Il senso delle parole di Angela Merkel sulla Grecia secondo Jacques Sapir
La Cancelliera ha ormai rotto il tabù della fine dell'euro e ora vuole evitare che il peso politico ricada sulle spalle della Germania
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Secondo Angela Merkel un’uscita dall’euro da parte della Grecia, dopo le prossime elezioni del 25 gennaio, non è più impensabile. Secondo l'economista francese Jacques Sapir, nel suo ultimo articolo su RussEurope, ci sono due modi diversi per poter spiegare questa presa di posizione.
La prima spiegazione è che la signora Merkel ha deciso di fare pressione sull’elettorato greco con un ragionamento di questo tipo: “se date il “voto sbagliato”, un’uscita del vostro paese dall’Euro è possibile. Quindi, giocate bene le vostre carte!”. A parte la sottigliezza, è certamente più efficace dell’appello di (Ser)Pierre Moscovici, ora commissario europeo, a votare per la prosecuzione delle riforme. E’ una di quelle persone che non provano vergogna. Come se i greci avessero ancora qualche dubbio su cosa siano queste riforme che hanno messo il loro paese in ginocchio e hanno causato un forte aumento della mortalità. Non c’è quindi assolutamente alcuna prova che la “minaccia” agitata dalla signora Merkel, che tra l’altro dimostra così la sua “alta” concezione della democrazia, sortisca l’effetto desiderato sull’elettore greco.
Un secondo modo per analizzare questa affermazione, prosegue Sapir, è quello di vederci la rottura di un tabù: non si esce dalla zona euro! Cosa non è stato detto su questo e quali stupidaggini sono state pronunciate in diverse occasioni: “un’uscita dall’Euro raddoppierebbe il peso del debito francese”, (Nicolas Sakozy, che evidentemente, per quanto sia un avvocato, ignora il diritto internazionale e il fatto che un titolo emesso in Francia è rimborsabile in valuta francese) o ancora “una svalutazione del franco del 20% significa un aumento del prezzo del carburante alla pompa del 20%” (il prezzo mondiale del petrolio è sceso del 50%, avete notato un calo equivalente quando vi siete fermati ad una stazione di servizio?) e, infine, “l’uscita dall’euro provocherebbe un aumento di 1,5 milioni di disoccupati” ( Institute Montaigne), mentre tutti i calcoli economici mostrano al contrario un miglioramento piuttosto forte dell’occupazione nei tre anni dopo lo scioglimento della zona euro e un deprezzamento del 20% del nuovo franco.
Resta da comprendere i motivi che hanno portato la Cancelliera a rompere questo tabù. Forse perché ha capito che la zona euro in realtà è morta? O la Merkel è consapevole che dietro la crisi della Grecia si profila una crisi di ben altra importanza in Italia, che potrebbe essere presto seguita dalla Spagna e dalla Francia?
In breve, questa affermazione è il prodotto della “stanchezza” di un problema, quello greco, destinato a riemergere periodicamente all’ordine del giorno dei Consigli europei. Non è impossibile, in questo caso, che la signora Merkel, che vuole evitare che il peso politico di una rottura della zona euro ricada sulle spalle della Germania, cerchi in una crisi “preparata” la possibilità di procedere a uno scioglimento che ella sente come inevitabile.
Bisogna inoltre valutare l’impatto di una tale dichiarazione sul governo francese. Riesce, conclude l'economista francese, almeno a comprendere di avere tra le sue mani l’ultima, ma proprio l’ultima, possibilità di riprendere il controllo? Se il nostro governo avesse la lucidità e il coraggio richesti dagli eventi, prenderebbe l’iniziativa e coglierebbe al balzo l’opportunità offerta dalla Merkel e proporrebbe uno scioglimento concertato dell’euro.
Lo stesso auspicio di Sapir verso il governo francese vale anche chiaramente per l'Italia...
Per la traduzione completa dell'articolo di Sapir si rimanda e si ringrazia Voci dall'estero
Per la traduzione completa dell'articolo di Sapir si rimanda e si ringrazia Voci dall'estero


