sventolato una bandiera di Hezbollah (movimento patriottico di Resistenza libanese nato dopo l’invasione sionista del 1982, regolarmente rappresentato nel Parlamento e nel Governo del Libano, e considerato “terrorista” solo dai Sionisti e dai loro sostenitori), è stato improvvisamente aggredito con violenza da un energumeno che gli ha strappato la bandiera.
E’nato un tafferuglio per fortuna circoscritto dai presenti e dalla Polizia. Si appreso, con una certa sorpresa e sconcerto, che non si trattava di un provocatore sionista, ma di un noto militante di AVS.
Questo episodio dimostra, ancora più chiaramente -se mai ce ne fosse bisogno -la presenza di diverse anime nel presidio.
Per molti degli organizzatori il DDL riguarda solo la sfera della libertà di espressione. Il loro intervento tardivo, dopo che il 4 marzo il provvedimento è già passato al Senato con il voto favorevole anche di esponenti del PD e l’astensione della maggioranza del partito, appare debole, contraddittorio e legato con evidenza al tentativo di un recupero elettorale in cui viene gettata sulla destra la responsabilità del provvedimento.
Un esponente del Coordinamento per la Palestina, che si è preso la parola - che gli era stata negata in precedenza - servendosi di un microfono ed un altoparlante alternativo, ha ricordato che il 17 gennaio del 2020 la definizione di Antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), che costituisce la base portante del DDL e tende a confondere il concetto di Antisemitismo con quello di Antisionismo per impedire ogni critica allo Stato di Israele, fu approvato dal Governo Conte-2 di cui facevano parte PD, 5Stelle, Sinistra Italiana, Articolo Uno, Italia Viva.
Oggi queste stesse forze cercano tardivamente di smarcarsi e fare marcia indietro proponendo soluzioni di compromesso (come la cosiddetta altrettanto ambigua “Dichiarazione di Gerusalemme”), ma senza entrare nel vero merito della questione che era stato ben delineato nello studio del Coordinamento Palestina, già citato.
La questione del DDL non è una questione di libertà di espressione. Il DDL è esplicitamente indirizzato a fornire ampie possibilità di repressione, giudiziale e penale, contro chi sostiene la Resistenza palestinese e anti-sionista e denuncia i crimini di Israele.
Abbiamo già chiari esempi in Italia di intensificazione della repressione di chi resiste al Sionismo ed a Israele, con la condanna o l’imprigionamento di esponenti palestinesi come Anan Yaeesh (reo di aver fatto parte in Israele di un’organizzazione di Resistenza all’occupazione illegale della Cisgiordania), e Mohamed Hannoun (reo di raccogliere fondi per la popolazione di Gaza affamata), e tanti altri.
Oggi questo scandaloso ed ignobile DDL, passato giù in Senato con la debole opposizione, o la sostanziale complicità della “sinistra” istituzionale, serve a reprimere chi si schiera a fianco della Resistenza, come già sta accedendo con numerosi arresti e processi in Germania, Francia e Inghilterra.
Il DDL non costituisce - quindi – una questione di libertà di espressione o di mancanza di democrazia generica, ma è in diretta relazione con la volontà dei governi occidentali di reprimere ogni forma di solidarietà con la Resistenza Palestinese.
Roma, 10 settembre 2026, Vincenzo Brandi


