“Io non sono il capo di una banda di burocrati ma il presidente della Commissione europea, un’istituzione politica alla quale è dovuto rispetto”. Da questa frase di rimprovero di Juncker al nostro premier Matteo Renzi,
Loretta Napoleoni sul Fatto scrive come il processo d’integrazione politica dell’Unione subirà un’accelerazione, « guarda caso proprio grazie alla gestione della crisi dell’euro ».
Mesi fa, ricorda Loretta Napoleoni, il Financial Times svelò al mondo i retroscena di come si evitò il grexit, l’uscita della Grecia dall’Euro. « In sintesi la Merkel e Sarkozy erano favorevoli al referendum greco proposto da Papandreu che al 99 per cento avrebbe portato la Grecia fuori dall’eurozona. Erano pronti per quest’evenienza e psicologicamente lo erano anche i mercati, ed è quanto dissero a Papandreu a Nizza, durante l’incontro avvenuto sullo sfondo del G20. Barroso non era d’accordo. Durante il viaggio di ritorno ad Atene, mentre Papandreu dormiva, Barroso ed il ministro delle Finanze greche si accordarono per non far passare il referendum ».
Lo scopo di questo sabotaggio politico sembrava essere quello di salvare l’euro, ma, prosegue Napoleoni, alla luce degli ultimi eventi, però, è chiaro che l’obiettivo era un altro: scavalcare l’organo politico più potente dell’Unione, il Consiglio d’Europa, e sostituirvi la Commissione. E così è stato.
« L’idea di salvare l’Euro a tutti i costi è diventata il paravento dietro al quale i ruoli delle istituzioni europee sono stati ridisegnati senza chiedere permesso a nessuno, specialmente agli elettori. Il premier francese va e viene, i governi cadono sulle bucce di banane politiche, e l’Italia ne sa qualcosa, le elezioni nei Paesi membri non sono coordinate e la durata delle cariche varia da nazione a nazione. Il presidente della Commissione invece rimane in carica fino alla fine del suo mandato. Una continuità temporale che ne rafforza il potere », conclude.
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