"Il referendum sull'euro non è applicabile. Tsipras si assuma le sue responsabilità storiche" Jacques Sapir
Il messaggio a Syriza: "Sarebbe sbagliato abdicare la responsabilità del governo e trincerarsi dietro l'argomento di una 'scelta democratica'"
Si parla molto di un eventuale referendum della Grecia sull'adesione alla zona euro. Anche il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, si è espresso a favore di una tale consultazione. Questa improvvisa passione per il referendum, che si verifica quasi dieci anni dopo il referendum francese sul progetto di trattato costituzionale, è toccante, commenta Jacques Sapir su RussEurope. Gli stessi che hanno fatto tutto affinchè la parola dei francesi (55% di "no", non dimenticate) fosse dimenticata scoprono improvvisamente un'anima referendum. Se non ci fosse il destino della Grecia, e dei principi democratici che l'UE continua a calpestare, ci sarebbe da ridere ad alta voce.
In realtà, la possibilità di un referendum per lasciare l'euro è inapplicabile, dice Sapir. Questo perchè non è possibile tenere un referendum senza innescare una massiccia speculazione, e questa speculazione non solo può essere molto distruttiva per l'economia o implicare poi che il governo ricorra a controlli che vanno ben oltre i semplici controlli sui capitali. Ma, allora avrebbe importanti conseguenze politiche, che portrebbero a falsare l'esito di un referendum.
L'impraticabilità del referendum non è l'unica ragione che può essere invocata, prosegue l'economista francese. E' dubbio che sulla questione "la Grecia o un altro paese deve rimanere nell'euro o lasciare la zona euro" un referendum sia la procedura appropriata.
Le procedure referendarie hanno lo scopo di dare legittimità ad un sistema democratico attraverso la mobilitazione di una forma diretta della sovranità popolare. In questo, sono uno strumento insostituibile dei sistemi democratici. Ma la sovranità popolare deve essere mobilitata per risolvere questioni politiche e non questioni tecniche o problemi sociali.
La tradizione sia francese che internazionale da del referendum uno strumento per risolvere questioni di sovranità (come l'indipendenza) o dei trattati. Ma la questione dell'euro è in parte una questione di sovranità, ma in parte anche una questione tecnica. Da questo punto di vista, se il concetto di appartenenza o meno all'Unione europea potrebbe essere decisa da un referendum, è dubbio che sia così sulla questione dell'euro. Infatti, a quali domande i cittadini dovrebbero rispondere? Dovrebbe dire "siete a favore o contro l'euro", o "siete per un Euro che comporta maggiori politiche di austerità o contro queste politiche," o infine "Siete a favore di un euro con un meccanismo di solidarietà e di trasferimento tra i paesi membri e contro l'Euro "?


