Il 'Romanzo della Resurrezione': storie di famiglie, lotta e memoria a Napoli

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Il 'Romanzo della Resurrezione': storie di famiglie, lotta e memoria a Napoli

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Il romanzo della resurrezione”. Il romanzo di una famiglia e di una città, Napoli, la prima ad insorgere in Europa contro il fascismo e poi tradita dalla sua classe dirigente. Scritto da Giuseppe Aragno, storico e autore di libri quali “Le quattro giornate di Napoli. Storie di antifascisti”, “Antifascismo popolare: i volti e le storie”, “Napoli in guerra. La città dei cento bombardamenti e del riscatto delle «Quattro Giornate»”… Lo abbiamo intervistato.


Intanto una domanda: perché, dopo tanti saggi sulla sorte degli antifascisti napoletani, ora hai scritto un romanzo?  

<<Perché, sotto certi aspetti, il lavoro di uno storico, per quanto esaltante per chi lo fa, documenta spesso frammenti di fatti che, restando isolati, risultano aridi. La narrativa, invece, con la sua capacità di far interagire vite, passioni, personaggi… può documentare meglio una epoca storica e, soprattutto, indignare il lettore, suscitargli un impegno. Per questo ho scritto quello che viene definito un romanzo corale dove, cioè, la storia viene raccontata attraverso il punto di vista di diversi personaggi, ognuno dei quali contribuisce in modo unico alla trama generale.>>

Qual è la trama del romanzo? 

<<Banalmente, la si potrebbe sintetizzare come la storia di una famiglia di vinti o, per dir meglio, la storia del Novecento negli anni che vanno dal fascismo alla fine degli anni Settanta, vista dal basso, attraverso gli occhi di chi quegli anni visse le difficoltà, le lotte, i sogni e le speranze deluse. È la storia di una famiglia di antifascisti, Giovanni Greco e la moglie Elvira; lui ucciso dal regime, lei costretta a fare i conti con Antonio, il figlio Antonio che vota Monarchia al Referendum; la storia di Nina che smette di fare l’attrice… di Nina e della sua amicizia con la dirimpettaia Armanda, proveniente da Torino, diversa per censo da Nina ma unita a lei dal dolore di un drammatico passato; di Elio e Mario, due “femminielli” di Vico Zuroli (ancora infestato da bombe inesplose) protetti, dalla gente del vicolo, dalla persecuzione della Buon Costume; la storia di Annamaria che aiuta i ribelli del Fronte Nazionale algerino… Ed è la storia della Napoli delle Quattro Giornate, che poi vota come sindaco l’ex gerarca fascista Nicola Sansanelli… 
Ma per me, più che un romanzo, come già detto, vuole essere uno strumento che susciti indignazione e metta in guardia contro rigurgiti fascisti che possono determinare l’avvento di un nuovo regime.>>

Eppure, oggi il Fascismo è considerato oramai definitamente estinto mentre celebrazioni come il 25 aprile vanno pressoché deserte. 

«Credo che il sempre più scarso interesse riscosso dalle celebrazioni del 25 aprile sia figlio naturale della convinzione che il fascismo faccia parte di un passato lontano che ha esaurito la sua funzione storica. Se davvero il fascismo è morto e sepolto, come si crede, è inevitabile che con la sua fine sembri esaurita anche la funzione storica di tutto ciò che da quell’esperienza nacque e contro di essa lottò. La domanda da porsi a me sembra però un’altra. Il fascismo, che Mussolini e la sua propaganda riassumevano in un breve trinomio - Dio, patria e famiglia – può considerarsi davvero un ricordo in una società nella quale la maggioranza di governo si riconosce in quello stesso trinomio?  Il mio romanzo è anche e forse soprattutto il tentativo di dare una risposta a questa domanda». 

Francesco Santoianni

Francesco Santoianni

 

Da dieci anni, smaschera, qui, fake news diffuse dai Signori della Guerra. E anche su www.pecorarossa.it e www.disastermanagement.it  

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