Il regime di Milei attacca i poveri: gas e manganelli contro i pensionati

Miseria e repressione: le due armi del neoliberismo argentino

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Il regime di Milei attacca i poveri: gas e manganelli contro i pensionati

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Le strade di Buenos Aires sono state teatro di un nuovo episodio di brutale repressione da parte delle forze di sicurezza argentine, scatenate contro pensionati e manifestanti che chiedevano condizioni di vita dignitose. Un’operazione sproporzionata, con centinaia di agenti schierati, ha visto l’uso indiscriminato di lacrimogeni, spray al peperoncino, cariche violente e arresti arbitrari, ferendo anche una bambina di 8 anni, Ludmila, che stava semplicemente tornando dal dentista.

Una protesta legittima, una risposta criminale

Ogni mercoledì, i pensionati si riuniscono davanti al Congresso per rivendicare pensioni adeguate, la copertura gratuita dei farmaci e il ripristino della moratoria previsional, un meccanismo che permetteva a chi non aveva contributi sufficienti di accedere a una pensione minima. Ma il governo del fanatico ultraliberista Javier Milei, invece di ascoltare le loro richieste, risponde con la violenza e con misure economiche che spingono gli anziani nella povertà più estrema.

Poche ore prima della protesta, l’esecutivo aveva annunciato un misero aumento del 2,4% sulle pensioni a partire da aprile, una cifra che non copre neanche l’inflazione generata dalle stesse politiche neoliberiste di Milei. Con una pensione minima di appena 260 dollari – contro un paniere di base per anziani stimato a 1.100 dollari – il governo condanna i pensionati alla fame e all’indigenza.

La repressione come strumento di governo

Non è la prima volta che il ministro della Sicurezza Patricia Bullrich ordina attacchi contro manifestanti inermi. Già il 12 marzo, in una protesta analoga, 46 persone erano rimaste ferite e 124 arrestate, tra cui il fotografo Pablo Grillo, ancora in gravi condizioni.

Questa volta, oltre ai pensionati, sono stati presi di mira anche sindacalisti e attivisti di sinistra che cercavano di unirsi al corteo. La polizia ha circondato i manifestanti, impedendo loro di avanzare, mentre agenti in moto caricavano e utilizzavano gas lacrimogeno contro la folla. "C’erano più poliziotti che pensionati", ha denunciato Rubén Cocurullo di Jubilados Insurgentes, evidenziando la natura intimidatoria dell’operazione.

Un regime che attacca i più deboli

La violenza del governo Milei non è solo fisica, ma anche economica e sociale. Con la scadenza della moratoria previsional, oltre 250.000 persone – in maggioranza donne – sono state escluse dal sistema pensionistico. Intanto, il "bonus sociale" di 70.000 pesos (circa 64 dollari) non è stato aumentato da un anno, mentre i prezzi di farmaci e affitti schizzano alle stelle.

"Ci stanno uccidendo, togliendoci medicine e cibo. Ci danno un quarto di ciò che ci serve per sopravvivere", ha affermato Alberto Schocron, attivista dei Jubilados Insurgentes. Molti anziani, infatti, rischiano di perdere la casa perché non riescono più a pagare l’affitto.

La resistenza continua

Nonostante la repressione, il movimento dei pensionati non si arrende. Organizzazioni come Jubilados Insurgentes, UTJEL e Madres de Plaza de Mayo continuano a mobilitarsi, sostenute da sindacati e partiti di sinistra. "Tutti saremo pensionati, è solo questione di tempo", recitava uno striscione durante la protesta.

Il prossimo 29 marzo, i gruppi di anziani si riuniranno in assemblea plenaria, con l’obiettivo di intensificare la lotta. Intanto, il messaggio è chiaro: "Aiutami a lottare, il prossimo vecchio sarai tu".

Neoliberismo è repressione

Quello di Milei è un governo che, invece di risolvere le crisi sociali, le aggrava con tagli selvaggi e reprime chi osa protestare. La violenza contro i pensionati non è un incidente, ma la logica conseguenza di un regime che difende i privilegi di pochi a scapito dei diritti di molti.

Mentre l’Argentina sprofonda nella disuguaglianza, la resistenza dei pensionati diventa un simbolo di lotta per tutti i lavoratori. Perché, come ricorda un altro cartello: "Rubare ai pensionati è un crimine sociale".

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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