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Il primo ministro del Pakistan avverte gli USA: «Il Pakistan non è un soldato». E invoca un rapporto come con la Cina

 
 

Dopo uno scambio su Twitter continuano le schermagie tra il primo ministro del Pakistan, Imran Khan, e il presidente statunitense Donald Trump. 

 

Intervistato dal quotidiano Washington Post, il leader pakistano ha accusato gli Stati Uniti di non trattare con rispetto il suo paese, allontandolo, nonostante l’aiuto determinante del Pakistan «per portare i talebani afghani a colloqui di pace».

 

 

Khan ha inoltre dichiarato al quotidiano statunitense di non essere interessato a «avere una relazione in cui il Pakistan è trattato come un soldato - con fondi elargiti per combattere la guerra di qualcun altro». 

 

«Non dovremmo mai metterci di nuovo in questa posizione, non solo ci costa vite umane, la devastazione delle nostre aree tribali, ma ci costa anche la nostra dignità, vorremmo una relazione adeguata con gli Stati Uniti», ha spiegato Khan. 

 

A questo punto entra in gioco la Cina: «Ad esempio, il nostro rapporto con la Cina non è unidimensionale, è una relazione commerciale tra due paesi, vogliamo una relazione simile con gli Stati Uniti». 

 

L’ex giocatore di cricket ha voluto ribadire al giornale statunitense di «voler mettere le cose in chiaro con Trump», reiterando un concetto: «In Pakistan non ci sono santuari», in riferimento a presunte basi di talebani o estremisti islamici in Pakistan. 

 

Khan ha inoltre affermato che la pace in Afghanistan è nell'interesse del Pakistan e ha promesso di fare pressioni sui talebani afghani ma ha spiegato che questo è «più facile a dirsi che a farsi» con «circa il 40% dell'Afghanistan ora fuori dalle mani del governo». 

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