Il regime di Kiev libera il metropolita Arseny e lo arresta di nuovo all'uscita del carcere
di Michele Merlo
Il metropolita Arseny della Chiesa ortodossa ucraina è stato arrestato per la prima volta dalla polizia ucraina il 24 aprile del 2024 con la paradossale accusa di aver diffuso informazioni relative alle forze armate ucraine. Per trarre in arresto il metropolita del monastero di Svetigorsk – situazione nella parte della regione di Donetsk sotto controllo ucraino - è stato sufficiente che questi ricordasse ai propri fedeli la presenza di alcuni posti di blocchi situati a ridosso del monastero, monastero che ha ininterrottamente offerto rifugio e assistenza agli sfollati ucraini. Secondo quanto ha riferito nei giorni scorsi Tatiana Tsaruk, membro dell'associazione “Miriane”, lo scorso aprile il metropolita Arseny è stato accompagnato presso l'ospedale di Dnipro (Dnipropetrovsk), dove gli è stato diagnosticato un problema cardiaco che richiede un intervento chirurgico urgente.
“Il tribunale e la procura stanno rovinando consapevolmente la salute del metropolita. Lo stanno uccidendo lentamente. E' una vergogna per un paese che si dice democratico” e ancora
“Si sono inventati che rammentare dei posti di blocco equivalesse a rivelare le coordinate delle forze armate. E' evidente che è stato semplicemente eseguito un ordine, ossia quello di trovare un pretesto per arrestarlo”. Dopo aver trascorso oltre un anno e mezzo in regime di isolamento il metropolita Arseny è stato liberato su cauzione per permettergli di fruire delle cure mediche di cui necessita, ma di nuovo arrestato dall'SBU – i servizi segreti ucraini – lo scorso 28 ottobre non appena ha varcato il cancello di uscita del carcere di Dnipro (Dnipropetrovsk). A dare la notizia del nuovo arresto - al momento senza accuse formali - è stato il giornalista ucraino Anatoly Shary tramite il suo canale Telegram, definendolo un omicidio deliberato.
Dal 30 ottobre scorso si stanno svolgendo quotidianamente a Dnipro (Dnipropetrovsk) interrogatori ed udienze sul caso del suo nuovo arresto, mettendo a dura prova le sue già precarie condizioni di salute. Durante l'udienza di lunedì 3 novembre le condizioni del metropolita Arseny si sono rivelate tali da dover richiedere con urgenza l'intervento di un'ambulanza ed il trasporto in ospedale.
Il suo caso è tutt'altro che isolato: sono numerosi, infatti, i casi di monaci e sacerdoti della Chiesta ortodossa ucraina detenuti dalle autorità di Kiev. Nei mesi scorsi la Chiesa ortodossa ucraina è stata allontanata brutalmente da propri luoghi di culto, malgrado la resistenza non violenta dei propri fedeli che hanno subito abusi di ogni genere rimasti impuniti. Insieme al metropolita Arseny le figure più note vittime di questa repressione sono il metropolita Feodosy di Cerkassy ed il metropolita Pavel del monastero delle Grotte di Kiev, anch'esso detenuto.
Durante l'udienza del 3 novembre, prima che le sue condizioni di salute precipitassero, il metropolita Arseny ha raccontato come alcuni agenti ucraini si siano presentati da lui per convincerlo a firmare il consenso per uno scambio. “Sono venuti da me e mi hanno detto: <<Firmate il consenso, vi scambieremo>>. Non voglio questo. Voglio stare qui: qui c'è la mia parrocchia, ci sono i miei fratelli e le mie sorelle, i miei figli spirituali. Qui ci sono i miei ragazzi delle forze armate ucraine, che non hanno mai rinunciato a me, ed io mai rinuncerò a loro, perché sono la mia gente. Ho vissuto e vivo per il popolo ucraino e per l'Ucraina. Voglio stare qui e continuare a farlo. Non voglio fuggire da nessuna parte”. Con l'eventuale accettazione del metropolita Arseny ad uno scambio per uno o più prigionieri ucraini, offrirebbe a Kiev l'occasione per ribadire la propria narrativa contro di lui e contro la Chiesa Ortodossa. Oltre che quella di avere una figura illustre nelle proprie mani da mercanteggiare con i numerosi prigionieri ucraini detenuti da Mosca.
Robert Amsterdam, legale statunitense impegnato nella difesa di alcuni esponenti della Chiesa Ortodossa ucraina, ha parlato pubblicamente di questi fatti nei dialoghi con Tulcker Carlson: l'avvocato statunitense ha sottolineato come la creazione di una Chiesa ortodossa separata da quella di Mosca sia stata ideata e realizzata con il sostegno di alcune agenzie statunitensi come USAID durante al presidenza di Joe Biden e quella di Petro Poroshenko.
Robert Amsterdam nel 2023 si era rivolto con una lettera aperta alla Rada ucraina portando l'attenzione dei deputati ucraini sulle violazioni dei diritti umani ai danni della Chiesa ortodossa ucraina innescate dalle loro decisioni. Il suo impegno e le sue dichiarazioni sono valse a Robert Amsterdam una campagna di discredito da parte dai media ucraini, a partire dall'accusa arbitraria di collusioni con Mosca. Nel muovere queste accuse i media ucraini omettono, peraltro, come Robert Amsterdam abbia difeso e tutt'ora difenda numerosi oppositori russi – come Mikhail Khodorkovsky - e che proprio a Mosca venne persino arrestato ed espulso del paese. In un recente dialogo con Tucker Carlson Robert Amsterdam ha affermato:“Se Zelensky avesse avuto un largo consenso non avrebbe avuto bisogno di annientare la stampa, di detenere con accuse di tradimento gli oppositori politici e di reprimere la Chiesa Ortodossa”.

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