Il regalo di Natale di Mattarella agli Usa: graziati due agenti della Cia condannati dal diritto italiano

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Il regalo di Natale di Mattarella agli Usa: graziati due agenti della Cia condannati dal diritto italiano

 
Il presidente della Repubblica Mattarella, silente in questi mesi di stallo costituzionale totale, ha emesso ieri un ruggito. Quando si tratta di mandare “gesti simbolici” all'”alleato” statunitense, del resto, non si può rimanere silente come quando si distruggono i diritti e le libertà costituzionali degli italiani. 
 
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, oggi ha firmato tre decreti di concessione di grazia. Due riguardano Betnie Medero eRobert Seldon Lady, gli ex agenti della Cia coinvolti nel sequestro dell'imam Abu Omar. I due - ricorda la nota del Quirinale - sono stati condannati, in concorso tra loro e con altre ventiquattro persone, per il reato di sequestro di persona, avvenuto a Milano nel febbraio del 2003. 
 
Chi sono i due nord-americani graziati ieri dal Presidente della Repubblica Mattarella condannati dalla giustizia italiana per il sequestro di Abu Omar?
 
La prima graziata da Mattarella si chiama Betnie Madero, condannata a sei anni di reclusione dalla Corte d'Appello di Milano per il sequestro dell'imam Abu Omar.
 
 
L'operazione - illecita per il diritto italiano, ma lecita per quello americano - era un caso di 'extraordinary rendition' nei confronti di un sospetto terrorista disposto dall'amministrazione Usa e per il quale sono stati condannati 23 agenti dell'agenzia di intelligence americana. La donna, secondo i giudici, ha preso parte alla fase preparatoria ed esecutiva del rapimento, fino al trasferimento di Abu Omar nella base aerea di Aviano. La Corte ha negato l'immunità diplomatica per la donna, che era stata invece riconosciuta in primo grado perché, ha evidenziato la Cassazione che ha confermato il verdetto di secondo grado, Madero agì "non già nell'esercizio delle funzioni di membro della missione diplomatica, bensì nelle vesti di responsabile ad alto livello dell'organizzazione in Italia della Cia". 
 

Il secondo si chiama Robert Seldon Lady, numero due all'epoca della Cia in Italia

Sempre da Rai News
 
Robert Seldon Lady - Robert Seldon Lady era il capo del centro della Cia a Milano. A 'Bob', come era chiamato da tutti, fu inflitta la condanna più alta, 9 anni di reclusione. Considerato la 'mente' del sequestro, che tenne anche i contatti con gli uomini del Sismi. Risulta presente in Egitto quando venne trasportato l'imam prelevato da Milano. Nel luglio del 2013, l'uomo è stato arrestato a Panama sulla base di un mandato di cattura internazionale firmato dal ministro della Giustizia italiano. Ma, invece di essere estradato nel nostro Paese, fu rispedito negli Usa. Nel settembre del 2013 Seldon Lady ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiedendo la grazia, già concessa dallo stesso capo dello Stato ad un altro dei partecipanti alla 'rendition', il colonnello Joseph Romano. "Il rimedio che le chiedo - si legge nella lettera - è lo stesso che l'Italia sta sollecitando nel deplorevole caso dei fucilieri di Marina. Io non indossavo la divisa, ma ero lo stesso un soldato della guerra al terrorismo, avevo l'immunità". 
 
"Nella valutazione delle domande di grazia - ha sottolineato il Quirinale nel comunicare la grazia ai due diplomatici Usa condannati per il sequestro di Abu Omar- il Capo dello Stato ha in primo luogo considerato la circostanza che gli Stati Uniti hanno, sin dalla prima elezione del Presidente Obama, interrotto la pratica delle extraordinary renditions, giudicata dall'Italia e dalla Unione Europea non compatibile con i principi fondamentali di uno Stato di diritto. Per quanto riguarda la Medero, è stata in particolare valutata l'entità della pena a lei inflitta, minore rispetto a quella degli altri condannati per il medesimo reato che hanno presentato domanda di grazia. Relativamente a Seldon Lady, il Capo dello Stato ha ritenuto di riequilibrare il trattamento sanzionatorio a lui inflitto rispetto a quello degli altri condannati per il medesimo reato"

"Gesto simbolico" quindi
 
 
Le tappe del caso Omar
17 febbraio 2003: scompare Hassan Mustafa Osama Nasr, noto come Abu Omar, imam egiziano della moschea di viale Jenner a Milano. La moglie ne denuncia subito il sequestro. Anni dopo, in una memoria scritta, lui stesso descriverà l'accaduto. "Camminavo a piedi da casa mia (?) e davanti a un giardino pubblico ho visto una Fiat rossa. L'autista veniva verso di me di corsa. Ha tirato fuori una tessera: sono della polizia (...) Un furgone bianco si è fermato vicino al marciapiede. Non ho capito niente, ho visto solo che due persone mi sollevavano di peso (...) Mi hanno legato piedi e mani, tremavo per le botte e dalla mia bocca è uscita schiuma bianca". Abu Omar, su cui la Procura di Milano stava indagando per il ruolo in organizzazioni fondamentaliste islamiche, viene portato alla base di Aviano e poi trasferito in Egitto.
 
24 giugno 2005: prende corpo l'idea che il blitz sia stato ideato dai vertici del Sismi e da un gruppo di agenti della Cia, per i quali vengono spiccati 13 ordini di arresto (saliranno poi a 26). Più volte i giudici chiederanno l'estradizione dei cittadini statunitensi.
 
5 luglio 2006: viene arrestato Marco Mancini, capo del controspionaggio militare, con l'accusa di concorso in sequestro di persona; con lui il funzionario del Sismi Gustavo Pignero. Dieci giorni dopo vengono liberati. Il direttore del Sismi Nicolò Pollari viene iscritto nel registro degli indagati. 
 
16 febbraio 2007: il gup Caterina Interlandi manda a processo Pollari, Mancini e altre 32 persone, tra cui 26 agenti della Cia. Patteggiano il maresciallo dei Ros Luciano Pironi e il giornalista Renato Farina.
 
18 aprile 2007: la Corte Costituzionale dichiara ammissibili i ricorsi del Governo per violazione del segreto di Stato da parte della Procura di Milano; stesso giudizio a settembre al ricorso della stessa Procura sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della presidenza del Consiglio. Il 18 giugno e di nuovo il 31 ottobre il giudice Oscar Magi sospende il processo.
 
12 marzo 2008: i pm Armando Spataro e Ferdinando Pomarici accusano il governo di "ambiguità e incertezza" sul nodo del segreto di Stato. Romano Prodi afferma che fu Berlusconi a porre il segreto nel 2004 e di averlo confermato al passaggio delle consegne. 
 
11 marzo 2009: la Consulta accoglie in parte il ricorso del governo, affermando che la Procura di Milano ha violato il segreto di Stato. Il giudice Oscar Magi mandare avanti ugualmente il processo.
 
27 maggio 2009: Pollari in aula si dichiara "totalmente estraneo" e afferma che della verità "sono perfettamente a conoscenza le autorità di governo". 
 
30 settembre 2009: i pm chiedono 13 anni per Pollari e per l'ex capo della Cia in Italia, Jeff Castelli; 10 anni per Mancini, pene tra 10 e 13 anni per i 26 agenti della Cia.
 
4 novembre 2009: Pollari e Mancini vengono prosciolti in primo grado in virtù del segreto di Stato. Condanne tra 5 e 8 anni per gli agenti della Cia; condannati anche gli ex 007 Luciano Seno e Pio Pompa. Ad Abu Omar sarà riconosciuto un risarcimento di 1 milione di euro, 500 mila euro alla moglie. 
 
29 ottobre 2010: il procuratore generale Piero De Petris chiede 12 anni in appello per Pollari e Castelli, 10 per Mancini, otto anni per gli altri agenti della Cia. 
 
15 dicembre 2010: l'appello conferma il primo grado per Pollari e Mancini, che vengono dichiarati non giudicabili. Agli agenti della Cia vengono comminate pene tra i 7 e i 9 anni.
 
19 settembre 2012: la Cassazione stabilisce che Mancini e Pollari siano riprocessati. Il 12 febbraio 2013 vengono condannati rispettivamente a 9
 
e 10 anni. La Cassazione si pronuncerà il 16 dicembre. 
 
22 novembre: parte il processo che vede Abu Omar imputato. La Procura di Milano chiede per Abu Omar una condanna a 6 anni e 8 mesi. 
 
…..................................
 
Avete mai sentito un intervento del Presidente Mattarella quando si tratta di difendere la Costituzione, i diritti e la dignità sociale di milioni di italiani, violentati ogni giorno? Mai. Ma quando si tratta di piegare la testa all'”alleato” leader della Nato, il neo Presidente si sveglia e dimostra di essere pronto a ogni “gesto simbolico” pur di mostrare la sua, quindi la nostra, capacità di servilismo. Perde il diritto italiano e trionfa oggi l'impunità della politica estera illegale di un paese che può vantare la copertura di tanti stati vassalli come l'Italia. 

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