Il ritorno di Abe il populista

In un momento storico decisivo per gli equilibri in Asia, come cambia la politica giapponese con l'ex Premier favorito nelle elezioni del 2013

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Dopo un solo anno dalla nomina, con una carriera lanciata come il più giovane Primo Ministro giapponese dalla fine della seconda guerra mondiale, Shinzo Abe è stato costretto alle dimissioni nel 2007. Mercoledì scorso, tuttavia, il Partito Liberal Democratico - al potere ininterrottamente dal dopo guerra al 2009 – lo ha scelto come Segretario e candidato premier alle prossime elezioni nazionali del 2013. Conservatore, nazionalista e populista, Abe potrebbe incrinare ulteriormente i rapporti con la Cina in un momento storico decisivo per gli equilibri asiatici.  

La carriera. Nato ad Yamaguchi, Abe ha alle spalle una tradizione politica familiare importante: il padre, Shintaro Abe, è stato un ex Ministro degli Esteri e soprattutto suo nonno era l'ex Primo Ministro Nobusuke Kishi, arrestato dopo la seconda guerra mondiale per crimini di guerra, ma mai processato. Parlamentare nel 1993 e leader del partito dal 2003, Abe ha presto scalato le principali posizioni del potere giapponese: Ministro degli Interni dall'ottobre del 2005 e dal 2006 successore di Koizumi alla guida dell'esecutivo nipponico con qualità molto simili al suo predecessore: figura carismatica, grande oratore e molto popolare tra la gente.
Agli inizi del suo mandato, in molti gli hanno riconosciuto diversi successi in politica estera: fu suo il merito, infatti, di aver ristabilito un legame commerciale con la Cina di Hu Jintao e di aver assunto una posizione molto determinate nel contrapporre le pretese nucleari della Corea del Nord, acquisendo un grande supporto popolare ed internazionale. 
Il suo progetto di riportare il Giappone ad una posizione di prestigio globale l'hanno portato ad una politica estera eccessivamente aggressiva: sotto la sua amministrazione, Abe aveva fatto approvare una legge volta ad indire un referendum per rivedere la Costituzione pacifista e anti militarista del Paese e si era battuto per la riscoperta dei valori nazionalisti, imponendo l'insegnamento del patriottismo nelle scuole. Abe fu protagonista inoltre di una serie di dichiarazioni improprie che causarono un ridemensionamento della sua posizione internazionale: celebre fu il caso diplomatico con Cina e Corea del Sud creatosi in virtù di una sua dichiarazione, secondo cui non vi erano prove che le donne erano state costrette a divenire schiave sessuali dai soldati giapponesi durante la seconda guerra mondiale. Dichiarazione che poi Abe aveva dovuto smentire, con scuse ufficiali ai due paesi. Ancora peggiore per il suo consenso interno, fu la rivelazione che il governo aveva perso i dati anagrafici di 50 milioni dicittadini che avevano fato richiesta di pensionamento. La storica sconfitta nelle elezioni della camera bassa del giugno del 2007 lo costrinse alle dimissioni.
 
La seconda chance. Con l'elezione a segretario del Ldp mercoledì scorso Abe ha una seconda chance per ricalcare il ruolo di protagonista nella politica giapponese, in un periodo storico decisivo per il futuro status quo asiatico. "Non solo per noi stessi, non solo per il partito, ma per un proposito più grande: costruire un Giappone più forte e prospero, in cui le persone possano sentirsi felici di essere giapponesi", con queste parole, Abe ha iniziato la campagna elettorale come candidato premier del partito Liberal Democratico per le elezioni della prossima estate. Il brusco calo di consensi del governo del partito Democratico di Noda  - dovuto all'introduzione di una nuova tassa per ridurre il debito pubblico, all'incapacità di formulare una politica energetica credibile in un paese sempre più contrario al nucleare e soprattutto per la gestione della crisi diplomatica con la Cina sulle isole Senkaku, che ha riacceso lo spirito nazionalista del potere – fanno di Abe il favorito attuale a divenire nuovamente il prossimo primo ministro. 
Proprio per sfruttare lo spirito nazionalista riaccesosi nel paese per le tensioni con la Cina, il partito Liberal Democratico ha scelto di virare a destra ed all'ala populista-patriottica del partito. La scelta di Abe, sottolineano gli esperti internazionali, potrebbe acuire ulteriormente le tensioni con Cina e Corea del Sud, in un periodo storico estremamente delicato per l'equilibrio asiatico. 
 
Il futuro delle relazioni con Pechino. Da quando, l'11 settembre scorso, il Segretario di Gabinetto del governo nipponico ha annunciato l'acquisto formale di alcune delle isole Senkaku appartenenti ad un privato cittadino nipponico, le tensioni tra Giappone e Cina stanno assumendo connotati sempre più preoccupanti per lo status quo asiatico. Il governo Noda ha cercato di smorzare i toni della contesa ed è impegnato in una soluzione diplomatica della controversia, ma la mobilitazione popolare ha riaperto sentimenti nazionalisti e ferite storiche mai risolte del tutto, che potrebbero far degenerare le tensioni in conflitto. La disputa ha già prodotto danni economici ingenti al Giappone: i  supermercati Aeon, Ito Yokado e Uniqlo hanno chiuso I loro negozi in Cina; Panasonic e Nissan i loro impianti; infine, Canon, Mitsubishi e Honda stanno lentamente riattivando la loro produzione dopo una sospensione temporanea della stessa. 
Le cinque isole Senkaku sono attualmente disabitate, ma il governatore di Tokyo Ishihara ed i leader del partito conservatore LDP si battono per l'invio di forze giapponesi per la loro difesa ed hanno scelto le immagini delle isole nei manifesti elettorali, promettendo azioni più efficaci per difendere la loro sovranità. Cosa farebbe Abe se fosse alla guida del paese in questo momento? E' stata una delle prime domande rivoltegli dopo la sua nomina a segretario del Partito Liberal Democratico. "Ho promesso di proteggere per terra e per mare tutto il territorio giapponese, e le vite dei miei concittadini ad ogni costo", la risposta del probabile Primo Ministro giapponese che getta ulteriori inquietanti ombre sulle relazioni con Pechino ed, in generale, su un futuro di pace in Asia.

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